Il ritorno del giovane Sebastian

Se esisteva qualcosa a cui Sebastian non sapesse rinunciare, quella cosa era l’arte pittorica. Approfittando dell’incontro fortuito di qualche giorno prima, il giovane pensò di invitare la dolce Margaret ad una mostra del celebre Teomondo Scrofalo, di cui Sebastian era grande estimatore nonché studioso a tempo perso. C’erano tutti gli ingredienti per un appuntamento a lieto fine: una rosa rossa donata sull’uscio di casa, i frequenti sguardi dolcemente imbarazzati, una pioggerellina primaverile che li teneva stretti sotto lo stesso ombrello, le continue e banali scuse per sfiorarsi le mani mentre tutto ciò che li circondava era come se non esistesse. Giunti nel locale in cui era stata allestita la mostra, Sebastian dimenticò per un attimo Margaret e venne investito da un’onda anomala di emozioni, perso nei reconditi significati di quelle opere che prima di quegli emozionanti istanti aveva potuto ammirare solo sui libri e su internet. Vicino a lui un distinto ed attempato signore, a sua volta immerso in quelle tele come alla ricerca del minimo particolare che potesse fornirgli una diversa chiave di lettura. Sebastian, che ormai conosceva quei capolavori come le proprie tasche, gli si avvicinò.

  • Sa, in quest’opera lo Scrofalo ha voluto mettere in evidenza la vita umana, così effimera ed insignificante di fronte al giudizio divino che un giorno arriverà. Lo si intuisce dai colori di quei corpi aggrovigliati come a voler significare le ramificazioni del destino verso uno stesso punto.
  • No, secondo me il vero significato è esattamente quello che si intuisce da una prima lettura, e cioè che lo Scrofalo era strafatto mentre dipingeva…
  • Non ho parole per esprimere la mia indignazione di fronte ad una tale offesa nei confronti dell’artista e di chi come me ne apprezza le incredibili doti. Quando deciderà di imparare ad andare oltre la pellicola protettiva di un capolavoro, sarò lieto di darle delle lezioni d’arte. Il mio nome è Sebastian.
  • Bel nome di merda. Comunque piacere, il mio nome è Teomondo Scrofalo.

Sebastian rimase in silenzio, tra l’imbarazzo e l’incredulità. Il “maestro” a cui aveva dedicato ore ed ore di appassionato studio era lì, davanti ai suoi occhi. E sembrava una gran testa di cazzo. Eppure il giovane riuscì ad andare oltre l’apparenza, ed analizzando la bizzarra situazione arrivò alla conclusione che il suo artista prediletto lo stesse mettendo alla prova. Prese Margaret per mano e la guidò attraverso la mostra, fornendo spiegazioni su ciò che l’autore voleva trasmettere al mondo. Per tutto il tempo Teomondo li seguì, con sguardo attento ed interessato. Poi si avvicinò alla coppia.

  • Se volete c’è un “pensatoio” appeso qui alla vostra sinistra dove è possibile esprimere commenti sulle opere e fornire suggerimenti all’autore…
  • Sì, in effetti volevo proporle una rivisitazione dell’inferno dantesco – disse Sebastian (*)
  • Che strano, è la stessa cosa che ha scritto quel signore che è appena andato via. Non dirmi che hai sbirciato?
  • Ehm… no… sì… cioè in realtà io l’avevo già pensato, ma non è esattamente quello che intendo. Ci sono delle leggere differenze…
  • Ma quali differenze! Sei proprio un pirla.

Sebastian aveva gli occhi lucidi e le guance rosse come se all’improvviso fossero esplosi tutti i capillari sul suo volto, mentre Margaret non riuscendo a trattenere le risate lasciò la mano del giovane e corse verso la porta, da cui proprio in quel momento stava entrando una buffa signora sulla settantina. La donna, vestita con tuta da ginnastica e scarpe col tacco alto, attirò l’attenzione con il suo passo trascinato e con uno strano ghigno frutto di una dentiera mal incollata. Si guardò intorno schifata ed esclamò ad alta voce:

  • Ma chi l’ha disegnate ’ste cagate? Minchia che roba, non si può guardare. Secondo me ultimamente allo zoo hanno aperto le gabbie…

Sebastian, desideroso di riscatto agli occhi del suo mito, corse da Teomondo e lo avvisò.

  • Maestro, non ci crederà, è entrata una pazza che sta esprimendo commenti sgradevoli sulle sue opere.
  • Ma chi, quella tipa là sotto?
  • Sì.
  • Non ci fare caso, è mia moglie. Lo fa tutti i giorni per sfottermi.

Nemmeno quella era giornata. (continua?)

—-

(*) Siete liberi di leggere il racconto come cazzo vi pare. Anche se non avete la voce impostata, anche se non sapete quando le vocali sono aperte o chiuse. Parlate pure come mangiate. Ma quando leggete "disse Sebàstian" pretendo che venga fuori il Gassman (padre) che c’è in voi. Che altrimenti mi girano troppo i coglioni. Poi magari un giorno vi spiegherò anche il perché. Forse.

7 commenti »
  1. Commento di jaryg, 28 febbraio 2005 @ 21:44

    Ah il maestro Teomondo Scrofalo…era dai tempi di “Drive in” che non lo sentivo nominare. Sotto casa mia qualche hanno fa c’era una pizzeria che aveva un’autentica “copia” di un quadro di Scrofalo, quello raffigurante il vecchio ubriaco con la bottiglia.

  2. Commento di ilallallero, 1 marzo 2005 @ 9:58

    Clap! Clap! Clap! Sipario. (Inizio a vederla bene come una commedia teatrale!) Anche a me Teomondo Scrofalo ha fatto tornare in mente la nostra infanzia con il “drive in”!

  3. Commento di Elmoplita, 1 marzo 2005 @ 10:42

    Vista la complessità dell’opera letteraria devo dedurre che il “pannello dannunziano” ha mietuto vittime illustri: scusa ma non ce la faccio a leggerla tutta! :-)

  4. Commento di Maxime, 1 marzo 2005 @ 20:14

    waaah o.o abbiamo lo stesso nick e un tizio mi ha chiesto di icriverlo al blog fanculizzati, ma io non c’entro niente forse voleva mandare a te quel pvt >.>

  5. Commento di Massimo, 3 marzo 2005 @ 1:16

    Volevo dire “Teomondo Scrofalo, Teomondo Scrofalo, me lo ricondo Teomondo Scrofalo. Drive in!”, ma vedo che l’hanno già scritto tutti, cazzarola…

  6. Commento di Maxime, 8 marzo 2005 @ 21:51

    jaryg, ilallallero e massimo: sì, in effetti ogni riferimento al Teomondo Scrofalo di drive-iniana memoria era puramente voluto. ;)

    Elmoplita: ma almeno hai colto il riferimento?

    Maxime: finalmente ho beccato colei che mi ha fregato il nick costringendomi a registrarmi su Splinder con gli underline ai lati del nome! ;)

  7. Commento di Elmoplita, 13 marzo 2005 @ 16:18

    Il tuo post mi ricorda i “virtuosi della mazza” … però potrei non cogliere sottili allusioni causa forti dolori alla zona lombare a causa dei copiosi “schioffi” con lo snowboard! :-)

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