Archivio del mese di febbraio 2006

Strategie del cazzo

Vi prego, ditemi che è un pesce d’Aprile (o anche di San Valentino)! Slashdot ieri ha pubblicato una notizia che se venisse confermata potrebbe dare il via ad una serie di strategie di marketing a dir poco insensate e dannose per l’utente finale. Leggete qui:

CNET is reporting that Intel and Skype have signed an exclusive deal that would cap the number of conference call members on all but Intel architecture. Skype will only offer 10-way conference calls on specific Intel chips while other chips, including all AMD chips, will only offer 5-way conference calls. From the article: ‘Though few would argue that a niche feature like that is going to be a deal breaker for most PC buyers, the importance of the Skype-Intel alliance goes well beyond VoIP conferencing. Indeed, it’s the latest, and certainly most prominent, example of Intel’s new take on marketing: Lock in software partners as well as the PC makers.

Si possono avere idee più stupide di questa? Come se la Sony si accordasse con Mediaset per non rendere visibili alcuni canali sui televisori Philips e Toshiba. Oddio, se si trattasse di Rete 4 non credo che si scandalizzerebbero in troppi. Era tanto per fare un esempio.

Logiche della blogosfera / 2

Dopo aver intuito ed elaborato un primo teorema che pare trovare applicazione e validità nella maggior parte dei casi, tenterò oggi di stilare il decalogo del blogger perfetto, a dimostrazione del fatto che blogstar si nasce e non si diventa (non più). Il blogger perfetto:

  1. quando ha iniziato a bloggare lui, c’era ancora la televisione in bianco e nero;
  2. scrive solo per se stesso e se ne frega delle statistiche e del numero dei commenti (e se inserisce i Google AdSense o qualche altra forma di pubblicità è solo per cercare di recuperare le spese dell’hosting);
  3. possiede un iPod (di cui ha collezionato nel tempo ogni possibile variante che la mente malata di Steve Jobs abbia partorito) sul quale ascolta sin da tempi non sospetti i vari Baustelle, Franz Ferdinand, Offlaga Disco Pax ed Artic Monkeys;
  4. guarda le puntate della seconda stagione di Lost appena andate in onda in America e scaricate tramite eMule o BitTorrent, spesso vantandosene e rivelandone retroscena ai poveri sfigati che ancora attendono la messa in onda su RaiDue della prima stagione;
  5. ha un foto album “pro” su Flickr;
  6. modifica l’immagine identificativa del proprio blog in occasione di ricorrenze e festività (un po’ come fa Google col suo logo), senza dimenticare banner e marchette per schierarsi apertamente in periodo referendario o elettorale;
  7. legge, commenta e linka quasi esclusivamente altri blogger perfetti;
  8. ha scritto o ha contribuito alla stesura di almeno un libro;
  9. quando non ha tempo o voglia di scrivere (o magari non c’ha proprio un cazzo da dire) sentenzia che la blogosfera non è più quella di una volta;
  10. adesso che il blog ce l’hanno cani e porci, sta seriamente pensando di chiudere il suo in attesa di qualche nuova fenomenologia che gli permetta di tornare a rivendicare il suo ruolo di pioniere.

In realtà tra le dieci regole ne avevo prevista una che recitava “è nella Top100 di BlogItalia“, poi però mi sono accorto che nel frattempo anch’io sono entrato in quella classifica e da gran paraculo ho sostituito la voce. Ovviamente al blogger imperfetto non resta che rosicare… Lunga vita ai blog!

Pronti per il casting?

A giudicare da tutti gli animali che popolano il mondo (o meglio lo zoo) dello spettacolo, ma soprattutto rendendosi conto del numero incredibile di esibizionisti nullafacenti che per tentare di svoltare la propria vita aspirano ad entrarci indebitandosi presso agenzie e studi fotografici che ormai spuntano come funghi promettendo comparsate, presenze tra il pubblico, troni e quant’altro, non ci si può e non ci si deve stupire se poi personaggi del calibro di Maurizio Costanzo e Maria De Filippi fanno il bello ed il cattivo tempo in televisione anche attingendo a piene mani dai cataloghi umani di agenti come Lele Mora. Ma non crediate che per diventare un Costantino Vitagliano o un Daniele Interrante qualsiasi sia sufficiente la bellezza, perché lo zoo dello spettacolo non ammette ignoranza ed è necessario rispettare quattro regole fondamentali che mi accingo ad elencare (ma non ditelo a nessuno):

