Archivio del mese di dicembre 2005

Videochiamateci!

Gli altri non possono saperlo perché a quest’ora saranno già in viaggio o magari sotto la doccia a farsi belli, ma ho attivato un numero di cellulare dove potrete chiamarci (o, meglio ancora, videochiamarci) durante il blog-raduno. Il videofonino sarà acceso dalle 21 in poi, nella speranza che all’interno del locale ci sia copertura. In attesa di ricevere telefonate interessanti e soprattutto non anonime che magari ci diano lo spunto per una sorta di live-video-blogging (quanto so’ web 2.0!), eccovi il numero: xxx-xxxxxxx. A più tardi!

[Update: numero rimosso ed in fase di disattivazione. Si ringraziano tutti coloro che hanno telefonato o mandato sms]

[Update 2: il reportage ufficiale del raduno l'ha scritto Illogica]

Blog-raduno di fine anno

Dove: locale top-secret di Chieti.
Quando: giovedì 29 dicembre ore 21,00.
Chi: chiunque, possessore/lettore di blog ed amante del rutto libero, si trovi nei paraggi e non abbia di meglio da fare.
Perché: non è che stiamo qui a giustificare ogni cosa che facciamo, eh! che cazzo di gente…
Come: adesioni esclusivamente via email (prima icona in alto a sinistra nella colonna laterale di questo blog) entro mercoledì 28, possibilmente portate con voi un amico astemio e patentato
Copyright: questo post è rilasciato sotto licenza creative commons (quanto so’ fico) quindi i partecipanti sono liberi di copiarlo ed incollarlo sul proprio blog, ma se non citano la fonte Babbo Bastardo cagherà loro nel comignolo.
Avvertenze: la direzione si riserva la possibilità di selezionare i partecipanti all’ingresso.

[Update: fino a questo momento hanno confermato la loro presenza Ilallallero, Illogica, Giovy, Arcadi, Insane Soul, Enrico e Marsettantuno]

Tanto ci rivediamo sicuramente

Giuro che ci sto provando, a sentire lo spirito natalizio. Ho persino “acquistato” gli mp3 di tutti i classici di Natale, e ce l’ho in loop da due giorni. Invano. Sarà che non riesco a spiegarmi tutta questa felicità forzata, le spese folli ed inutili per addobbi e pensierini, i veri e propri tour de force tra le abitazioni dei parenti, le strette di mano per la strada con i relativi “se non ci rivediamo, tanti auguri di buone feste” (ma di quali fottutissime feste state parlando, che Natale e Capodanno cadono di domenica?), le tombolate ed i giochi di carte coi nipotini, il finto sorriso di soddisfazione nello scartare i pacchetti di roba che “giuro, mi serviva proprio“, le indigestioni di torrone e di pandoro col mascarpone fresco (fanculo i canditi del panettone e chi li ha inventati), i pacchi pieni di cazzate che se le compravi singolarmente a novembre ti costavano due soldi mentre sistemate col cellophane in una cesta a dicembre costano cinque volte tanto (però vuoi mettere: ci trovi dentro il ricercatissimo caviale supremo della Papuasia orientale o l’esclusiva bottiglia di Vadaviailcul del ‘68!), i giornalisti che filtrano con cura le notizie facendo finta che il seme della follia sia in ferie. Ricordiamoci che stiamo onorando la ricorrenza della nascita di Gesù, uno che per colpa della televisione viene spesso confuso con Babbo Natale. Di solito quando una persona normale festeggia il compleanno, se ti conosce ti invita, e poi tu gli porti il regalo e mangi, bevi e balli alla sua salute. O al massimo gli si organizza una festa a sorpresa. Ma dove cazzo s’è visto mai che sotto un albero illuminato ci si debbano scambiare auguri e regali tra gli invitati, mentre magari il povero festeggiato per dare un calcio alla noia moltiplica le patatine e la Coca Cola o va a farsi quattro passi da solo sulla piscina? Buon Natale, va.

Angeli e demoni

Mi dicevano “vedrai che quando anche tu sarai padre capirai tante cose e comprenderai le ragioni dei tuoi genitori“. Ed in effetti quanto mi dicevano è la pura verità, ché se fino ad oggi potevo soltanto ipotizzare stupide imposizioni e nemmeno tanto velati tentativi di influenzare le mie scelte, adesso ne ho definitivamente le prove. Che dire di quando avrei voluto iscrivermi ad un istituto tecnico, ma poi per magia sono finito al liceo? O di quando avevo deciso di frequentare la facoltà di informatica, secondo la mia forte predisposizione e passione, ma mi sono ritrovato in cima ad una montagna sfigata sopra L’Aquila per (tentare invano di) diventare un ingegnere edile?

