Archivio del mese di marzo 2005

Ci siamo quasi

Da quando io e mia moglie aspettiamo un bimbo, chiunque già padre apprenda la notizia non sa dirmi altro che “vedrai, ti cambia la vita!”. La curiosità è grande, le domande che mi pongo sono molteplici (sarò un padre responsabile? riuscirò a crescerlo ed educarlo? ce la farò fisicamente, psicologicamente ed economicamente?), poi però penso che un figlio l’hanno avuto cani e porci e mi rincuoro. Ma è questa storia che “ti cambia la vita” che mi fa pensare: mi piaceva l’equilibrio e la tranquillità dell’ultimo periodo e non ho fatto in tempo ad abituarmici che quel test di gravidanza ha deciso di cambiare colore. Eppure non vedo l’ora.

Ma che cazzo vorrà dire quel “ti cambia la vita”, pronunciato sempre con l’atteggiamento da uomo vissuto e col ghigno malefico di chi magari ha passato le pene dell’inferno e adesso per par condicio si augura che le passi anche te? Magari in un figlio troverò nuova spinta e nuove motivazioni per lavorare, organizzerò qualsiasi cosa in funzione delle sue necessità, attenderò con impazienza l’ora di tornare a casa per abbracciarlo, coccolarlo, rincoglionirlo con la parola “papà” che dovrà necessariamente imparare e ripetere prima di “mamma” altrimenti mi incazzo di brutto, e poi cercherò di dormire un po’, tra un pianto e l’altro. Ma per il momento l’unica vita che è cambiata è quella parte del mio corpo sopra i fianchi, perché in un eccesso di solidarietà nei confronti della futura mamma, sono ingrassato come un porco.

Intanto, qualche giorno fa, mia moglie mi ha avvisato che è entrata nel nono mese e che, benché il tempo scadrà ufficialmente verso la fine di aprile, teoricamente il bimbo potrebbe decidere di venire al mondo da un momento all’altro. Panico! Otto mesi fa, all’annuncio della gravidanza, all’emozione ed alla felicità era seguita la riflessione che avrei avuto otto mesi per abituarmi all’idea di diventare papà. Sono letteralmente volati. E sono sempre il solito coglione, casinista, scansafatiche ed immaturo. A questo punto lo spero davvero che “ti cambia la vita”. Che altrimenti sono cazzi amari.

Pasqua con chi vuoi

Dicono che l’italiano medio il Lunedì dell’Angelo (volgarmente detto “Pasquetta”) deve fare a tutti i costi la gita fuori porta e deve sentirsi costretto a divertirsi, subendo senza fiatare le code in autostrada, ingozzandosi al ristorante fino ad esplodere, pagando conti salati che da quando c’è l’euro è tutto un magna-magna, e così via. Pasquetta la schifano tutti. Tutti quelli che tra loro e l’italiano medio c’è un gap culturale incolmabile, ovvio. Eppure a differenza delle altre feste comandate e/o commerciali, nei confronti delle quali generalmente sono il brontolone e l’insoddisfatto numero uno, non sei obbligato ad andare in tournee tra la parentela e sei davvero libero di fare quel cazzo che ti pare. Con chi cazzo ti pare. L’italiano medio fa la gita fuori porta? Tu resta a casa a dormire! Si diverte per forza? Ma annoiati! Fa le code in autostrada? Ma esci a piedi! Si ingozza al ristorante? Ma fatti un bel riso in bianco a casa tua! Paga conti salati? Ma risparmia i tuoi soldi, falli godere al governo ed ai tuoi eredi! Sapete una cosa? Alle volte mi sento fiero di essere un “italiano medio”. E sono felicissimo che lo siano anche le persone che mi fanno stare bene.

Urbani colpisce ancora!

Legge Urbani, approvate le modifiche
24/03/05 – Roma – Dopo lunga, lunghissima attesa sono finalmente state approvate dalla Camera in via definitiva le sospirate modifiche alla Legge Urbani, modifiche contenute nel DDL 3276-B che trasforma la normativa contro il file sharing. Novità assai limitate rispetto a quanto a suo tempo promesso dallo stesso ministro Urbani e successivamente dai suoi colleghi di Governo.
La normativa così modificata prevede le sole sanzioni amministrative per chi si limita a scaricare dalla rete contenuti protetti. Le sanzioni diventano penali se l’utente invece condivide con altri utenti via Internet materiali tutelati dal diritto d’autore.
Va sottolineato che il penale viene attribuito anche alla condivisione che non abbia scopo di lucro oltreché, più ovviamente, a chi condivide a scopo di profitto.
Nei fatti questo significa che l’uso dei principali sistemi di file sharing può inguaiare penalmente l’utente che li utilizzi con contenuti protetti: che si tratti dei software eDonkey o BitTorrent, vale a dire due delle piattaforme più utilizzate, infatti, chi li usa condivide anche quando scarica, un fatto che non ha però condizionato in alcun modo i promotori del provvedimento.
Le modifiche comprendono anche l’oblazione di cui a lungo si è parlato, ovvero la possibilità di pagare un’ammenda e le spese procedurali per estinguere il reato commesso, quello appunto di condivisione. Una misura che non cancella però il reato in quanto tale, destinato a rimanere nel certificato penale del soggetto.
L’oblazione potrà essere effettuata o prima del procedimento o prima del decreto penale di condanna. In questo secondo caso le possibilità di avvalersene sono assai ridotte: non è infatti infrequente che solo quando si riceve la notifica del decreto penale si viene a conoscenza che questo è stato emesso. È dunque arduo capire come o quando una persona accusata di tale reato dovrebbe essere in grado di ricorrere all’oblazione.
Un quadro completo della nuova normativa è stato realizzato dall’avv. Daniele Minotti: Legge Urbani, ecco cosa cambia.
Dell’approvazione della nuova legge Punto Informatico ha potuto parlare con Enzo Mazza della FIMI, la Federazione dell’industria musicale italiana, secondo cui "le modifiche alla legge Urbani come approvate con il recente Decreto legge mettono definitivamente ordine nel sistema sanzionatorio garantendo un meccanismo di deterrenza graduato e che mantiene l’efficacia penale contro le violazioni legate al file sharing".
Secondo Mazza "le iniziative antipirateria online, che stanno continuando anche nel nostro paese, potranno così ricevere nuovo impulso in un contesto di maggiore certezza legislativa".
( Fonte: Punto Informatico )

