Archivio del mese di novembre 2005

Piccole pesti crescono

Ci sono neonati talmente calmi da risultare mosci. Non reagiscono agli stimoli esterni, muovono poco le gambe e le braccia, si incantano davanti alla televisione e capisci che hanno sorriso solo dopo un’approfondito studio al microscopio delle loro contrazioni facciali. Mangiano, ruttano, cagano e dormono, e sembrano costantemente strafatti di bromuro. Se possibile, un genitore desidera un bambino che sia un po’ più vivace rispetto a quelli appena descritti. E così io, prima che nascesse mio figlio. La giornata tipo di Davide, ormai giunto alla veneranda età di quasi sette mesi, inizia alle cinque del mattino, ora in cui inizia a gattonare nel lettino emettendo rumorosi richiami all’indirizzo dei suoi genitori, colpevoli di essere perennemente distrutti e di necessitare di almeno sei ore di sonno. Dopo un veloce scambio di amorevoli torture tra me e mia moglie per mettersi d’accordo su chi debba alzarsi per andare ad “assistere” il pupo, uno dei due va a prenderlo e lo porta nel lettone, nella speranza di riuscire ad elemosinargli altri preziosi minuti di riposo: invece Davide, per ringraziarci di averlo condotto nel suo parco giochi preferito, inizia a ridere come un pazzo mentre rotola, salta, tira i capelli alla madre ed i cazzotti in faccia al padre (che di capelli ne ha ormai pochi).

Con un occhio aperto e l’altro chiuso, finalmente ci alziamo e, tentando invano di evitare mobili e porte, ci prepariamo a turno per andare ad affrontare un’altra giornata di lavoro. Incredibilmente, mentre noi siamo via, Davide fa l’angioletto coi nonni. La qual cosa, oltre a farmi incazzare, mi fa seriamente temere che ci abbia scambiato per una PlayStation, e non per i suoi genitori. La sera, dopo aver sbranato la pappa, pretende di saltarmi sulla pancia, di prendere e buttare a terra i telecomandi, di tirarmi le orecchie, di guardarsi allo specchio salutandosi con la manina, di strappare in mille pezzi riviste e quotidiani, di torturare tutti i suoi giocattoli dentro al box e di demolire mezza casa correndo sul girello. E devi stargli dietro, ché altrimenti prende e butta a terra tutto ciò che si trova alla sua altezza. Tra l’altro il furbone conosce già a memoria la casa e se ad esempio chiudo la porta tra il salotto e la cucina, lui attende la mia minima distrazione e con passo felpato arriva ugualmente in cucina facendo il giro dal corridoio: e non finisce qui, perché prima di entrare si sporge lentamente per controllare che non ci sia nessuno e poi di scatto si tuffa sul mobiletto dove ci sono i vasetti di omogeneizzato. E se la mamma lo scopre, scoppia a ridere e scappa! Conosco bambini che crollano subito dopo aver mangiato, e si svegliano la mattina successiva. Davide invece lo devi stancare fino a quando non si esaurisce la carica delle Duracell, anche se il più delle volte crolliamo prima noi di lui. Una sera quando si è stropicciato gli occhi in segno di stanchezza, mia moglie ha stappato una bottiglia di spumante, di quello buono. Dicevamo: ci sono neonati talmente calmi da risultare mosci… Averne!!!

Professione: pubblico

Ho letto in giro diversi post scandalizzati per la fila umana, con tanto di numeretti autoprodotti per far rispettare l’ordine di arrivo, che si è formata davanti al Tribunale di Torino in occasione delle udienze del processo d’appello ad Anna Maria Franzoni. Un delitto, quello di Cogne, divenuto l’ennesimo reality show con i suoi casting, le sue code, il suo pubblico idiota che, costi quel che costi, deve assolutamente entrare nell’inquadratura della telecamera per dare il suo indispensabile contributo: fare “ciao” con la mano. Ed essendoci di mezzo la morte di un bambino, la vicenda ha assunto toni più squallidi che mai. Eppure la colpa di tutto questo è solo parzialmente di chi stava in fila, perché sarebbe bastato non dare risalto mediatico all’episodio. Purtroppo siamo schiavi di un elettrodomestico che riesce a trasmetterci solo questo tipo di valori e, piuttosto che pensare allo studio, alla cultura, al lavoro (quello duro) ed alla famiglia, buttiamo soldi nel SuperEnalotto in attesa di un’improbabile “svolta”, ci trombiamo il tipo con le conoscenze per diventare modelle o veline, e ci piazziamo davanti ai cancelli di Cinecittà per tentare di assistere a qualche trasmissione televisiva (non conta quale: l’importante è che vada in onda, ché fa curriculum).