Durante questi miei primi 32 anni di vita ho costantemente avuto la sensazione di ospitare sulla spalla destra un angioletto bianco e su quella sinistra un diavoletto rosso: il diavoletto mi diceva “manda a cagare tutti, segui il tuo istinto, fai ciò per cui sei più portato“, mentre l’angioletto ribatteva in dialetto “nen perd lu temb nghè ’sse cazzat (trad.: non perdere tempo con queste cazzate), ascolta i tuoi genitori!“. Da bravo cattolico ho sempre dato retta all’angioletto, relegando le mie vere passioni a semplici hobby che coltivo nel tempo libero. Ma mentre il diavoletto continuava a provocarmi e stimolarmi affinché io potessi finalmente sentirmi realizzato, non ricevevo dall’angioletto segnali di entusiasmo né alcuna soddisfazione a seguito di mie iniziative o attività extra-lavorative: al massimo uno sguardo serioso ed un giudizio polemico, perché tutto ciò che esula dal lavoro fa solo “perd lu temb“.

Ed anche sul lavoro l’angioletto non ha mai riconosciuto i miei meriti, mettendomi costantemente alla prova e dandomi l’asfissiante sensazione di aver raggiunto quei traguardi solo ed esclusivamente grazie a qualcun altro. Inoltre, da quando è nato Davide, traggo da certi suoi consigli spassionati dei giudizi negativi sulla mia capacità di essere un buon padre. Ed ogni volta che il diavoletto interviene per difendermi, si sente dall’altra spalla un disco incantato che ripete “nen perd lu temb“. Poco fa, durante l’ennesimo litigio tra i due sgraditi ospiti delle mie spalle, ho preso dell’acqua e gliel’ho tirata addosso: il bianco dell’angioletto è stinto in rosso, ed il rosso del diavoletto in bianco. Vistisi scoperti, i due sono volati via per poi sparire nel nulla. Ma non prima di dirmi “se non ci rivediamo, Buon Natale!” e “nen perd lu temb!” Dottoressa, è grave?

Cinque tue strane abitudini

Ricevo da calzinospaiato il testimone dell’ennesima catena di Sant’Antonio che ovviamente farò morire qui, attirandomi tutta la sfiga di questo mondo.

Regolamento: Il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo “Cinque tue strane abitudini”, e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice “Sei stato scelto” (ammesso che accettino commenti) e ditegli di leggere il vostro.

Il regolamento l’ha chiaramente scritto Topo Gigio (e senza l’aiuto del Mago Zurlì).
Dunque:

  1. controllo in continuazione gli interruttori delle luci di casa mia affinché si trovino tutti nello stesso verso (possibilmente con la parte superiore schiacciata);
  2. aggiorno in continuazione ogni singolo programma e driver che ho sul pc, anche se la nuova versione magari contiene solo una virgola corretta rispetto a quella precedente (e dopo ogni singolo aggiornamento resetto e pulisco il registro);
  3. la carta igienica nel porta-rotolo deve avere lo strappo rivolto verso l’esterno;
  4. se vado a casa di un amico e vedo un pc, pretendo di accenderlo per controllare se ci sono l’antivirus ed il firewall, e spesso e volentieri disinstallo mezzo mondo per poi installare i programmi che porto sempre dietro sulla fida chiavetta usb;
  5. quando ero piccolo mi addormentavo solo col rumore fisso e fastidioso del monoscopio che la RAI trasmetteva al termine della programmazione.

P.S.: con la prossima catena vi ci impicco. ;)

Ma Guariniello sarà mica torinista?

Premessa: tutto ciò che state per leggere è pura fuffa, e come tale va presa in considerazione. Pur essendo io un semplice simpatizzante della Juventus (tifoso lo sono solo della squadra della mia città), sinceramente è brutto sentirsi continuamente definire “ladri” e “drogati” da tutti gli anti-juventini del pianeta. Ed è ancora più brutta la tendenza di certi giornalisti che tra moviole e movioloni devono sempre e comunque metterti il dubbio che anche una partita vinta con pieno merito per 4 a 0 poteva avere un risultato diverso se l’arbitro avesse visto questo e se il guardalinee avesse segnalato quello. Ed il tifoso juventino non ha mai il diritto di festeggiare un trofeo, ché quella Coppa dei Campioni la dovrebbero annullare per rispetto ai morti dell’Heysel, quello scudetto è stato rubato all’Inter perché c’era il rigore su Ronaldo e tutto il resto è stato vinto solo perché i giocatori si dopavano o gli arbitri ricevevano regali da Agnelli (senza che però nessuno abbia mai fornito le prove di tali pesanti insinuazioni).

