Archivio del mese di luglio 2007

Chiuso per ferie

Chiuso per ferie

Il telefono, la tua croce / 2

old phoneQuando non esistevano i cellulari, per trovare un numero di telefono bastava consultare l’elenco della SIP, o nella peggiore delle ipotesi era sufficiente chiamare il 12. I numeri che eri solito chiamare con maggior frequenza li segnavi su una rubrica di tipo tradizionale, insieme a quelli delle zie e delle nonne che anche se non li chiamavi così spesso comunque erano sempre i primi ad essere trascritti, honoris causa. I telefoni cellulari hanno modificato radicalmente le nostre abitudini, ed oggi tendiamo a memorizzare tutto in maniera elettronica senza effettuare alcun backup cartaceo. Semmai sincronizziamo tutto col computer, noi che ci piace tanto il duepuntozero. Se poi qualcuno di cui non ci frega niente ci chiede il numero di telefono, forniamo quello mobile (magari nemmeno quello principale) e non quello fisso, ché almeno siamo liberi di spegnerlo quando non siamo disponibili a farci frantumare i coglioni dagli altri. Se invece qualcuno di cui non ci frega niente ci fornisce il suo numero di cellulare, simuliamo l’intera operazione di aggiunta del contatto sulla nostra rubrica oppure, in modo mostruosamente più paraculo, ci facciamo fare uno squillo in modo tale che il numero ci appaia tra le chiamate perse per poi essere in grado di memorizzarlo con tutta calma. Ma quale scusa inventeremmo nel caso in cui incontrassimo di nuovo quella persona in circostanze diverse ed avessimo bisogno di quello stesso numero che lui già ci fornì tempo addietro, ma che noi fingemmo solo di memorizzare? “Cazzarola, dovresti darmi nuovamente il tuo numero perché”:

  • ho mandato il cellulare in assistenza e mi hanno resettato tutta la memoria!
  • mi hanno rubato il cellulare ed ho perso l’intera rubrica!
  • ho fatto fare l’aggiornamento del firmware ed ho dimenticato di backuppare i dati!
  • mio figlio mi ha lanciato il cellulare dal balcone e non sono riuscito a recuperare nè i promemoria nè i numeri di telefono!
  • l’ho segnato sull’altro cellulare che però adesso non mi si accende più per colpa della batteria che è morta!
  • l’ho registrato senza scrivere il cognome, e mi sono accorto solo dopo che in rubrica avevo ben quattro persone col tuo stesso nome!
  • ho comprato il cellulare nuovo e non ho ancora capito come trasferire i numeri dal vecchio!
  • quando me l’hai dato l’altra volta, evidentemente devo aver digitato male qualche numero, e infatti una volta ho provato a chiamarti ma mi ha risposto la segreteria telefonica di un trans brasiliano!

Quali altre scuse avete usato, oppure sono state usate nei vostri confronti, in situazioni analoghe a quella descritta?

Che cos’è Dopplr?

Che estate 2.0 questa del 2007! Grazie all’invito di Silvia, ho avuto l’opportunità di provare l’ennesima diavoleria nata con lo scopo di permettere ai nostri amici di farsi i cazzi nostri (ed a noi di farci quelli degli altri), con la pretesa che davvero interessino a qualcuno: Dopplr. Recita Wikipedia:

L’effetto Doppler è un cambiamento apparente della frequenza o della lunghezza d’onda di un’onda percepita da un osservatore che si trova in movimento rispetto alla sorgente delle onde. Per quelle onde che si trasmettono in un mezzo, come le onde sonore, la velocità dell’osservatore e dell’emettitore vanno considerate in relazione a quella del mezzo in cui sono trasmesse le onde. L’effetto Doppler totale può quindi derivare dal moto di entrambi, ed ognuno di essi è analizzato separatamente.

Dopplr (senza la “e”) è invece un servizio online appositamente studiato per chi viaggi frequentemente e voglia condividere con gli amici fidati le proprie mete future. Costruendo una rete di contatti, saremo ad esempio in grado di sapere se nella città che stiamo per visitare risiede (oppure è in vacanza) qualche nostro amico, e magari sarà più semplice riuscire ad organizzare una birra insieme (chissà perché tutte le attività legate al Web 2.0, in qualche modo, finiscono sempre in alcool). Per ogni viaggio che inseriremo, Dopplr si occuperà di aggiornare la nostra mappa utilizzando il database geografico di geonames.org e le onnipresenti Google Maps, mentre in qualsiasi momento saremo in grado di conoscere dove si trovano e dove stanno per spostarsi tutti i nostri amici, con la possibilità di inserire delle note all’interno delle schede relative ai loro viaggi. Il servizio è utilizzabile da browser e via sms ed è volutamente essenziale nell’aspetto e nelle funzionalità.