Abbiamo aspettato un anno fidandoci di promesse che non sono state mantenute. Si continua a legiferare su argomenti che non si conoscono senza dare ascolto ai legittimi dubbi degli esperti del settore, si continua a considerare un reato penale anche il semplice download di un mp3 mediante un programma di file sharing come eMule (visto che i files vengono messi automaticamente in condivisione con gli altri utenti). Ridicola l’idea del "condono": paghi la multa, estingui il reato, ma ti rimane la fedina penale sporca. Anche per un solo fottutissimo mp3! Dove sono Stanca, Cortiana, la Carlucci e tutte le associazioni che in questi lunghi mesi avevano ottenuto rassicurazioni sulla revisione di una legge completamente fuori di testa e di cui Urbani chiese ed ottenne l’approvazione urgente, pur ammettendo che era in parte sbagliata e da rivedere, con la scusa di finanziare il cinema italiano?

Amarcord

Poco fa, ricontrollando i vecchi bookmarks per fare un po’ di pulizia, ho finalmente sfatato quelle leggende metropolitane e chiarito quei dubbi esistenziali che rovinavano il mio sonno ormai da anni. Magari voi altri bastardi sapevate già tutto, da sempre, ma io no. Ebbene:

  • i Prophilax non sono i “San Culamo”;
  • i Prophilax non sono i “Gem Boy”;
  • i Prophilax non sono i “Santa Rita Saccascia”;
  • i Prophilax non sono i “Pizza e fichi”;
  • i Prophilax sono soltanto i Prophilax: non bestemmiano nelle canzoni e scrivono musica di qualità. I “San Culamo” sono solo un gruppo con cui Ceppaflex ha collaborato cantando alcuni brani peraltro non scritti da lui. I “Pizza e fichi” sono un gruppo alternativo di Fabio Pinci ma i musicisti, eccetto lui e Pallazzo, sono tutti diversi.

Gli album completi in formato mp3, con tanto di copertine, testi e curiosità, sono liberamente scaricabili qui. E senza che il ministro Urbani possa fracassarvi le palle. Buon week-end!
( Fonte: sito web ufficiale )

Vota Antonio La Trippa – Parte Seconda

Voi che con leggerezza assicurate il vostro voto a chiunque vi incontri per strada e vi faccia dono del suo santino elettorale, attenzione! Voi che ignari del pericolo partecipate a tutti gli incontri politico-gastronomici presso i ristoranti più in della città, “che tanto cenare gratis alla faccia loro non mi obbliga mica a votarli”, all’erta! Chi stringendovi la mano farcita e strizzandovi l’occhio vi sussurra “ci conto, eh!”, conosce perfettamente dove abitate ed in quale sezione siete chiamati ad esprimere la vostra preferenza e, risultati alla mano, verificherà se siete andati a votare e se quei voti su cui contava sono effettivamente rientrati.

Alle volte la verità, o anche solo una banale scusa del tipo “ mannaggia, l’ho già promesso a mio cugggino!”, può salvare un’amicizia. E ve lo dice uno che ha assistito a faide famigliari scatenate dalla circostanza che non erano rientrati nemmeno i voti della moglie e del figlio. Se poi si considera che in una cittadina come Chieti, se per assurdo ci fosse un’affluenza del 100% ed una percentuale di schede non valide dello 0%, dato il numero elevatissimo di aspiranti consiglieri comunali ci sarebbero mediamente solo 79 voti a testa, beh, vi assicuro che le amicizie e le famiglie rovinate saranno tante.

