Ogni volta che ascolto estasiato le recensioni di esperti sommelier alle prese con le degustazioni dei migliori vini italiani, mi chiedo come si faccia a distinguere i frutti e gli altri elementi che ne influenzano il colore (paglierino, dorato, ambrato, verdognolo, rosato, rosso rubino, rosso violaceo, rosso granato), l’odore (delicato, giovane, fresco, intenso, etereo, vinoso, fruttato) ed il sapore (abboccato, armonico, dolce, secco, sapido, tannico, acidulo, morbido, strutturato, persistente). Ma poiché esiste gente che questa materia l’ha studiata ed approfondita, mi fido ciecamente degli esiti dei loro assaggi e tento a mia volta di apprezzare quegli stessi retrogusti, magari chiudendo gli occhi ed immaginandomi come una farfalla svolazzante su un prato in fiore. Ma invano. D’altronde c’è chi riesce a psicanalizzarti semplicemente facendoti associare delle idee a dei disegnini del cazzo, ed interpretando sogni, incubi e comportamenti è in grado di risalire ai tuoi traumi infantili e magari ti rivela pure la cinquina vincente della ruota di Bari. E scommetto che un Paolo Lauciani avrebbe difficoltà a leggere un piano regolatore esattamente come io non riesco a sentire le fottute essenze di fior di loto e di mela cotogna degustando un Vadaviailcul del ‘68. Che poi io l’ho bevuto un vino pluridecorato con un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, un odore di frutti rossi maturi con note di amarena e more che si accompagnano a fini sentori speziati di cacao, vaniglia, liquirizia e cannella ed un sapore pieno, di lunga persistenza, con tannini dolci e vellutati. Sapeva di vino. Punto. Ma mi fido, eh. Eppure di una cosa non riuscirò mai a convincermi: d’accordo la tipologia del terreno, la vicinanza del vigneto a particolari frutteti o coltivazioni, d’accordo l’aria, il sole, la giacitura, l’esposizione, i fiori, i pollini, gli insetti, la fermentazione e l’affinamento, ma chi me lo assicura che l’ingrediente segreto che ha determinato l’annata fortunata del tale vino vincitore della medaglia d’oro al Vinitaly non sia, tanto per fare un esempio, la diarrea di uno stormo impazzito di cinciallegre?
Scritto da Maxime il 19 gennaio 2007









questo post sa di tappo.
…sempre meglio le cinciallegre sul vitigno che l’ingrediente segreto di Quiller direttamente nel vino
…forse lo stesso stormo che ha trasformato la mia macchina in una saint-honorée…
Magari quando vieni a trovarmi ti potrei dare del tavernello…
io il vino lo bevo da ignorante. so se mi piace o no.
su certe tecnicismi neanche mi ci metto…
ge
cmq anch’io sul cesso penso benissimo e tanto
ge
una volta in un ristorante chic di una nota chefessa il sommelier elogiò per tre quarti d’ora un vino rosso dal retrogusto piccante… in effetti era molto piccante, ma solo perchè io e mio cugino avevamo spiaccicato un peperoncio sui bordi dei bicchieri!
Stavo pensando…
E il movimento con labocca per assaporare il vino?
Ho sempre pensato, non so perchè, che i somelier siano tutti ghey, forse sarà per il nome…somelier!!!
alla salute combà
Sono il messia venuto a trasformare i tuoi dubbi in certezze.
Quel vino vincitore al vinitaly era buono proprio grazie alla diarrea di uno stormo impazzito di cinciallegre.
Fortuna che io non l’ho bevuto che costava troppo.
Spero l’abbia evitato pure tu.
Io invece mi sono sempre chiesta che cavolo di sapore è il “sottobosco” che tanto millantano di sentire…
Ora, c’è qualcuno che per caso abbia mai assaggiato un sottobosco?
Fai gli auguri alla tua amica visto che ha ricevuto, recentemente, due riconoscimenti di cui uno alla cantina ed uno al rosso che abbiamo servito ad arteinrovina.
Beh, secondo te perché guardo la rubrica del tg5 (gusto) a bocca spalancata e con un’espressione a mo di punto interrogativo?
i sommelier dovrebbero essere obesi…
come fanno ad abbinare esattamente un vino ad un piatto se non l’hanno mai assaggiato e provato e testato con tutti i vini perchè possano decidere quello perfetto???