Perché qualche riga più sopra ho grassettato amici fidati? Semplice: perché all’interno dei social network tanto cari al Web 2.0, c’è la tendenza al celhopiùlunghismo e di conseguenza si aggiunge chiunque tra i propri contatti solo per incrementare il valore di quel dannato contatore. Io però ritengo, ma è una mia opinione personale, che per utilizzare Dopplr nel modo più corretto sia necessario selezionare accuratamente i nostri amici, sia per tutelare la nostra privacy (se io fossi un ladro mi divertirei tantissimo a programmare le mie visite in funzione delle vostre trasferte), sia per avere a disposizione il quadro degli spostamenti delle persone che eventualmente ci farebbe davvero piacere incontrare. Buon viaggio!

Le sette meraviglie dell’Abruzzo

AbruzzoCome tutti gli anni, all’aumento della temperatura corrisponde una fisiologica diminuzione del numero di post pubblicati che è direttamente proporzionale alla voglia dei visitatori di leggerli e commentarli. In queste particolari condizioni trovano terreno fertile i meme (ossia le catene di Sant’Antonio 2.0), specie quando sono utili ed intelligenti come quello nel quale mi tira in ballo l’amico kaos, che mi permette di fare della sana promozione turistica alla mia regione. Premetto che nemmeno io che ci vivo conosco benissimo l’Abruzzo (ed anzi colgo l’occasione per invitare chi leggesse queste righe a suggerirmi altre località o particolarità che valga assolutamente la pena segnalare) e che non ho la pretesa che le mie scelte siano effettivamente le migliori. Detto questo, ecco a voi le mie personalissime sette meraviglie dell’Abruzzo (accompagnate da alcune descrizioni tratte dal volumetto “Vacanze in Abruzzo” realizzato dal Touring Club Italiano):

  1. Il Parco Nazionale d’Abruzzo – Istituito nel 1922, si estende su 44000 ettari ed interessa anche il Molise ed il Lazio (per 1/4 della superficie totale). Meritano una visita i centri di Pescasseroli, Opi, Civitella Alfedena, Barrea, Bisegna, Scanno e Villavallelonga, le necropoli di Barrea e di Amplero e l’acropoli sannita di Alfedena. Il Parco dispone di 150 itinerari escursionistici e di una decina di sentieri-natura. Non meno importanti il Parco Nazionale della Majella, il Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, il Parco Regionale Sirente-Velino, le 15 riserve naturali regionali, le 12 riserve naturali dello Stato, le oasi del WWF e le grotte.
  2. La costa dei trabocchi – I trabocchi, antiche palafitte per la pesca sospese sul mare, sono il segno distintivo di un ampio tratto della costa meridionale abruzzese, nella provincia di Chieti, in cui spiagge di finissima sabbia si alternano a selvagge scogliere e a piccole insenature dalle acque cristalline e pescose, ideali per immersioni e particolarmente ricercate da chi preferisce il contatto con la natura alla mondanità.
  3. Piazza Vittorio Emanuele II (Chieti) – Scandalosamente adibita da diversi anni a parcheggio pubblico, è dominata dalla cattedrale di San Giustino, di origine antichissima: l’edificio attuale risale al secolo XIV ed è stato rimaneggiato nel Settecento; conserva un elegante campanile costruito tra il 1335 ed il 1498, oltre ad interessanti affreschi. Assolutamente da visitare a Chieti anche i resti della Teate romana (di particolare interesse il Teatro Romano, il complesso templare noto come Tempietti Romani, una cisterna delle antiche Terme e l’anfiteatro recentemente rinvenuto presso la Civitella), il Museo Archeologico Nazionale all’interno della neoclassica Villa Frigerj (dove sono esposti tra le altre cose anche il Guerriero di Capestrano, le stele di Penna Sant’Andrea, i sarcofagi e le sculture provenienti da Alba Fucens) e le chiese seicentesche di San Pietro e San Giovanni dei Cappuccini.
  4. Gli eremi di Celestino – Fra’ Pietro da Morrone, importante eremita della Majella, fu strappato alla sua montagna nell’estate del 1294 (all’età di 79 anni) quando il conclave lo elesse papa e prese il nome di Celestino V. Dopo pochi mesi rinunciò al trono di San Pietro per tornare tra le rocce della Majella e Bonifacio VIII, suo successore, lo rinchiuse nella fortezza del Fumone, dove morì nel 1296. Erroneamente bollato da Dante nell’Inferno come “colui che fece per viltade il gran rifiuto”, fu fatto Santo nel 1313 col nome di San Pietro Celestino ed il 29 agosto viene ricordato con la Festa della Perdonanza a L’Aquila. Sorprendenti gli eremi abbarbicati tra le rocce del Morrone: oltre a Santo Spirito a Majella e a Sant’Onofrio al Morrone, i più interessanti sono San Bartolomeo di Legio, San Giovanni e Sant’Onofrio all’Orfento e la Madonna dell’Altare tra i boschi del monte Porrara.
  5. Alba Fucens – Tra il Velino e il Fucino, un’altura a 1000 metri di quota ospita i resti della più importante città romana d’Abruzzo, edificata nel 303 a.C. nel territorio degli Equi. Particolarmente interessanti i resti della Basilica, dell’Anfiteatro e delle Terme. Imponenti anche le mura megalitiche del periodo italico.
  6. Gli arrosticini – Leggi l’apposita voce su wikipedia.
  7. La pasta – I ravioli di ricotta e spinaci, le sagne e ceci in bianco coi bastardoni, la mugnaia, gli anellini alla pecorara, i maccheroni alla chitarra, i tacconi al cinghiale, il timballo, le crespelle, le virtù, … (potrei continuare per ore: cosa aspettate a venirmi a trovare?)

