Una settimana con il Nokia Lumia 620

Nokia Lumia 620Grazie a Nokia Italia mi è stata offerta l’opportunità di utilizzare per sette giorni un Nokia Lumia 620, smartphone di fascia medio-bassa della casa finlandese dotato di sistema operativo Windows Phone 8. Da bravo fanatico Apple, benché curiosissimo di provare un prodotto nuovo ed un OS diverso, ero abbastanza scettico rispetto a questa esperienza. Ma ho dovuto presto ricredermi. Il Nokia Lumia 620 è uno smartphone dotato di processore SnapDragon S4 dual-core da 1 GHz, di un sorprendente touch screen capacitivo da 3,8″ con risoluzione 800×480, 16 milioni di colori e tecnologie LCD/ClearBlack, di una decorosa fotocamera da 5 megapixel con flash led e zoom digitale 4x e di tutte quelle robe che da quando esiste l’iPhone sono diventate il minimo indispensabile (A-GPS, sensori di prossimità e di illuminazione ambientale, accelerometro e magnetometro). Ha un design accattivante (con cover colorate intercambiabili) ed il peso e le dimensioni giusti (giusti secondo la mia personale opinione, ché poi ci son persino gli esauriti che adorano quegli orribili padelloni Samsung da millemila pollici), utilizza una batteria rimovibile da 1300mAh che durante i miei stress-test (internet, telefonate, gps, bluetooth, ecc.) mi ha spesso lasciato a piedi a metà pomeriggio, disponde di 8Gb di memoria (espandibili di ulteriori 64Gb mediante MicroSD) e di 7Gb di spazio gratuito su SkyDrive (il cloud di casa Microsoft) e per navigare sfrutta tutta la potenza del fantastico browser Internet Explorer 10 (sì, sto prendendo per il culo) e del motore di ricerca della casa Bing.

Windows Phone 8Trasferire tutti i miei contatti dall’iPhone al Lumia è stata questione di un paio di minuti grazie al bluetooth ed all’app Transfer my Data di Nokia. Altrettanto semplice è stato sincronizzare sul Lumia la musica, le foto, i video ed i podcast contenuti nelle librerie iTunes ed iPhoto del mio iMac, grazie all’app Windows Phone Connector di Microsoft. In pochi attimi, una volta configurati gli account di posta elettronica e dei principali social network e scaricate dallo Store alcune app che utilizzavo già sull’iPhone (Google, YouTube, ilMeteo, Bloomberg, WhatsApp, PagineBianche, Shazam, WordPress, Facebook, Twitter), gestivo il nuovo telefono ed il nuovo sistema operativo come se li possedessi da sempre, senza alcuna necessità di manuali e di istruzioni. Ed è stato davvero divertente organizzare la schermata Start modificando e disponendo le Live Tile (icone ridimensionabili in grado di visualizzare aggiornamenti automatici) fino a trovare una configurazione soddisfacente di tutte le app, le informazioni ed i dati che volevo tenere a portata di mano. Così come è stato semplice ed immediato abituarsi all’originale interfaccia grafica a scorrimento sia verticale che orizzontale applicata al sistema operativo ed alle applicazioni. Più che dignitose le app pre-installate, spettacolari le mappe, grandiosa la possibilità di usufruire gratuitamente di una sottospecie di suite Office e di un navigatore satellitare completo, simpatico il modo social-oriented di gestire i propri contatti e le proprie attività, ottime la ricezione e la qualità delle chiamate e dell’audio, efficiente il multitasking. Sinceramente l’unica cosa di cui ho sentito la mancanza rispetto al mio iPhone é stata l’indicazione della percentuale di carica della batteria sulla barra superiore (circostanza alla quale sono riuscito parzialmente a porre rimedio scaricando l’app Battery Level): per il resto non gli manca davvero nulla rispetto agli attuali smartphone di fascia medio-alta.