Nel frattempo mi diverto a leggere i motti sui manifesti e ad ascoltare le promesse ed i pettegolezzi che i vari candidati, al di là di quelli che sono i propri programmi ufficiali, vanno distribuendo casa per casa: ti porteremo il gas, asfalteremo ed illumineremo la strada che porta a casa tua, sistemeremo tuo figlio, renderemo edificabili i terreni di tua proprietà, e così via. Mentre gli elettori più furbi ed intraprendenti, specie dalle zone periferiche in cui non hanno conoscenti o amici in politica, si presentano presso i comitati elettorali ed esordiscono dicendo: “je pozz gistì na trendìn di vùt tra la famija mè e tutta la cuntràd… vù che mme dèt?!?” (trad.: io posso gestire una trentina di voti tra la mia famiglia e tutta la contrada… voi che mi date?)

Il rosso e il nero

Su questo blog ho sempre cercato di evitare gli argomenti “politici”, quelli cioè che possono essere visti, raccontati e strumentalizzati attraverso chiavi di lettura diametralmente opposte, senza che una verità indipendente, provata ed evidente possa chiudere la bocca a chi non perde occasione per tirare l’acqua al suo mulino. Lo faccio perché il mio punto di vista potrebbe avvicinarmi alle ideologie di qualche partito col quale, però, non ho (e non voglio avere) nulla a che fare.

Quando ero piccolo, vidi grossi manifesti per la città con un gigantesco “NO” su missili e bombe atomiche e decisi che da grande sarei stato un comunista. Appena maggiorenne, quando cioè iniziavo a vedere la politica esattamente come il tifo per una squadra di calcio piuttosto che per un’altra, votai Alleanza Nazionale, alla quale riconobbi il pregio di portare avanti ideologie di destra pur distaccandosi nettamente dal fascismo. Ma, più probabilmente, scelsi quel partito perché era fortemente odiato da chi (per scelta e non per necessità) veniva a scuola con stracci vecchi, magliette rosse col faccione di Che Guevara (che, a dir la verità, non conoscendone ancora la storia confondevo per uno stilista fighetto di sinistra), barba incolta e sciarpa da fedayn al collo. Dopo un’iniziale interesse per la politica, mi resi conto crescendo che non mi sbagliavo: tra la militanza politica ed il tifo calcistico non c’è nessuna differenza. Ed a volte si arriva ad abbracciare e sostenere un certo schieramento solo grazie ad influenze esterne e casi fortuiti, ignorandone completamente la storia e le idee.

Ad esempio io iniziai a simpatizzare per la Juventus a sei anni, quando in prima elementare si cominciava a parlare di calcio, ma solo perché quell’anno la Vecchia Signora vinceva sempre. Mia sorella cambiava idea in continuazione seguendo chi le stava simpatico: iniziò a tifare Fiorentina influenzata da mio padre, poi sotto il ricatto dei miei giocattoli la convinsi a tifare Juve, infine bisticciammo e diventò definitivamente milanista, sapendo che quella squadra mi stava troppo sui coglioni. Così è la politica. Ho visto gente sputare sul proprio passato e passare inspiegabilmente da una sponda all’altra con la promessa di incarichi di prestigio, amici andare fuori di testa e cambiare improvvisamente stile di vita come se fossero stati ipnotizzati da qualche setta satanica, personaggi faziosi e convinti andare contro gli interessi della propria città pur di mettere i bastoni tra le ruote ai loro avversari. Per questo declino volentieri l’invito a schierarmi, che qualcuno più volte mi ha rivolto in questa ed in altre sedi. Per questo mi trovo d’accordo con Gaspar Torriero quando scrive che oggi occorre “essere all’opposizione sempre, per principio” e che “il ricambio al potere non è la soluzione”, ma a condizione che opposizione venga intesa come controllo serio, obiettivo ed incondizionato sull’attività della maggioranza, e non boicottaggio ed ostruzione aprioristica.

Oggi però la politica è un modo come un altro per sistemarsi, la scusa per ottenere giorni di ferie retribuiti causa campagna elettorale, un metodo facile e veloce per guadagnare un riavvicinamento del posto di lavoro alla propria località di residenza, una voce in più da aggiungere al curriculum, il mezzo per saziare i propri istinti di esibizionismo, successo e potere. Se vinci, hai buone possibilità di sederti a tavola e di mangiare una fetta di torta (ma devi scendere a compromessi coi “burattinai” ed entrare a far parte di quei giochi di potere difficilmente giustificabili all’elettorato). Se perdi, sei istituzionalmente costretto a sostenere sempre il contrario delle tesi di chi ha vinto, ostruendolo anche in quei rari casi in cui si stia decidendo qualcosa di buono per la collettività. A chi mi accusa di rimanere comodamente seduto nel mezzo, assicuro che la mia non è ipocrisia né falsità, ma più semplicemente protesta nei confronti di un modo di fare che mi fa schifo e che vedo quotidianamente mettere in pratica da parte di squallida e variopinta gentaglia locale che ha sempre privilegiato il pettegolezzo, la diffamazione ed il disfattismo rispetto alla stesura di un programma politico ed all’impegno concreto per la sua realizzazione. Se poi credete di potermi giudicare ed etichettare come fascista o comunista a seconda di come io la pensi su guerra e pace, vino e birra, Berlusconi e Prodi, pizza e pesce, beh, accomodatevi.