Passo la palla a chiunque desideri far conoscere qualcosa in più sulla propria regione.

Che cos’è Pownce?

PowncePownce è l’ennesima diavoleria online di cui probabilmente non avevamo alcun bisogno perché non fa altro che potenziare e rivedere in chiave “Web 2.0” qualcosa che già eravamo in grado di fare senza problemi anche prima della sua creazione. Si ispira chiaramente a Twitter, ma allo stesso tempo cerca di differenziarsi per rispondere ad esigenze diverse che non siano solo quelle di fare nuove conoscenze, di aggiornare gli amici sui momenti della nostra vita (leggasi “raccontare i cazzi nostri al mondo intero“) e, sostanzialmente, di perdere piacevolmente tempo in una sorta di incrocio tra micro-blogging e chat.

Pownce aggiunge alla formula originaria di Twitter, mantenendone l’immediatezza e la facilità di utilizzo, la possibilità di organizzare i propri amici in gruppi e di condividere eventi, file e link, rimuovendo il limite di 140 caratteri per i propri messaggi che era allo stesso tempo, a seconda dei punti di vista, il pregio ed il difetto di Twitter. Ovviamente prima di pubblicare ogni nota possiamo scegliere se renderla pubblica (e quindi visualizzabile da chiunque visiti la nostra pagina o segua il nostro feed), se inviarla privatamente solo ad un amico o ad un gruppo di amici, o se renderla visualizzabile solo dai contatti che abbiamo in lista. Inoltre, e questa è secondo me la caratteristica principale che rende Pownce preferibile a Twitter, tutte le risposte ad una nota vengono organizzate all’interno di una discussione e non alimentano tutto quel casino di incomprensibili reply e contro-reply che si crea ogni volta (troppo spesso, purtroppo) che Twitter viene erroneamente utilizzato come una chat.

Messa così, si potrebbe concludere che Twitter abbia le ore contate: eppure la reazione della comunità di Twitter è stata piuttosto tiepida, sia perché in fin dei conti Pownce non rappresenta nulla di particolarmente innovativo ed originale, sia per quella strana sensazione di trovarsi in un luogo freddo, silenzioso ed inospitale dove non ti caga nessuno. Ed in effetti, trattandosi di una versione “alpha” accessibile solo su invito, Pownce è frequentato per il momento da un numero limitato di persone e manca ancora di quelle caratteristiche che hanno fatto la fortuna di Twitter (come ad esempio le API aperte ed il refresh automatico della pagina). Inoltre molti twitters rifiutano a priori Pownce perché hanno paura di perdere i contatti e l’autorevolezza faticosamente costruiti nel tempo, e non hanno voglia di abituarsi ad una nuova diavoleria che sostanzialmente serve agli stessi scopi. C’è però anche chi ha provato prima Pownce, e solo successivamente Twitter:

“Dopo Pownce io su Twitter non ci capisco niente, mi sembra tutto molto confuso… userei solo questo se solo ci fossero più utenti. Sono arrivata alla conclusione che sia solo una questione di abitudine e che Pownce sia meglio, ma penalizzato dal fatto che sia uscito dopo, quando l’altro già spopolava.”

