Archivio del mese di gennaio 2006
Quando la mattina esco di casa e monto velocemente in macchina mentre la temperatura esterna è di circa tre gradi, il tempo necessario al sedile termico ed al climatizzatore per raggiungere una temperatura soddisfacente si aggira intorno ai cinque minuti. Peccato che in quattro minuti e mezzo sono già al lavoro. (poco male, se ripenso a chi sosteneva che “è meglio un culo gelato che un gelato nel culo”)
Quando durante i miei giri di lavoro mi metto in religiosa fila alle poste, al catasto o in banca, per fortuna non sono più soggetto a quella fastidiosa sensazione che la fila accanto vada più veloce della mia, visto che da un po’ di tempo hanno introdotto la fila unica o addirittura i biglietti numerati, proprio come al banco degli affettati del supermercato. Peccato che io ora abbia una nuova spiacevole impressione, cioè di essere sempre l’ultimo di una fila interminabile di persone che dietro di me non continua ad allungarsi, in modo tale che quando finalmente sarà il mio turno l’ufficio sarà vuoto ed il primo pirla che entrerà verrà servito senza attesa. (poco male, se ripenso a chi aveva detto che “gli ultimi saranno i primi” ma io non gli ho mai voluto credere)
Quando la sera torno a casa stanco morto nella speranza di trovare un parcheggio e di mettere qualcosa sotto i denti nel minor tempo possibile, magari vedo dei posti liberi a 200 metri da casa e allora mi scatta quel meccanismo psicologico malato che mi porta ad immaginare che se ci sono posti liberi a 200 metri allora è probabile che ce ne siano degli altri ancora più vicini: tanto, malissimo che dovesse andare, torno a parcheggiare là. Peccato che finisco sempre per parcheggiare ai confini della realtà, e sotto i denti ci metto i miei coglioni. (poco male, se ripenso a tutte le volte che senza indugi parcheggio a 200 metri e poi puntualmente c’è un posto libero davanti al portone di casa)
Scritto da Maxime il 13 gennaio 2006
Generale | 16 Commenti |
Vota
Ho già citato in passato quella categoria di genitori che quasi a volersi vendicare di tutto ciò che i propri figli gli hanno fatto passare nella fase neonatale, godono nel dipingere scenari tragici a chi genitore lo sta per diventare o lo è solo da poco tempo. Un terrorismo psicologico che inizia con i “vedrai, un bambino ti cambia la vita”, prosegue con “adesso tutti ti allontaneranno e potrai frequentare solo amici che hanno figli a loro volta” e termina, in maniera bastardamente studiata, con l’illusione che il periodo più difficile sarà limitato nel tempo.
Il giorno che Davide è venuto alla luce, mi hanno detto che passata la prima settimana per abituarsi alla nuova presenza ed alle sue esigenze, poi sarebbe stata una passeggiata. Dopo una settimana mi è stato rivelato che la situazione si sarebbe stabilizzata in un mesetto. Dopo un mese, ho ricevuto il consiglio di pazientare per almeno tre o quattro mesi. Oggi che Davide ha otto mesi, mi rincuorano dicendo che il peggio è quasi passato, però bisogna aspettare fino ad un anno. E già iniziano a ridere sotto i baffi preparandosi alla rivelazione finale, cioè che quello che ho passato fino ad ora non è nulla in confronto a ciò che verrà dopo. Come se non lo sapessi già. Che poi quando ti vengono a trovare o ti telefonano per salutarti, anche quelli che i figli non ce l’hanno si trasformano in dispensatori di consigli per crescere tuo figlio nel migliore dei modi ed hanno sempre pronto il “rimedio della nonna” adatto a risolvere ogni problema. E la cosa non mi dispiacerebbe affatto, se solo le scuole di pensiero non fossero così numerose e diametralmente opposte e se a volte non si mescolassero addirittura con qualche leggenda metropolitana.