Poi se il Milan vince uno scudetto a dir poco immeritato mentre casualmente il Presidente della Lega è Galliani, beh, si fa finta di niente o al massimo si parla di qualche leggerissima botta di culo. Faccio l’esempio del Milan perché da simpatizzante atipico non me ne frega niente di Torino, Fiorentina e Inter (odiatissimi dai veri tifosi juventini, anche se odiare queste tre squadre è un po’ come sparare sulla Croce Rossa), mentre nutro una profonda antipatia per i colori rossoneri, antipatia derivante probabilmente dalla circostanza che tutti i milanisti che conosco quando vincono escono con la macchina strombazzante e passano sotto casa tua a sfotterti, mentre quando perdono spariscono per una settimana e se per sbaglio li incontri ti dicono che è da un po’ che non seguono più il calcio. Che rimanga tra noi, ma dopo l’ultima finale di Champions League stavo per uscire nudo ad esultare sul balcone di casa e mi ha dovuto bloccare mia moglie, sebbene tra Milan e Liverpool sinceramente non sapevo chi gufare prima. Ma torniamo al titolo di questo post: per commentare la sentenza del processo d’appello che vedeva imputati Antonio Giraudo e Riccardo Agricola (e quindi la Juventus), non posso non riportare il commento di Giorgio Tosatti pubblicato sul Corriere della Sera:

Ma chi li ripagherà di tutto quel fango?

Avendo espresso forti perplessità sulla sentenza di primo grado, considero questa abbastanza scontata. Non capivo come il giudice unico Casalbore avesse potuto disgiungere le posizioni di Giraudo e Agricola, come avesse condannato il secondo non su prove concrete ma in base a una perizia di un esperto espressosi in modo difforme in altri due processi.

Negli anni in cui la Juve veniva accusata di aver somministrato l’epo, di aver fatto un uso illecito di farmaci consentiti e di frode sportiva, nessuno dei tanti controlli cui eran stati sottoposti i suoi giocatori avevano dato esito positivo. La stessa commissione del Coni sollecitata da Agricola a giudicarlo l’aveva assolto. Su quale base giuridica poteva essere invece, condannato? Evidentemente i tre giudici d’appello (noti per la loro levatura professionale) sono stati ancora più severi, facendo letteralmente a pezzi le tesi dell’accusa. Bocciata per clamorosi errori di diritto (l’inapplicabilità della frode sportiva al caso in questione, per esempio) e di merito (nulla prova la somministrazione di epo).

Ricordando la «catilinaria» di Guariniello contro Giraudo, la determinazione feroce con cui ha cercato di far condannare la Juve in base a teoremi assai arditi, questa sentenza pienamente assolutoria fa riflettere su diverse questioni. La pervicacia con cui la procura e Guariniello, in particolare, hanno condotto una battaglia sfociata quasi in una battaglia personale più che una doverosa ma equilibrata ricerca della verità. Il modo in cui si sono trascurati e nel primo processo e nelle richieste relative al secondo, le ragioni degli imputati.

Eppure non dovevano essere di poco conto se i giudici le hanno accolte in toto, comminando solo una multa di 2 mila euro a Giraudo per violazione della legge sulla sicurezza nei posti di lavoro. Quanto è costato questo accanimento giudiziario protrattosi per anni? Chi ripagherà gli imputati, chi ha lavorato con loro (a cominciare dal c.t. Lippi), la Juve, lo stesso calcio italiano dalle tonnellate di fango piovutegli addosso per un procedimento e una sentenza sbagliati?

È confortante che vi siano ancora giudici sereni e rispettosi del diritto, ma procure e pubblici ministeri non dovrebbero farsi guidare un po’ meno dalla passione, dalla voglia di porsi al centro del sistema (a danno della politica, del sistema bancario, ecc.) e un po’ di più dalla sostanza delle leggi? Il tribunale di Torino non cancella gli insulti, le offese, i cori, le migliaia di articoli diffamatori di cui sono stati fatto oggetto la Juve ed i suoi. Ma restituisce l’onore così malevolmente compromesso e la fierezza delle vittorie conquistate.

Lippi potrà affrontare serenamente il Mondiale, Giraudo e la dirigenza decidere il proprio futuro con un altro peso contrattuale, Federcalcio e Coni chiudere una pratica sgradevole dedicandosi con sempre maggior impegno alla lotta antidoping, quello vero, non quello virtuale.

Giorgio Tosatti

E non posso non concludere: rosicate gente, rosicate.