  1. conoscere ed utilizzare termini tecnici come “esterna” o “errevuemme“;
  2. descriversi dicendo di essere sempre se stessi o perlomeno dei tipi “solari” e sinceri (desiderare la pace nel mondo ormai non vale più);
  3. odiare l’ipocrisia e la falsità (un po’ come scrivono tutti i blogger puccipucci dentro l’apposito box “Odio”, anche se la domanda sorge spontanea: esiste qualcuno che ami l’ipocrisia e la falsità?);
  4. dovendo giudicare qualcosa o qualcuno, iniziare sempre la frase dicendo: “A pelle…” (esempio: “a pelle quella persona non mi dà delle buone sensazioni“).

C’è poi un frasario a parte nel caso in cui si sia ospiti di trasmissioni sportive e si voglia dimostrare tutta la propria competenza:

  1. in caso di pareggio, è sufficiente sostenere che “nonostante la mole di gioco prodotta, nessuna delle due squadre è riuscita a spuntarla“;
  2. in caso di vittoria, fa sempre la sua porca figura “ha vinto la squadra con il miglior tasso tennico (avete letto bene: tennico e non tecnico!) che è riuscita a fare un goo (e non gol, mi raccomando!) in più rispetto alla squadra avversaria“;
  3. in caso di sconfitta va sicuramente per la maggiore “non hanno sfruttato sufficientemente le fasce laterali, facendosi schiacciare a centrocampo e subendo la pressione avversaria“.

Pronti per il casting?

E’ ora di finirla!

Il futuro della città di Chieti è stato già scritto da tempo, secondo un demoniaco disegno politico, economico e territoriale che vorrebbe la mia amata città messa alla pecorina a favore della vicina Pescara, altrimenti impossibilitata a soddisfare la propria megalomania. E senza voler nulla togliere alla ridente Miami dell’Adriatico, che peraltro nel 2009 darà il nome ai Giochi del Mediterraneo prendendo in prestito strutture ed impianti dall’intero Abruzzo, sinceramente Chieti (antica città d’arte e cultura, già Municipio Romano, sede di cinque musei, del Teatro Lirico d’Abruzzo e di importanti reperti archeologici tra cui le terme, i templi, un teatro ed un anfiteatro romani) non ha nulla in comune con Pescara (moderna città di mare in continua espansione, ma sempre più soffocata dal cemento, dallo smog e dalla criminalità). Però a livello locale si compie continuamente ed insistentemente un terrorismo mediatico che consiste nel parlare a sproposito di “area metropolitana” (frutto di pura fantasia perché non prevista né dall’apposita Legge 142/90, né dalle sue successive modifiche) ogni volta che ci si vuole riferire al territorio di Chieti e di Pescara. Con l’aggravante di due regole non scritte, ma purtroppo sempre applicate nel modo più prepotente, provocatorio ed intollerabile possibile:

  1. qualsiasi avvenimento o evento che ha luogo a Chieti, si svolge nell’area metropolitana; ciò che invece accade a Pescara, accade a Pescara e basta;
  2. se Chieti fa notare l’indifferenza e la censura mediatica ai suoi danni, lo fa sicuramente per vittimismo, campanilismo e chiusura mentale; quando Pescara reclama qualcosa, lo fa sicuramente per il bene e nell’interesse dell’intera Regione Abruzzo (di cui vorrebbe diventare capoluogo ai danni della città de L’Aquila).