Ad esempio: girello sì o girello no? Gli anziani sono fermamente convinti del fatto che faccia male alle gambe, la scienza assicura che da test effettuati è risultato che i bambini abituati ad andare sul girello non subiscono alcun trauma articolare ma semplicemente raggiungono l’equilibrio più tardi, alcuni genitori temono che mettendolo sul girello poi il loro bebè non gattonerà saltando questa indispensabile tappa per una crescita corretta, infine gli psicologi sostengono che un bambino che gattona bene si alza in piedi più tardi perché gattonando riesce già a spostarsi e ad avere la sua indipendenza motoria. Per fortuna Davide vive nella “casa delle libertà” e fa un po’ come cazzo gli pare…
Scritto da Maxime il 11 gennaio 2006
Osama Bin Davide | 20 Commenti |
Vota
Per quanto io sia il primo a sostenere l’importanza di tali figure soprattutto nei momenti di immediato bisogno, delle volte ho l’impressione che certi pediatri e medici generici servano solo ad associare (molto spesso tirando ad indovinare) ai sintomi di un malessere il corretto medicinale per curarlo, a compilare la relativa ricetta ed a preparare l’impegnativa per l’esame a cui sottoporsi nel caso in cui il malessere richieda un accertamento più approfondito. Gli stessi consigli che mi può dare un “medico di famiglia” telefonicamente e senza visitarmi li trovo tranquillamente su internet con una semplicissima ricerca su Google (avendo l’accortezza di fare riferimento a siti considerati competenti ed attendibili e di non prendere per buono il primo parere trovato).
Ragion per cui nella maggior parte dei casi sarebbe sufficiente un software, o magari lo stesso sito internet del Ministero della Sanità, che potrebbe richiedere al “paziente” i sintomi, porgli domande mirate a restringere il campo dell’indagine, indicargli l’elenco di tutti i medicinali idonei e degli eventuali “generici” e poi trasmettere la ricetta alla farmacia o l’impegnativa all’ospedale. Tutto in modo automatico, veloce e soprattutto trasparente. Ché se un medico ha “rapporti” con una determinata casa farmaceutica, è ovvio che mi consiglierà un farmaco piuttosto che un altro o un latte in polvere per mio figlio piuttosto che un altro.
I soldi che oggi le case farmaceutiche investono in informatori, convegni, viaggi ed “omaggi” potrebbero essere spesi in una maggiore attività di ricerca (che le cronache hanno dimostrato in alcuni casi essere carente). I soldi che lo Stato spende per garantirci i medici di base potrebbero essere utilizzati per alleggerire la pressione fiscale a chi intendesse rinunciarvi, visto che le tasse (un nostro dovere) le paghiamo anche per la sanità (un nostro diritto). Ok, ho fatto la scoperta dell’acqua calda e sicuramente le mie proposte fanno acqua (calda) da tutte le parti. Ma se permettete mi girano i coglioni ogni volta che non mi sento bene e che qualcuno dall’altra parte della cornetta pretende di aver già capito tutto solo perché in questo periodo “gira l’influenza”. Voi che ne pensate?
Scritto da Maxime il 9 gennaio 2006
Generale | 14 Commenti |
Vota
NASCE “RADIO IMAGO”
LA WEB EMITTENTE DEDICATA ALLA CULTURA
Arte, cultura, musica, spettacolo 24 ore su 24 per tutti gli internauti
Il giorno: sabato 7 gennaio. L’ora: le 21.30. Inizia la rivoluzione culturale della radio su Internet. Parte infatti, con la sua programmazione non-stop, RADIO IMAGO, la prima web-emittente italiana dedicata interamente ad arte, cultura, musica e spettacolo, fruibile da tutti i navigatori all’indirizzo www.radioimago.net. Il sito presenta due layout (uno per il giorno, l’altro per la notte) e rispetta i requisiti di accessibilità per i visitatori ipovedenti.
RADIO IMAGO è un salotto di conversazione, mai didascalico, senza toni professorali, ma con tante notizie, curiosità e rubriche abbinate a generi musicali differenti. “Abbiamo scelto il nome, dal latino ‘immagine’, non solo per sottolineare il connubio tra tradizione culturale e nuove tecnologie ma anche per indicare come, partendo dal suono, si possa far giungere all’ascoltatore un’immagine“, dice Attilio Torrone, scrittore, ideatore e fondatore della stazione in Rete. “È una radio diversa, senza classifiche, libera e indipendente, con tanti spazi dedicati a tutte le forme d’arte e di spettacolo, che si pone come alternativa ai palinsesti ormai unicamente pieni di calcio, politica e reality show“.