Volendo a tutti i costi trovargli dei difetti, direi che il browser integrato non mi fa impazzire (ma sullo Store a breve dovrebbe essere disponibile Firefox), che il pinch-to-zoom (specie sulle fotografie) non è così veloce e fluido come su un iPhone, che la tastiera non è il massimo della comodità, che il volume della suoneria spesso mi si resettava non mantenendo il livello che avevo impostato e che molte delle app disponibili sullo Store non sono ancora all’altezza della situazione (soprattutto se confrontate con le stesse app disponibili per iOS ed Android). Circa la semplicità e la velocità di esecuzione di alcune operazioni, col mio iPhone faccio tutto più rapidamente, ma temo che sia solo una questione di abitudine e che sette giorni siano stati troppo pochi per ambientarsi. Nel momento in cui scrivo il Nokia Lumia 620 ha un prezzo di listino di soli 249€ (ma online si riesce ad acquistare anche per qualche decina di euro in meno) e se io dovessi scegliere tra questo ed uno smartphone con sistema operativo Android appartenente alla fascia di prezzo ricompresa tra i 200 ed i 400 euro non ci penserei due volte: Lumia tutta la vita. Tra l’altro proprio mentre testavo il Lumia 620 veniva presentato il bellissimo Lumia 925… Piacevolissima scoperta il sistema operativo Windows Phone 8 (ma dubito fortemente che apprezzerei il sistema delle Live Tile anche su schermi molto più grandi, tipo quelli di un tablet, di un portatile o di un computer desktop). Da tenere in serissima considerazione.

Riassunto delle vacanze precedenti

CroaziaTanto tempo fa appuntavo su foglietti volanti le cose che mi succedevano e le cazzate che mi venivano in mente, poi una volta a casa riordinavo le idee con calma, le approfondivo, le arricchivo… ed alla fine ne nasceva un post. Oggi, per colpa del microblogging, dei social network e degli smartphone, le cose che mi succedono e le cazzate che mi vengono in mente le riassumo in 140 caratteri e le pubblico in tempo reale. Bruciandole. Privandomi della possibilità di scriverne un articolo. Ottenendo dei feedback che presto si perderanno nella timeline e dimenticherò per sempre. Per fortuna, però, l’ultima volta che sono stato in vacanza in Croazia (per la precisione a Baška Voda, splendido paesino della riviera di Makarska) non avevo una connessione dati, e sono stato costretto ad appuntare sulle Note dell’iPhone una serie di considerazioni.

  • Il mare Adriatico fa cacare, ma solo se ti trovi in Italia;
  • una località in cui la birra costa meno dell’acqua è IL posto in cui vivere;
  • sono d’accordo con chi sostiene che la colazione debba essere il pasto principale della giornata, ma un popolo che appena sveglio consuma wurstel con la senape, uova sode e fette di simil-formaggio, poi spalma sul pane una sorta di spuntì al gusto carne ed insaccati, ecco, quel popolo fornisce un alibi alla profezia dei Maya;
  • il mirtillo selvatico deve essere una sorta di frutto nazionale: ci fanno i succhi di frutta, il gelato, il the (in bustine o freddo in bottiglia), i croissant, lo strudel, gli impacchi, e temo che se lo tirino persino su per il culo quando hanno la febbre;
  • cerchi un ristorante italiano? Evita come la peste quelli che sparano a tutto volume Toto Cutugno ed Eros Ramazzotti. Vuoi una pizza? Benissimo, purché tu sappia che quella cosa rossa sopra può essere qualsiasi cosa, ma non pomodoro;
  • se non riesci ad andare di corpo da giorni, è matematico che lo stimolo arriverà nel punto più lontano da un cesso in cui tu ti sia mai spinto durante l’intera vacanza (e non riuscirò mai a comprendere, benché io abbia grande rispetto per le usanze e le culture altrui, come si faccia a vivere – e sopravvivere – senza il bidet);
  • ma Napoli, esattamente, quanti cazzo di abitanti fa?!?

Migliori frasi, aforismi e citazioni per Facebook e Twitter

Mi dispiace tanto, ma purtroppo non li troverai qui. Però tra qualche tempo, grazie alle statistiche di accesso a questo blog attraverso i motori di ricerca, potrò farmi un’idea di quanti bimbiminkia e poveretti vari non hanno davvero niente da dare e da dire, ma per darsi un tono ricorrono alla saggezza, alla sagacia ed all’intelligenza altrui. Certo, sempre meglio le frasi preconfezionate che le stronzate pubblicate da chi ricopre delle cariche ed ha superato una certa età.