Chi ne capisce tiene a sottolineare come Pownce e Twitter siano due strumenti apparentemente simili, ma rispondenti ad esigenze differenti: io però non mi vergogno ad ammettere che sotto alcuni aspetti vedo Pownce come la versione vitaminizzata di Twitter (d’altronde Pownce può essere utilizzato allo stesso modo di Twitter, ma non viceversa). Chi ne capisce, a dire la verità, si scervella spesso per esaltare e fornire un significato sociale a qualunque puttanata venga ideata con il solo scopo di tirar su due dollari: ma a conti fatti, fatta eccezione per il divertimento e l’utilità che se ne possono trarre in alcuni casi e preso atto della circostanza che non stiamo certo parlando di fondamentali innovazioni tecnologiche in grado di migliorare la nostra vita, sempre di puttanata si tratta.

In ogni caso, visto che a suo tempo qualcuno lanciò la medesima provocazione per Twitter, ecco a voi le regole di Pownce (prive ovviamente di qualsiasi valore e raccolte per scherzo proprio all’interno di una discussione su Pownce), alle quali potete tranquillamente aggiungere le vostre:

  1. non si parla in terza persona, ma in prima;
  2. per partecipare ad una discussione si clicca sull’apposito tasto “Reply”;
  3. non si scrivono robe eccessivamente lunghe, ché altrimenti poi si rimpiangono Twitter ed i suoi sms;
  4. non si aggiungono duemila persone alla cazzo di cane senza nemmeno conoscerle, tanto per vantarsi di aver il maggior numero di amici;
  5. si seleziona “Send to: the public” se si vuole che il proprio messaggio venga pubblicato sul feed e sia visibile a tutti (e non solo agli amici in lista, come avviene di default);
  6. se non si ha niente da dire, meglio stare zitti;
  7. se si preferisce Twitter, meglio usare Twitter ed evitare di rompere i coglioni su Pownce;
  8. non scrivere gli stessi messaggi sia su Twitter che su Pownce;
  9. a registrazione conclusa compilare il profilo ed aggiungere i propri link, affinché sia possibile riconoscersi (non sempre infatti ci si riconosce per nome e cognome);
  10. non raccontare minuto per minuto cosa si sta facendo, tipo “accendo una sigaretta”, “faccio un tiro alla sigaretta”, “spengo la sigaretta”.

Trovate tutti gli altri post che hanno parlato di Pownce qui.

Meme 2.0

Web 2.0Chiedo scusa a Napolux, che un paio di settimane fa aveva tentato di coinvolgere me ed un altro fottìo di blogger in una sorta di catena di Sant’Antonio (o sondaggio, o meme che dir si voglia) di cui mi accorgo solo oggi. E, benché io ritenga che nella maggior parte dei casi questo tipo di operazioni rappresenti solo una scusa per linkarsi tutti appassionatamente senza far troppo caso alle risposte fornite dalle persone tirate in ballo, tuttavia l’idea mi sembra simpatica ma soprattutto utile per incuriosire i lettori che non ancora conoscessero certi strumenti offerti gratuitamente dalla rete.

Si chiedeva di rispondere alla seguente domanda: Quali sono i servizi Web 2.0 che utilizzate ogni giorno?

Per comunicare: Skype, Google Talk e jaxtr.
Per la ricerca: Google, BlogBabel e Technorati.
Per i feed: Google Reader.
Per i commenti: coComment.
Per i bookmark: Sègnalo.
Per le statistiche: Histats, Google Analytics e LLOOGG.
Per le fotografie: Flickr e Zooomr.
Per i video: YouTube.
Per le presentazioni: SlideShare.
Per la musica: ehm, sono molto 1.0 in questo campo…
Per bloggare: WordPress e Tumblr.
Per nonhoancoracapitobenecosa: Twitter, Pownce e MyBlogLog.

Passo la palla a: chiunque ne abbia voglia. :P