RADIO IMAGO a partire dal 7 gennaio (la serata inaugurale sarà riproposta alla stessa ora lunedì 9) propone rubriche settimanali condotte da professionisti dei vari settori, scelti per i loro carisma, personalità e semplicità nell’esporre. Qualche esempio: la pittrice espressionista Emanuela Volpe che racconta l’arte attraverso l’uso del colore, il percussionista Massimo Carrano che parla di musicoterapia e altri aspetti del mondo delle note poco conosciuti al grande pubblico, l’avvocato Bruno Poli che narra storie che nascono del blues per poi sfociare nelle problematiche del presente, la restauratrice Emanuela Furia che in questa Era “dell’usa e getta” tratta di conservazione interiore attraverso la filosofia del restauro.
E poi, anteprime nazionali dei film, resoconti di mostre, incipit o estratti di libri recitati da attori (il pubblico potrà scoprirne titoli e autori tramite il sito), jingle istituzionali fatti con aforismi e citazioni che fanno riflettere, trasmissioni innovative come “È libero” (finte interviste in taxi a personaggi soddisfatti del lavoro che svolgono), rubriche quali quella cinematografica con novità e news specialistiche sottolineate da temi musicali tratti dalle più belle colonne sonore… e molto altro. Una programmazione varia e coinvolgente fatta di musica di qualità e format innovativi.
“Abbiamo scelto di fare qualcosa di inusuale usando un nuovo Medium, e per questo – a differenza di tutti quelli che vanno sempre sul sicuro – affrontiamo un rischio“, aggiunge Torrone. “Ma crediamo in questo progetto, non certo di massa ma neanche di nicchia, che si rivolge a chi è scontento dei canali tradizionali: siamo convinti che arte e cultura siano le uniche strade per riscoprire quanto di buono c’è nell’Uomo“.
Per informazioni:
Ufficio stampa: Livio Frittella – 338-8050385
Scritto da Maxime il 7 gennaio 2006
Generale | 19 Commenti |
Vota
Negli ultimi tre anni ho preso parte ad un numero spropositato di cerimonie nuziali e ritengo di aver acquisito la necessaria esperienza per poter gettare le basi di una “fenomenologia” degli invitati ai matrimoni. Ovvio che non ho la pretesa di aver descritto ogni possibile figura ricorrente durante tali eventi ed anzi vi chiedo, come sempre, di intervenire nei commenti al fine di integrare e completare questo post. C’è ad esempio:
- quello che in chiesa arriva per ultimo ed è costretto ad andare via per primo, dato che ha parcheggiato in tredicesima fila bloccando tutti gli altri;
- quello che di riso non ne tira delicatamente un pugnetto dal basso verso l’alto, ma mezzo chilo da criminale in stile lanciatore di baseball (ed il livello di confidenza con la coppia è direttamente proporzionale alla quantità di brecciolina mescolata col riso);
- quella che colleziona il libretto della messa, l’addobbo floreale della chiesa, il menù del ristorante, il centro-tavola e qualunque altra cazzata che le faccia ricordare quel matrimonio, ivi compreso il bouquet per il quale, se single, sarebbe capace di passare sui cadaveri di tutte le altre;
- quello che suona il clacson ininterrottamente per tutto il tragitto dalla chiesa al ristorante;
- quello che si piazza davanti al buffet e non si sposta nemmeno sotto minaccia di morte, perché preferisce mangiare direttamente lì davanti piuttosto che riempire il piatto e tornare al tavolo dando anche agli altri la possibilità di servirsi;
- quello che si piazza davanti al tavolo delle bevande, evita accuratamente tutti i cocktail analcolici e non si sposta fino a quando qualcuno non va a raccoglierlo con la barella;
- quello anticonformista che se tutti gli altri per servirsi al buffet partono da sinistra e si spostano verso destra, lui parte da destra;
- quello che ogni dieci minuti si alza e grida “per gli sposi, hip hip hurrà!”;
