Archivio del mese di novembre 2007
Sono un tipo particolarmente fortunato: anche la più semplice delle operazioni, se applicata a me stesso, diventa un’impresa epica. Hai presente le avventure di James Tont? Ecco: ero lì dal dentista per la mia prima estrazione di sempre. Sulla carta nulla di particolarmente difficile. Peccato che il dente del giudizio avesse una radice strana. A chiocciola. Essere il fortunato possessore del dente le cui radici entrano di diritto nel Guinness dei Primati, è una magra consolazione. Anche se durante l’intervento ho sentito poco o nulla per via delle tre (!) anestesie, lo scenario che mi si è presentato davanti è stato quello di un dottore disperato che ogni due minuti osservava incredulo le mie lastre panoramiche e poi tornava all’attacco con strumenti di tortura sempre più potenti, puntando i piedi dovunque per fare maggiore leva, sudando copiosamente, incazzandosi. Ma il dente, stoicamente, ha resistito. Alla fine il dentista ha deciso di segarlo in più parti, mentre un sospetto profumo di carne bruciata si diffondeva nell’ambiente. Un pezzo alla volta è venuto via, il bastardo, anche se un minuscolo frammento è rimasto lì. Sembrava quasi di essere alle prese con la disinstallazione di un prodotto Norton. Spero solo che il computer adesso si riavvii regolarmente. Nel frattempo, esauritosi l’effetto delle anestesie, dò il benvenuto a febbre, mal di testa, dolori diffusi, antibiotico ed antinfiammatorio. Nella speranza di tornare in forma entro sabato.
Scritto da Maxime il 29 novembre 2007
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Che il computer sarebbe diventato un elemento importante nella mia vita l’avevano capito in tanti, sin da quando – mentre il più cool dei miei amici invitava gente a casa per giocare col suo Vic 20 – io divenni il fortunato possessore di uno dei primi Commodore 64 e per l’emozione mi esplosero tutti i capillari sulle guance, costringendomi ad esibire in pubblico per una interminabile settimana la stessa faccia del viticoltore al termine dei festeggiamenti per il vino nuovo. A quell’epoca ed a quell’età anche poche linee di basic erano già sufficienti a vedersi appioppare l’appellativo di mostro o di genio del computer. E soprattutto erano sufficienti a parenti ed amici dei miei genitori per richiedermi consigli e consulenze e per sottopormi a svariate rotture di coglioni sul presupposto che per me fosse un divertimento istruire un tecnoleso all’uso di un qualsiasi macchinario elettronico dotato di schermo o display, senza tener conto del fatto che magari, quel fottuto marchingegno, non lo sapessi usare nemmeno io. Ma poiché avevo una certa predisposizione ad accettare le sfide, magari passavo la notte a leggere manuali ed alla fine riuscivo a risolvere il problema. Che poi il manuale se lo sarebbero potuto e dovuto leggere loro, beh, quello è un altro discorso.
Ho sempre amato le nicchie e mi sono sempre battuto contro quelle porcherie che qualcuno dall’alto – per non meglio precisati motivi – aveva deciso dovessero diventare lo standard. Mentre si diffondevano i 286 ed il dos, non riuscivo a spiegarmi perché non si potesse lavorare in ufficio ad esempio con un Commodore 64 o un Amiga 500, rei di essersi cuciti addosso l’immagine di macchine per giocare. Nonostante le geniali intuizioni, le vedute limitate dei vertici Commodore spianarono la strada a Bill Gates ed alle sue finestre di merda, e si diffuse la convinzione (imposta per meri motivi economici e di mercato) che se un software non funzionava bene il problema non era il software da ottimizzare, bensì l’hardware da aggiornare. Oggi, grazie ad internet, appartenere ad una comunità di nicchia è molto più semplice e divertente che in passato: siti web, blog, forum e newsgroup sono pieni di gente disponibile a fornire aiuto e consigli, condividere esperienze ed evangelizzare chiunque sia erroneamente convinto che se qualcosa è diventata lo standard è perché era davvero la scelta migliore. Scusate l’amarcord, ma volevo festeggiare il primo post in assoluto che scrivo e pubblico dal mio nuovo iMac, quella roba da blogger fighetti che già dopo dieci minuti di utilizzo ti costringe a porti il primo importante quesito esistenziale, e cioè: ma perché Bill Gates non si suicida?!?
