Stamattina presto al bar. A pochi passi da me due signori sulla sessantina stanno prendendo il caffè insieme mentre chiacchierano piacevolmente. Sembra quasi che sia in corso una sfida per svuotare la tazzina nel maggior tempo possibile. Alla fine nessuno dei due fa cenno di voler pagare, fino a quando il primo, pur senza avvicinarsi di un centimetro alla cassa, mette la mano in tasca ed inizia a frugare nervosamente, perdendo altro tempo. A questo punto il secondo, ad alta voce ed in dialetto: “Sò capìt, ‘ndì preoccupà, pagh je… Ca tu ‘nsaccoccie tì nu ricc!” (trad.: “Ho capito, non ti preoccupare, pago io… Che tu in tasca hai un riccio!“). Ecco, io li adoro questi modi di dire. Un po’ meno li adora la barista, visto che per il ridere le ho risputato mezzo cappuccino addosso. Poi uscendo ha attirato la mia attenzione una vecchia Ford Fiesta bianca, primissimo modello, abbastanza malandata (da queste parti verrebbe descritta come un’autovettura in mano a Cristo), con un piccolo annuncio tondo attaccato al finestrino mediante una ventosa: “La Porsche l’ho lasciata in garage“. Che belle sono le giornate che cominciano in questo modo?
Scritto da Maxime il 2 ottobre 2007









zio maximm…
io pure ce l’ho attaccato alla mia makkina quel coso della porche in garage…..
minnow: va a finire che era la macchina tua…
no per fortuna ho una makkina nuova. Appena comprata
pero’ sta cosa della porche in garage me l’hanno regalata. E’ simpatica!
sono davvero meravigliose…
Sì, sono giornate che cominciano benissimo e ogni tanto ci vogliono, decisamente!
Signori si nasce…
Ogni tanto questi “pezzi” ci vogliono!!
Non e’ che per caso quello che aveva in tasca il riccio eri te?
inizialmente la frase mi sembrava in dialetto barese, solo che si dovrebbe dire rizz anzichè ricc…cmq fortissima
gli episodi di vita(vissuta) sono sempre i migliori
piccoli piaceri della vita ciao max
Stupenda la ventosa con l’annuncio della Porsche, la voglio anch’io! La prossima settimana capito da quelle parti, se non vi dispiace potreste dirmi dove si puó comprare?
Ciao, a parte la simpatica storia qui raccontata volevo complimentarmi per l’eccellente blog!
Da oggi sei nei miei favoriti.
http://www.lucianobove.blogspot.com
CHE SIMPATIA!!!! Forse per la barista un po meno… ma questi pittoreschi episodi sono una cosa meravigliosa… dovrebbero iniziare così tutti i giorni lavorativi della settimana… si affronterebbe tutto in maniera diversa. E poi il nostro dialetto, incomprensibile per il resto del mondo… da un tocco che non ha eguali!!!
Grazie, questa del riccio proverò ad usarla in dialetto sudtirolese ( Zoll i, weil du an Igl in dr Tosch hosch)
Stavo pensando…
Io al Bar:
Buongiorno, un caffè per favore
un signore che è entrato appena dopo:
Uè mett-m na Sampdoria (Ei versami un bicchierino di Sambuca)
e tutto questo alle 9 di mattina
Domani quando passi vengo pure io a prendere il caffè dove vai tu…nei mie Bar ci sono solo alcolizz…..
Che dialetto è?
GENIALE!!
Iniziare la giornata ridendo è la miglior cura ricostituente-antidepressiva che esista ;-*
Ciao Maxime, sono arcisicuro tu sia lo stesso che scriveva su TGM nella sezione Amiga. Quanti Maxime ci possono essere che fanno i geometri a Chieti?
Ti ho incontrato anni fa ad una fiera (Montesilvano, Palazzetto dello sport, credo) eri ad uno stand Amiga (il periodo in cui uscì Descent, Eat The Whistle). Complimenti per il blog, davvero sfizioso.
Vi narro una scenetta di cui sono stato testimone giusto questa mattina. Ero con un amico a prendere un caffé e una pasta al “Ritrovo del Parrozzo” davanti allo stadio di Pescara.
Mentre stavamo seduti al tavolino arrivano due signore sofisticate sui 65,
con cagnolino al seguito, che ovviamente non può entrare. Una delle due è cliente abituale e sulla porta si mette a vociare che vorrebbe permettessero all’amica di entrare col cane perché tanto “è piccolo, è pulito, è buono, che ffa? Insiste e predica un po’, ma il cameriere è irremovibile.
Le signore fanno per andarsene, poi sempre la stessa che ha perorato la causa del cane si ricorda perché è venuta, allora entra, attraversa tutto il locale fino al bancone delle paste, e nel frattempo AD ALTA VOCE fa: “Scusiiii… Senta… Le volevo chiedere una cosa… Per la mia amica che non è di qua… Che per caso nel parrozzo ci sono le mandorle?”
Io e Alex ci guardiamo in faccia e infine scoppia l’ilarità repressa, che a stento cerchiamo di contenere nel tentativo di non sputare il cornetto che stavamo masticando e di non soffocare tra le lacrime.
Il cameriere, sgomento, con tatto spiega che sì, in effetti il parrozzo praticamente è una grossa mandorla tritata, capitano pure i pezzetti di guscio nell’impasto…
Allora la signora s’avvia all’uscita e, sempre ad alta voce: “Aaaah, beh, allora peggio per lei che non lo può mangiare”
Robe dei matti.
Davide: yes, sono proprio io. Speriamo di rivederci presto, allora. Se ti interessa ho creato un canale #abruzzo su Jaiku, che utilizzeremo anche per organizzare eventuali raduni altamente etilici a base di arrosticini.