Per me che sono profana, per quanto apprezzi il vino, le uniche differenze che riesco a cogliere in un vino sono il colore ( bianco, rosso, rosato…) e il sapore ( mi piace , non mi piace)…ah, dimenticavo so anche che generalmente con il pesce si abbina il bianco e con la carne il rosso…
La mia competenza da degustatrice finisce qui….
secondo il mio amico sommelier il vino che ho bevuto ieri aveva un retrogusto di cioccolato e caffè. mh. cerrrrto.
a suo dire comunque i sommelier sono molto bravi a riconoscere le caratteristiche quando sanno di che vino si tratta, molto meno in scenari quali gare tra professionisti ecc.
io so solo che il vino rosso mi piace freddo e per questo andrò all’inferno.
Io conosco una signora che fa la sommelier e a casa sua si beve dell’ottimo vino e… mi fermo quì perchè sono un gentiluomo
Da persona che sta studiando con impegno la materia, posso assicurare che è un calvario riconoscere i fiori e i frutti. E mi incazzo anche notevolmente quando non riesco.
Ma è bello sapere che cosa stai bevendo. Te lo fa apprezzare di più.
Menzogna, magari non andrai all’inferno, ma sicuramente fai rabbrividire tutti i tuoi commensali
Suggerisco un vino da € 1,35 a bottiglia in offerta in alcuni supermercati della zona che è buonissimo. Alla faccia degli assaggiatori…
hemmmmm
)))))))))))))))))))))
Maxime,
cos’è un feed?
Nessuno.
Per un romanzo che stavo scrivendo, tempo fa mi trovai ad avere bisogno di qualcuno esperto che mi dicesse tutto il contrario di ciò che di solito si legge nelle recensioni dei vini. Ossia tutti i difetti che questo può avere. Dopo varie ricerche infruttuose trovai finalmente un signore gentilissimo e importantissimo in quel campo, che mi accontentò. Non so per quale strano motivo i termini specifici opposti e negativi a quelli aulici- positivi riguardo al vino sembrano essere coperti da segreto di stato…;-D
Ho sposato una sommellier di vino e olio, risultato: divido il primo in rosso / bianco, il secondo in giallo / verde
Grande Maxime. Saluti. lab
Mah… mi sa che ogni tanto qualcuno di questi super-esperti bluffi di brutto…;))
a me vien bene da ubriaco quando non connetto bene le parole il ruolo da sommelier…
che poi peraltro a volte mi è venuto il forte sospetto usassero il polygen…
Il mio uomo è sommelier e vi posso dire che ho tratto solo benefici da questa cosa: non mi parla mai del gusto dei vini (così resto nella mia beata ignoranza) ma la qualità di quello che bevo è decisamente schizzata in alto. E si sente!
Ciao a tutti,
sono un famigerato sommelier.
Condivido che molti sommelier sbruffoneggiano, ma ribadisco che con la metodologia, lo studio e l’esperienza è possibile descrivere un vino così come si accenna nel post (la parte dei riconoscimenti olfattivi poi non è nemmeno la più importante).
Al contrario di quello che farebbe un medico curandovi o un agente immobiliare vendendovi una casa, non mi chiudo nella mia modesta esperienza, ma invito tutti quelli che vogliono a partecipare alle degustazioni che facciamo con altri sommelier e con amici a cui fa semplicemente piacere bere del buon vino, per capirne di più, senza pregiudizi e senza saccenterie.
Quantomeno a chi abita dalle aprti di milano.
Scrivetemi per email, massjcom chiocciola gmail punto com, vediamo se oltre ai criticoni c’è anche chi ha una sana curiosità e voglia di apprendere le cose che non conosce, oltre che il piacere di conoscere persone appassionate e amichevoli.
ciao a tutti.
Salve,
altro famigerato Sommelier.
Mi fido di chi sà leggere i piani regolatori o di chi fà altri mestieri; e non mi sogno di prenderli per il @@@@ qualsiasi linguaggio tecnico adotttino.
Probabilmente nei ns.giochi poetici in alcuni casi facciamo meno danni di altri.
Saluti