I quotidiani più letti sono quelli sportivi, le riviste più vendute sono quelle di gossip, non abbiamo accesso ad informazioni di prima mano ma siamo costretti ad ascoltare e leggere notizie che qualcun altro ha scremato ed interpretato per noi, i telegiornali sono diventati dei contenitori di spot e stronzate: il grande freddo, le curiosità dal mondo, la prova su strada della nuova Ferrari, il backstage del culendario 2006 di Elena Santarelli, le sfilate di moda, vip che si accoppiano e si scoppiano tra loro (videochiamami!), storie e scandali delle varie famiglie reali, il nuovo film di Harry Potter, il calcio e, immancabile, la marchetta a qualche trasmissione televisiva della stessa rete. Ovvio che poi la massima aspirazione dell’italiano medio sia quella di passare un pomeriggio dentro gli studi di Buona Domenica, a caccia dell’autografo di Diego Conte o di Platinette. Ovvio che le puntate più seguite di “Porta a porta” e “Matrix” siano quelle dedicate a “L’isola dei famosi” ed a “La Talpa”. Ovvio che i blog più letti siano quelli cosiddetti televisivi. Ovvio che quando qualcuno sostiene di non guardare o di non possedere affatto la televisione non riesca a convincere nemmeno se stesso. Ci scandalizziamo per la fila davanti al Tribunale di Torino… ma di quei folli che fanno il “pubblico” durante l’estrazione dei numeri del Lotto della ruota di Roma, ne vogliamo parlare?!?

Record mondiale di fuffologia

Dal commercialista:

  • “Puoi usufruire della famosa legge con cui si può abbattere il comesichiama cosando col fattapposta, e compagnia bella…”
  • “Ah, certo. Celeberrima quella legge.”

Davide contro Golia

Davide contro Golia

Parallelismi

Certe volte hai qualcosa da dire ma non riesci ad esprimere il concetto nel modo migliore, o magari nel bel mezzo del ragionamento dimentichi quei passaggi che non ti permettono di dimostrare dove cazzo volevi andare a parare. E continui a girarci intorno fino a quando non ti esplode il cervello. Un po’ come quando sei in bagno e non riesci ad espellere uno stronzo nella sua interezza: magari diventi paonazzo per lo sforzo, ma di troncarlo a metà non se ne parla.

Memories Backup v2.0

(leggi la v1.o clickando qui) I primi tre manuali delle Giovani Marmotte ed il manuale di Paperinik, la penna replay con la gomma sul cappuccio che non cancellava un cazzo ma in compenso macchiava tutto il foglio, il rumore della cicala quando le infilavi un ago di pino nel culo, gli appostamenti per cercare di sgamare Babbo Natale, la guerra per accaparrarsi una delle dieci copie di Zzap! che venivano distribuite in maniera casuale nelle edicole della città, il topolino che mi portava 200 lire per ogni dentino che mi cadeva e che lasciavo sul davanzale, la Bic che veniva svuotata ed utilizzata come cerbottana per sputare palline di carta masticata, il piccolo chimico e l’allegro chirurgo, i filmini fatti con la cinepresa che ogni volta per vederli ci voleva minimo mezz’ora solo per sistemare il telo, il proiettore e le bobine, il poster di Platinì allegato al Guerin Sportivo, l’olandesina e le figurine di Mira Lanza, il gioco del “torello” durante la ricreazione utilizzando come palla la carta stagnola dei panini, il dito sempre pronto sul tasto REC del radiolone nero per registrare su audiocassetta i brani preferiti (con la speranza che lo speaker finisse subito le dediche e non parlasse troppo sopra le canzoni), la racchetta da tennis Maxima di legno, i colori a spirito Carioca e le inutili penne colorate dai profumi nauseanti, le sfide incazzate al calcio balilla della “saletta”, i capelli di Cesare Ragazzi, le ore perse a comporre sugli odiosi telefoni della SIP il numero della trasmissione di Raffaella Carrà per cercare di prendere la linea e provare ad indovinare il numero dei fagioli nel contenitore, la caccia alle lucertole per dimostrare che la coda continuava a muoversi anche quando la staccavi, le feste in cui il deejay non esisteva e ognuno portava qualche disco (anche se alla fine girava a ripetizione sempre e solo la colonna sonora de “Il tempo delle mele”, mentre qualcuno spegneva le luci ed i genitori facevano finta di non vedere), il pranzo domenicale dai nonni che si concludeva sempre col vassoio di “pastarelle”, lo schiacciapensieri che era l’oggetto dei sogni più di quanto lo siano oggi l’iPod e la PSP, l’orologio al quarzo del marocchino che il settimo giorno non dava più segni di vita (ecco dove si sono ispirati gli autori del film The Ring!), i poster del “Corriere dei Piccoli” ed i gadget di “Più”, l’armadio del mio amico Giuseppe che avevo paura ad entrarci perché ti trasportava in un’altra dimensione, la gita a San Marino ed all’Italia in miniatura, la pista Polistil, le compilation BimboMix, la Grappa Bocchino Sigillo Nero di Mike Bongiorno ed il Cynar di Ernesto Calindri, il cassetto della cattedra sempre pieno di giochi e figurine sequestrati dalla maestra, le espadrillas ed i pantaloni alla zuava, l’amico di mio padre che mi faceva incazzare infilando il suo pollice tra l’indice ed il medio e dicendo di avermi rubato il naso, il gioco della bottiglia (obbligo o verità?), le sorprese delle merendine del Mulino Bianco, i gelati Eldorado, le buste sorpresa dell’edicola che per 500 lire ti riempivano di cazzate, le ginocchia perennemente sbucciate provando acrobazie improbabili con la BMX, il Sapientino ed il Grillo Parlante, le caramelle Zigulì ed i chewing gum a forma di spinaci di Braccio di ferro, il “carbone” dentro la calza della Befana che alla fine non te ne fregava un cazzo se eri stato cattivo… (continua?)