Archivio del mese di gennaio 2007

Di tutto un post

Ieri ho non partecipato al NoCamp di Vercelli, e con me non c’erano nemmeno il post-it per iscrivermi e la fotocamera per documentare l’evento. Durante il mio intervento, al quale ha assistito soltanto un teschio, ho trattato l’argomento “Essere o non essere, questo è il problema“. Le mie più sincere congratulazioni a Matteo Balocco per un’organizzazione semplicemente perfetta.

Con colpevole ritardo, ringrazio di cuore Luca Moretto e la galleria d’arte Quadreria per il graditissimo ed inaspettato omaggio inviatomi un paio di settimane fa: un catalogo del famoso pittore (e musicista) californiano Paul Kostabi, che qualcuno definisce lo Hieronymus Bosch del terzo millennio.

Jer mi passa una catena che in realtà è un invito ad aderire all’iniziativa “M’illumino di meno” organizzata da Caterpillar: infatti il 16 febbraio 2007 sarà la terza giornata nazionale del risparmio energetico, quest’anno diventata internazionale. Chi aderirà, alle ore 18 dovrà spegnere le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili. Ma poiché questa è solo un’azione dimostrativa e di sensibilizzazione, sarebbe anche bene approfittare dell’occasione per abituarsi una buona volta ad utilizzare l’energia elettrica in maniera intelligente, ad esempio seguendo il decalogo di Caterpillar e l’ottalogo del Ministero dell’Ambiente.

Ben 27 giorni fa Samuele Silva mi ha invitato a partecipare all’ennesimo giochino autoreferenziale che consisteva nel rispondere a 17 domande relative alle cose più belle e significative del 2006. Me n’ero completamente dimenticato (di mandare pubblicamente a cagare Samuele), ma visto che il fotografo ufficiale dei blogger era particolarmente curioso di conoscere il mio miglior momento sportivo, sapendo bene che nel 2006 la squadra della mia città, di cui sono tifoso sfegatato, è stata cancellata dal calcio professionistico e costretta a ricominciare dai dilettanti, mentre la squadra di cui sono simpatizzante è stata derubata di due scudetti e retrocessa con disonore in serie B, ecco, un vaffanculo non glielo toglie più nessuno.

P.S.: chi minchia è Hieronymus Bosch?!?

Che cos’è il PubCamp?

PubCampIl PubCamp non è un BarCamp, non nasce in polemica con quest’ultimo, non ha la sua stessa formula né struttura. Tuttavia il PubCamp non è nemmeno una gara di rutti (come qualcuno sembra aver frainteso), né vuole diventare un raduno blogger nudo e crudo. L’ho chiamato così perché avrà luogo all’interno di un pub davanti ad un amichevole boccale di birra (anche più di uno), ed è un’idea in progress intorno alla quale spero possa nascere una discussione in grado di raffinarla, migliorarla e trasformarla in qualcosa di concreto e di interessante.

Gli scopi di partenza che ho in mente sono il libero pensiero, la curiosità ed il divertimento, ma anche e soprattutto la divulgazione e lo sdoganamento di temi e problematiche cosiddette 2.0, l’incoraggiamento ed il sostegno nei confronti della nascita di comunità unite da progetti di citizen journalism in grado di influenzare la vita politica (nel vero senso del termine) locale, nonché lo studio di tutte quelle strategie che possano permettere l’allargamento della platea cui i blogger sono soliti rivolgersi. Addirittura, per eliminare eventuali impedimenti di natura geografica, il PubCamp potrebbe in futuro diventare un evento da svolgersi contemporaneamente in più parti d’Italia (ad esempio uno per il nord, uno per il centro ed uno per il sud, oppure uno per ogni regione), realizzato anche grazie al coinvolgimento delle amministrazioni (una buona occasione per la promozione del proprio territorio), delle associazioni culturali e dei media locali.

Il primo problema che si pone è sicuramente quello dei “relatori”: infatti, non essendo prevista una condivisione di conoscenze come ad esempio avviene nei BarCamp (in cui, almeno teoricamente, ogni partecipante è sia spettatore che relatore), temo che pochi sarebbero disposti a partecipare volontariamente e gratuitamente per tenere una “lezione” (ma non è detto). Per quanto riguarda il pubblico, credo che il target principale cui rivolgersi debba essere necessariamente quello dei blogger (con relativi familiari e lettori), ma nulla vieta ad altri interessati di intervenire, purché si siano iscritti tempestivamente sull’apposito wiki. Inoltre: quali argomenti trattare? Quali eventuali attività parallele di tipo sociale e culturale organizzare (partite di calcetto, visite a musei e città d’arte, spettacoli, ecc.)? Che data scegliere per consentire al maggior numero di persone di partecipare (evitando di accavallarsi con altre manifestazioni)? Mentre penso alla diretta web in streaming, al wi-fi, alle convenzioni con gli alberghi, alle t-shirt ed alla birra, passo a voi la parola.