- quello specializzato in discorsi e poesie che, chiamato in causa a furor di popolo, alla fine si concede con la spontaneità di Barbara D’Urso e caccia dalla tasca, in stile Doraemon, una ventina di fogli A4 già rimessi in pulito col computer;
- quello che prende in contropiede gli sposi e prima che si alzino va al loro tavolo per chiedere “tutto a posto?”;
- quello che lancia le molliche di pane agli altri tavoli;
- quello che non conosce nessuno e viene utilizzato come tappabuchi di un tavolo in cui non c’entra niente, dove non riesce a dire altre parole che il suo nome, subito dimenticato da tutti;
- quello che terrorizza per tutto il giorno gli sposi anticipando scherzi atroci e nottate insonni, che puntualmente poi non avvengono;
- quello che ad un certo punto gli scatta la follia omicida e deve a tutti i costi tagliare la cravatta dello sposo, firmata da Valentino nonché pagata due milioni di dollari;
- quello indeciso che dal buffet finale dei dolci torna con il tiramisù, il crem caramel, la panna cotta, la torta al cioccolato, la crepe con la nutella, la crostata di crema e frutta e la torta nuziale, assaggia una minuscola cucchiaiata di ognuno e lascia tutto il resto;
- quella che “la sposa? bellissima”, “il ristorante? carinissimo”, “il pranzo? delicatissimo”, “la bomboniera? originalissima”, “il viaggio di nozze? fichissimo”… e la sua espressione? Fintissima.
Scritto da Maxime il 5 gennaio 2006
Generale | 35 Commenti |
Vota
Io me lo ricordo ancora, quando un amico mi rivelò che Babbo Natale non esiste e che in realtà i regali li acquistano i nostri genitori. E quando sei piccolo per fortuna non sei in grado di risentirti e di rinfacciare a tuo padre di averti preso per il culo indossando quel vestito ridicolo e quella barba finta e camuffando la voce in un’imitazione squallida che nemmeno Gigi Sabani riuscirebbe a realizzare peggio. Ma adesso che sono padre a mia volta, mi tornano alla mente le emozioni che molti bambini (purtroppo non tutti) provano durante quell’incontro annuale col ciccione barbuto e sinceramente se da un lato sarei tentato di dirlo a mio figlio al più presto, che Babbo Natale non esiste, dall’altro non vorrei privarlo di quei momenti di felicità. Felicità che però non gli mancherà nemmeno nei restanti 364 giorni dell’anno.
Quindi che fare? Che poi se non glielo dico io, lo saprà da qualcun altro e dovrò raccontargli altre scuse e cazzate per non farlo dispiacere; se glielo dico, lui diventerà il guastafeste che lo rivelerà a tutti i suoi amici che ancora ci credono. E se qualcuno di loro di cognome si chiama Riina o Tyson, poi sono cazzi miei. Senza considerare il fatto che sotto le feste praticamente in ogni centro cittadino o ipermercato incontri duemila Babbi Natale ognuno diverso dall’altro, e non tutti i bambini sono così fessi da convincersi con un semplice costume bianco e rosso, chiunque ci sia sotto. Soprattutto se non c’è la slitta con le renne parcheggiata fuori.
Questa lunga introduzione per raccontarvi che durante il pranzo natalizio ho lanciato la provocazione: “Io glielo dirò subito…” E mia madre, con voce severa e decisa: “Tu sei anti-pedagogico!” Ilarità generale tra i presenti, molti dei quali però hanno aggiunto sottovoce: “Ma figurati se glielo dirà…” Sopraggiungeva intanto l’ennesimo sms di auguri non firmato ed inviato da un numero a me sconosciuto (ché tanta gente compra la seconda o la terza sim solo per sfruttare le offerte natalizie ed i messaggini gratis, ma poi dimentica che gli altri non ce l’hanno in rubrica, quel cazzo di numero): “In un tempo così oscuro dobbiamo tracciare la rotta della nostra vita con la luce della stella di questa notte. Con tutto Cuore ti auguro pace e prosperità“. Mangiato pesante, nevvero?
[Update: l'autore dell'sms s'è fatto vivo nei commenti... che figura di merda!!!]
Scritto da Maxime il 3 gennaio 2006
Generale | 26 Commenti |
Vota