Questo è ciò che i faziosi giornalai locali lasciano quotidianamente intendere ai propri lettori, approfittando di ogni occasione per ignorare volutamente Chieti e predicare una sorta di odio etnico subliminale: infatti l’eventuale istituzione di un’area metropolitana (che, ripeto, non esiste e non è prevista da nessuna legge!) sarebbe di gran lunga più vantaggiosa per Pescara. E’ utile precisare che un’area metropolitana presuppone una agglomerazione che per i vari servizi dipenda da una città centrale (detta metropoli), è caratterizzata dall’integrazione delle funzioni e dall’intensità dei rapporti che si realizzano al suo interno e necessita di un bacino d’utenza importante che ne giustifichi la costituzione: in questo caso invece abbiamo due piccoli centri disomogenei, disuniti (soprattutto culturalmente) e con un bacino d’utenza ridicolo (che a voler includere i Comuni limitrofi a Chieti e Pescara raggiunge 300.000 abitanti). Noi di Chieti lo sappiamo bene, ma alcuni politici e giornalisti pescaresi sono convinti di vivere a New York ed ogni tanto introducono discorsi più grandi di loro per spirito di emulazione (o complesso di inferiorità?) nei confronti di altre realtà: ad esempio l’anno scorso volevano costruire la metropolitana (stiamo parlando di una città di circa 110 mila abitanti che con la bicicletta la giri tutta in 15 minuti), mentre ultimamente reclamano una sezione staccata della Corte d’Appello (che ha sede a L’Aquila, in quanto organo regionale) e stanno tentando di scippare il titolo di Porto Commerciale d’Abruzzo ad Ortona (CH) dopo aver già scippato a L’Aquila diversi uffici regionali. Liberissimi di fare tutto ciò che vogliono, ci mancherebbe! Non sto “rosicando”, né è mia intenzione mettere i bastoni tra le ruote alle aspirazioni della città di Pescara, che anzi è da ammirare per tanta frenetica voglia di crescere e di dotarsi di ogni possibile struttura: purché però Pescara ce la faccia con le proprie forze ed il proprio territorio, senza accaparrarsi subdolamente pezzi di altre province che evidentemente le sono indispensabili per raggiungere più velocemente i propri scopi (ben diversi dalle vocazioni di Chieti, tirata in ballo senza il suo consenso).

Gli indizi di un disegno progettato dall’alto ai danni di Chieti sono innumerevoli e documentabili con fotografie, registrazioni televisive e ritagli di giornali: ad esempio la vicina uscita dell’autostrada A14 si chiama “Pescara Ovest – Chieti” contro ogni regola geografica (meno di 200m dal confine del territorio comunale di Chieti, oltre 7km da quello di Pescara!) ed ovviamente c’è la tendenza da parte di tutti a chiamarla Pescara Ovest e basta (qui l’ultimo esempio in ordine di tempo); stessa sorte ha seguito l’Aeroporto Internazionale d’Abruzzo, impropriamente chiamato da tutti Aeroporto di Pescara e parzialmente insistente sul territorio della provincia di Chieti, i cui voli si chiamano Pescara – Milano, Pescara – Londra, ecc. ed il cui sito internet ignora completamente la città di Chieti indicando ai viaggiatori solo come raggiungere l’aeroporto da Pescara e viceversa; l’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti si è recentemente trasformata nell’Università di Chieti-Pescara (e qualcuno ha persino sentito l’esigenza di registrare il dominio www.unipe.it benché l’indirizzo ufficiale sia, dagli albori di internet, www.unich.it); i negozi ed i centri commerciali che aprono a San Giovanni Teatino (provincia di Chieti) non ci pensano due volte prima di accostare al proprio nome la dicitura “Pescara” o di scrivere nel proprio indirizzo “San Giovanni Teatino (PE)”; un quotidiano ha spostato la cronaca relativa ad alcuni paesi in provincia di Chieti (in particolar modo Francavilla al Mare e San Giovanni Teatino) nella pagina “Pescara – Area Metropolitana”; troppo spesso certi giornalisti si abbandonano a commenti faziosi ed offensivi (una certa Lilli Mandara de “Il Messaggero” nel descrivere la visita a Chieti di un emissario tunisino del Comitato Organizzatore dei Giochi del Mediterraneo ha riferito che il tunisino si è dovuto inerpicare su una stradina di campagna per giungere al paesino di Chieti; non contenta, durante il periodo natalizio si è stupita che Edoardo Bennato per il concerto di fine anno avesse preferito Chieti, la compassata cugina del colle, a Pescara, la città della movida!); ancora più spesso certi politici utilizzano impropriamente il concetto di città metropolitana parlando di Pescara (il 4 febbraio 2006 l’assessore Massimo Luciani di Pescara, nel presentare un’iniziativa del Comune, ha dichiarato che “Pescara è una città metropolitana che ha intorno a sé 300 mila abitanti“, dimenticando che nessuna città metropolitana è stata ancora istituita sul territorio italiano, che in ogni caso Pescara non è prevista tra le città metropolitane stabilite dalla legge e che infine in quei 300 mila abitanti di cui parla sono ricompresi anche i 60 mila ignari di Chieti).