Occasioni da (non) perdere

rivistePer convincerti ad abbonarti ad una rivista, certe case editrici mediante le loro campagne pubblicitarie postali sarebbero disposte ad offrirti anche le loro madri, con strategie commerciali e comunicative che andrebbero rivedute ed adeguate ad una realtà che (per fortuna) nel frattempo si è notevolmente evoluta. “Un’occasione unica ed irripetibile riservata esclusivamente a Lei, signor Maxime!” Certo, come no! Che poi, a giudicare dai fortissimi sconti applicati rispetto ai prezzi di copertina ufficiali, viene da chiedersi quale sia il costo effettivo di ogni singola copia e quanto diavolo debbano incidere le spese di distribuzione presso le edicole. E la garanzia della consegna sempre puntuale e del prezzo bloccato, che tendono tanto a rimarcare come se ti stessero assicurando chissà quale privilegio, sinceramente me le sbatto (ché vorrei proprio conoscerlo uno che accetta di sottoscrivere un abbonamento senza avere almeno quelle basilari certezze). “E non è tutto signor Maxime: Le abbiamo riservato anche un ricchissimo Pacco Regalo di benvenuto!” Che culo! Certo è che qualcuno dovrebbe consigliare loro di eliminare una volta per tutte la vergognosa trappola psicologica per cui, se aprendo la busta misteriosa o grattando la patina argentata dovesse apparire un certo simbolo, si ha diritto ad un ulteriore fantastico regalo (una di quelle robe tanto carine tipo l’esclusivo iPod fasullo con ben 64mb di capacità, o il pratico borsone da viaggio in cartone, o l’utilissimo data-bank che l’ultima volta che ne ho visto uno c’erano degli uomini armati di clava che trascinavano le donne per i capelli). O volete farmi credere che, escludendo mio cugggino e le relative leggende metropolitane, esista davvero qualcuno che dentro quella busta misteriosa o sotto quella patina argentata non abbia trovato il simbolo vincente?

PubCamp

birraLe conclusioni dell’ottimo post in cui Marco Montemagno invita i blogger (quelli più autorevoli) a contribuire alla crescita del web mediante una migliore divulgazione ed una maggiore umiltà, rappresentano tutto ciò che avrei voluto intendere (ma ho spiegato con gli esempi sbagliati) quando scrissi il post “Che cos’è un blog? Boh!“. Ed è per questo che sto da tempo pensando e progettando un PubCamp in cui gli esperti della rete, dei blog, del Web 2.0 e delle nuove tecnologie, anziché scambiarsi informazioni ed alimentare discussioni tecniche tra di loro come si è soliti fare durante i BarCamp, possano comunicare davanti ad un boccale di birra con chi in rete non c’è (oppure c’è, ma non nel modo più adeguato). Il digital divide non è solo un problema economico o di terzo mondo: è, secondo me, anche e soprattutto un problema di mancanza di (volontà di) divulgazione. Io credo e spero di essere riuscito, nel mio piccolo ed utilizzando l’arma del cazzeggio, a proporre qualche argomento tecnico in maniera semplificata e comprensibile (ad esempio col post “Che cos’è il Web 2.0?“). Vi piacerebbe partecipare ad un eventuale PubCamp? Quali argomenti vorreste che venissero trattati? Ed infine, per dare maggior risalto al lato sociale dell’evento, pensate sia il caso di organizzare anche una gara di rutti?

I poeti del vino

Tappo di sugheroOgni volta che ascolto estasiato le recensioni di esperti sommelier alle prese con le degustazioni dei migliori vini italiani, mi chiedo come si faccia a distinguere i frutti e gli altri elementi che ne influenzano il colore (paglierino, dorato, ambrato, verdognolo, rosato, rosso rubino, rosso violaceo, rosso granato), l’odore (delicato, giovane, fresco, intenso, etereo, vinoso, fruttato) ed il sapore (abboccato, armonico, dolce, secco, sapido, tannico, acidulo, morbido, strutturato, persistente). Ma poiché esiste gente che questa materia l’ha studiata ed approfondita, mi fido ciecamente degli esiti dei loro assaggi e tento a mia volta di apprezzare quegli stessi retrogusti, magari chiudendo gli occhi ed immaginandomi come una farfalla svolazzante su un prato in fiore. Ma invano. D’altronde c’è chi riesce a psicanalizzarti semplicemente facendoti associare delle idee a dei disegnini del cazzo, ed interpretando sogni, incubi e comportamenti è in grado di risalire ai tuoi traumi infantili e magari ti rivela pure la cinquina vincente della ruota di Bari. E scommetto che un Paolo Lauciani avrebbe difficoltà a leggere un piano regolatore esattamente come io non riesco a sentire le fottute essenze di fior di loto e di mela cotogna degustando un Vadaviailcul del ‘68. Che poi io l’ho bevuto un vino pluridecorato con un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, un odore di frutti rossi maturi con note di amarena e more che si accompagnano a fini sentori speziati di cacao, vaniglia, liquirizia e cannella ed un sapore pieno, di lunga persistenza, con tannini dolci e vellutati. Sapeva di vino. Punto. Ma mi fido, eh. Eppure di una cosa non riuscirò mai a convincermi: d’accordo la tipologia del terreno, la vicinanza del vigneto a particolari frutteti o coltivazioni, d’accordo l’aria, il sole, la giacitura, l’esposizione, i fiori, i pollini, gli insetti, la fermentazione e l’affinamento, ma chi me lo assicura che l’ingrediente segreto che ha determinato l’annata fortunata del tale vino vincitore della medaglia d’oro al Vinitaly non sia, tanto per fare un esempio, la diarrea di uno stormo impazzito di cinciallegre?

Si stava meglio quando si stava peggio

caffèE pensare che i governi del mondo da sempre si adoperano, si scervellano, cooperano ed investono soldi e risorse per cercare la soluzione ai più gravi ed urgenti problemi dell’umanità, quando in realtà sarebbe sufficiente trascorrere un pomeriggio all’interno di un qualsiasi bar di periferia, ascoltando attentamente i dibattiti che i suoi frequentatori abituali sono soliti alimentare tra una partita a briscola ed un bicchiere di vino e gassosa. Ad esempio ieri, durante il tempo necessario a bere un caffè macchiato, ho appreso come potremmo facilmente uscire dall’emergenza energetica, eliminare ogni genere di inquinamento e porre termine a tutte le guerre. Ma si sa, è tutto un magna magna…