Che tu sia un imprenditore, un manager, un consulente, tieni sempre presente che ora hai un ruolo nel mondo, ed ogni volta che posti qualcosa questo qualcosa influisce sulla immagine generale che il mondo si farà di te (tratto da Vita su Facebook 1: Tu di Mariangela Vaglio)

Il Piano Neve del Comune di Chieti

Non ho avuto il piacere di leggere il Piano Neve 2011/2012 del Comune di Chieti, ma un piano neve, che io sappia, non serve a pulire immediatamente e magicamente l’intera città in caso di nevicate. Né serve a garantire che per ogni singolo cittadino l’intero tragitto dal portone di casa propria fino al bar o all’edicola o al luogo di lavoro sia libero e pulito, con tanto di petali di rosa gentilmente offerti dall’amministrazione comunale.

Un piano neve, che io sappia, serve a programmare l’intervento dei mezzi e degli operai comunali in caso di nevicate ed a stabilire quali siano i compiti e le priorità del Comune e quali quelli dei cittadini. Il Comune ha il compito di sgomberare dalla neve le strade comunali, di pulire gli accessi alle scuole, agli uffici comunali ed ai passaggi comunali di interesse pubblico. I mezzi spartineve e spargisale di solito intervengono quando si siano raggiunti almeno 5 cm di neve. La pulizia delle strade comunali avviene secondo un preciso programma già stabilito, con precedenza per le strade principali e via via per tutte le strade con viabilità minore. Inevitabilmente alcuni cittadini saranno raggiunti più tardi e storceranno il naso. Inevitabilmente, in caso di nevicate particolarmente intense, nonostante il passaggio dei mezzi la neve attecchirà nuovamente sulle strade principali ed il disagio per i residenti in prossimità di strade con viabilità più bassa sarà ancora maggiore.

Un piano neve, che io sappia, generalmente prevede anche dei compiti per i cittadini. In particolare gli automobilisti sono tenuti a dotarsi di catene o pneumatici da neve durante il periodo prescritto ed in caso di nevicate andare in giro con le proprie auto solo in caso di assoluta necessità, non abbandonarle come e dove capita e liberarle dalla neve prima che rimangano sepolte sotto blocchi di ghiaccio; i proprietari di piante che sporgono su suolo pubblico sono tenuti a togliere la neve dai rami; i proprietari o gli amministratori di edifici sono tenuti a rimuovere blocchi di neve o ghiaccio che sporgono sul suolo pubblico, a pulire tratti di marciapiede, vialetti e passaggi pedonali che conducono a cancelli, ad ingressi principali ed a garage.

In generale – all’interno di una comunità ideale – ogni cittadino dovrebbe (purtroppo) avere tantissima pazienza, soprattutto in condizioni particolarmente eccezionali come quelle degli ultimi giorni, e magari rimboccarsi le maniche per collaborare con l’amministrazione comunale e prestare aiuto o soccorso a chi ne avesse bisogno. Ed in caso di reale bisogno o emergenza o pericolo dovrebbe contattare immediatamente il comune o la polizia municipale o le forze dell’ordine, evitando di passare il tempo vomitando sui social network e sulla pagina Facebook del Sindaco la propria insoddisfazione nei confronti del piano neve.

Per le polemiche – soprattutto da parte di chi ha passato gli ultimi giorni come un gufo, sperando che andasse tutto storto per poter poi strumentalizzare il tutto a scopo politico o personale – ci sarà tutto il tempo alla fine dell’emergenza. Per il momento (salvo, come già detto, casi di reale bisogno o emergenza o pericolo) godetevi le scuole chiuse e lo splendore della città innevata, chiudete quel cazzo di Facebook e non rompete i coglioni.

Google+ contro Facebook, ne resterà soltanto uno.