Episodi apparentemente innocui come quelli appena descritti sarebbero tranquillamente tollerabili, se non fossero premeditati ed utilizzati in malafede come spunto per affrontare temi ben più seri. Una situazione pesante che in qualsiasi altro capoluogo di provincia avrebbe scatenato una guerra civile, qui a Chieti viene vissuta passivamente, quasi ignorata, perché “tanto è così, che ci vuoi fare!“. Va detto che l’assordante silenzio degli stessi abitanti di Chieti è stato sicuramente favorito ed amplificato dall’incapacità delle ultime amministrazioni comunali e provinciali (di ogni colore politico) di valorizzare e promuovere il proprio territorio tutelandolo da certi scempi studiati a tavolino. Anzi, molte volte queste amministrazioni si sono date la zappa sui piedi con le loro stesse mani: ultimo esempio in ordine di tempo è il convegno sul Sistema Museale dell’Area Chieti-Pescara organizzato, attenzione, dalla Provincia di Chieti e che si è rivelato una vera e propria beffa in quanto il 99% delle strutture interessate dal progetto appartengono alla città ed alla provincia di Chieti! C’è stato addirittura chi, giustificandosi nei confronti di coloro che protestavano per l’accostamento del tutto fuori luogo del nome “Pescara” al titolo del convegno, ha detto: “tranquilli, cercheremo di mantenere la sede del nuovo ente a Chieti“! SVEGLIAMOCI!!!

[EDIT] Si legga, ad ulteriore dimostrazione delle tesi da me sostenute, anche l’articolo “Chieti merita rispetto!” pubblicato il 22 novembre 2005 sul blog dell’Associazione Culturale “Il Muro” di Chieti.

Voglia di lavorar saltami addosso / 2

(la prima parte qui) Nonostante io da anni frequenti diversi uffici pubblici in qualità di utente, ho sempre evitato se possibile di entrare in confidenza con gli impiegati anche rifiutando favori ed agevolazioni. Da parte mia massima cortesia, infinita pazienza, mai una protesta anche quando il pessimo servizio l’avrebbe richiesta. Da parte loro, come logica conseguenza della mancanza di amicizia e confidenza, non c’è mai stata la scusa per poter evadere una mia pratica più lentamente rispetto a quella di un perfetto sconosciuto che si sarebbe potuto seriamente incazzare per l’eventuale disservizio, né la scusa per potermi dire durante l’orario di ricevimento del pubblico “mannaggia, sei capitato in un momento critico” sottintendendo “è meglio se ripassi un altro giorno“.

Eppure ho notato con dispiacere che alcuni impiegati (e sottolineo alcuni, ché non è affatto mia intenzione generalizzare né colpevolizzare un’intera categoria), i quali evidentemente credono di essere gli unici al mondo che stanno lavorando e sono sempre stressati nonostante beati loro abbiano degli orari di lavoro comodi e definiti che nella maggior parte dei casi non risentono di urgenze ed emergenze, hanno affinato la tecnica del terrorismo psicologico: infatti ultimamente li sento spesso bestemmiare ad alta voce (qui in zona vanno per la maggiore la Madonna di Loreto, il Volto Santo di Manoppello, il Bambinello e l’Incoronata di Foggia) solo per intimorire gli utenti in attesa e consigliare indirettamente loro di tornare in un momento più tranquillo.

Nel frattempo fanno bella mostra di loro degli appariscenti manifesti che annunciano l’introduzione di novità legate alla “Carta della Qualità” (sviluppo della comunicazione e della capacità di ascolto, semplificazione normativa e procedurale, investimento sulla professionalità del personale e sullo sviluppo della loro organizzazione, ecc.) e mi sorge spontanea una domanda: ma se questa fantomatica Carta della Qualità venisse davvero rispettata, quanti uffici oggi in Italia sarebbero costretti a chiudere?

Logiche della blogosfera

Il grado di convinzione di aver scritto un bel post è direttamente proporzionale al numero di volte che si ricaricherà il blog nell’ansia di leggerne i commenti ed indirettamente proporzionale all’effettiva considerazione di cui godrà il post stesso. Per dire, a me ciò che ho pubblicato lunedì sembrava una gran cagata (e poi mio figlio non è mica l’unico in Italia ad aver ricevuto la tenera letterina di Nonno Silvio), e guarda cos’è successo! Un consiglio ai maniaci delle statistiche: parlare di figa e di Berlusconi, evidentemente funziona…