Tessera del TifosoGoogle+ rappresenta l’ennesimo tentativo di Google di creare – attraverso l’integrazione dei suoi strumenti già esistenti all’interno di una piattaforma unica con l’aggiunta di qualche caratteristica inedita – un social network in grado di rubare utenti a Facebook. Google ci aveva già provato con Google Buzz, fallimentare esperimento di microblogging tuttora integrato all’interno di GMail, e con Google Wave, strana piattaforma di comunicazione e collaborazione in tempo reale ormai in fase di dismissione. Google+ però ha ricevuto un’accoglienza decisamente diversa se si considera che in meno di due mesi dal lancio, nonostante una fase iniziale di accesso solo ad inviti, vantava già oltre 25 milioni di utenti. Siamo quindi di fronte al tanto atteso Facebook-killer? Ho i miei fortissimi dubbi.

Tra i pregi vanno sicuramente messe in evidenza una maggiore attenzione alla privacy rispetto a Facebook, l’introduzione delle cerchie di amici che permette di organizzare i propri contatti in base alle relazioni sociali e di conseguenza condividere contenuti con loro in maniera selettiva (idea in realtà rubata a Diaspora ed ai suoi aspetti), la possibilità di organizzare videoritrovi (vere e proprie videochat all’interno delle quali invitare singoli utenti o intere cerchie), nonché l’assenza di poke e di applicazioni idiote bimbominkiesche per mandare baci, fiori, regali virtuali ed inutili collage e montaggi fotografici ipertaggati. Tra i difetti vanno evidenziati il fatto che tantissima gente ti aggiunge a caso senza conoscerti (per ricambiare la cortesia senza tuttavia permettere a chiunque di leggere i cazzi miei sono stato costretto a creare una cerchia apposita chiamata “Chicazzosei?!?“, che in questo preciso istante ospita ben 638 persone), anche se molti sostengono che questo sia un pregio poiché la filosofia alla base di Google+ in realtà sarebbe profondamente diversa da quella alla base di Facebook, la mancanza dei gruppi o delle stanze a tema in cui poter accedere per condividere passioni comuni e la circostanza che anche qui, fatte le dovute scremature, alla fine segui le stesse identiche persone che già segui sugli altri socialcosi, quindi Google+ diventa solo l’ennesimo posto in cui fotocopiare o linkare un post già pubblicato altrove.

Ci sono infine quegli aspetti che sono comuni sia a Google+ che a Facebook, anche se probabilmente il primo è riuscito ad implementarli in maniera più efficace e funzionale avendo avuto il tempo e la possibilità di copiare e migliorare il secondo: ad esempio il tanto pubblicizzato bottone “+1″, che di fatto è il caro vecchio “Mi piace” (Like) di Facebook con l’unica differenza che può influenzare i risultati delle tue ricerche su Google segnalandoti quanti e quali contatti tra le tue connessioni sociali hanno cliccato +1 su quel link; oppure la chat integrata basata su Google Talk e configurabile in base alle cerchie, che è pur sempre una fottutissima chat che se la mantengo sempre spenta su Facebook non vedo perché dovrei accenderla su Google+; inoltre i giochi, introdotti su Google+ da pochissimo tempo perché evidentemente la gente non era disposta a spostarsi da Facebook senza ritrovare le proprie fattorie del cazzo pure di qua; ed infine il profilo, gli album fotografici, la geolocalizzazione e le app per accedere al social network attraverso i più diffusi smartphone.

Nel titolo scrivevo che ne resterà soltanto uno. Io temo che la sfida l’abbia già vinta Facebook sia perché Google+ è arrivato troppo tardi, nonostante le buone idee e la possibilità di integrare tutti gli altri strumenti di Google, sia perché, non appena Facebook copierà a sua volta l’idea delle cerchie e della condivisione selettiva dei contenuti e migliorerà ulteriormente gli aspetti legati alla privacy, non ci saranno davvero più motivi per spostarsi da una piattaforma già avviata alla quale ormai tutti si sono abituati intrecciando relazioni ed a cui privati ed aziende fanno riferimento per pubblicizzare le proprie attività e dare risalto ai propri eventi.