Scritto da Maxime il 27 novembre 2007
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Nonostante l’offuscamento del protocollo e l’utilizzo di porte random, di filtri ip e di server sicuri, da circa tre giorni eMule non vuole più saperne di darmi un ID decente, l’accesso sui server è pressoché impossibile e la connessione sulla rete Kademlia avviene in modalità “firewalled”, con fonti sensibilmente ridotte, ricerca file difficoltosa e download massimo di 5kb/sec. Poiché non ho modificato nessuna impostazione e leggendo in giro pare che tutto funzioni bene (se si esclude il recente drastico calo del numero dei server, che comunque non ha portato grossi disagi), mi viene da sospettare che il mio provider adsl abbia apportato una ulteriore modifica ai suoi filtri. Qualche altro utente Tele2 può confermare?
Scritto da Maxime il 22 novembre 2007
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Qualche settimana fa mi trovavo in un negozio Mediaworld insieme a mia moglie e c’era un portatile Acer con schermo da 17″ ed un hardware di tutto rispetto ad un prezzo ottimo. Da tempo avevo l’esigenza di aggiornarmi e di passare a qualcosa di meno ingombrante rispetto all’attuale computer, e sinceramente quella mi sembrava l’occasione giusta. Me lo riguardo duemila volte, leggo nuovamente le caratteristiche, mi faccio due conti. E’ lui, lo prendo. Cazzarola, non ricordo il numero di partita IVA per la fattura. Poco male: Mediaworld è a due passi da casa mia, ci torno nel pomeriggio. Una volta a casa, mi collego un attimo in internet e decido di sfruttare i potenti mezzi del web 2.0 per cercare consensi alla mia scelta. Una catastrofe! Gli utenti PC iniziano a dirmi robe del tipo “Acer?!? Ma sei pazzo?!?” segnalandomi una marea di esperienze negative documentate sui blog e sui forum. Gli utenti MAC invece approfittano della mia confusione per tentare di portarmi sull’altra sponda, dimostrandomi ancora una volta ciò di cui ero già certo, e cioè che una persona normale, una volta diventata cliente Apple, si trasforma magicamente in un Testimone di Geova. Messaggi, telefonate, mobilitazioni pubbliche. I più insistenti sono Gattonero e kOoLiNuS, i quali però mi assicurano di non ricevere alcuna percentuale sulla vendita di ogni nuovo Mac.
Ovviamente non ho alcun dubbio sul fatto che la struttura, la stabilità, la sicurezza, la bellezza e la velocità di un qualsiasi MacOS non siano minimamente paragonabili a quelle accozzaglie di codice bacato e sbrana-risorse che Bill Gates continua a spacciare per sistemi operativi. D’altronde io i PC li ho sempre odiati: ho vissuto la mia adolescenza su macchine Commodore ed ho continuato ad utilizzare il mio Amiga 1200 (modificato, espanso e towerizzato artigianalmente) finché ho potuto. Decido così di rendere pubblici tutti i problemi, i dubbi e sostanzialmente i pregiudizi che mi avevano impedito in passato di prendere in considerazione l’acquisto di un computer Apple: il prezzo (non si può negare che un Mac, a parità di hardware, arrivi a costare anche il triplo rispetto ad un PC), la dotazione software, la piena compatibilità con tutto ciò che sono costretto ad utilizzare per lavoro, i programmi da installare per navigare sicuri in internet, la disponibilità di software copiato (ovviamente col solo scopo di testarlo prima di un eventuale acquisto, che credete?), e cose di questo tipo. Ottengo molte più risposte di quante sarebbero state già sufficienti a convincermi. Poi ci sono tornato da Mediaworld, ma solo per vedere da vicino il nuovo iMac. E’ stato amore a prima vista. Adesso è qui, davanti ai miei occhi, ancora imballato nella sua scatola. Se non ci sentiamo per un po’, sapete perché.

Scritto da Maxime il 20 novembre 2007
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C’è chi pubblica immediatamente qualunque cosa gli passi per la testa in quel momento, senza alcuna elaborazione nè raffinazione (ché il tempo da dedicare al blog non è mai troppo, e poi c’è da seguire quella famosa regola non scritta per cui va pubblicato almeno un post al giorno, pena la prematura caduta dell’uccello). C’è chi, invece, no. Da quando ho dato vita a questo blog (oltre 3 anni fa) penso ad ogni cosa che mi accade intorno come ad un possibile post, e tiro spesso fuori dalla giacca una penna ed un pezzo di carta sul quale annoto lo spunto, l’osservazione o l’episodio che poi, non appena troverò la giusta disposizione mentale, trasformerò in un post. Forse. Sì, perché è più probabile che quel pezzo di carta vada ad unirsi ad altri millemila foglietti contenenti vecchi appunti che ormai hanno fatto la muffa. Queste stesse riflessioni le sto annotando sul palmare, mentre sono in attesa del Giudice Istruttore dentro un’aula del Tribunale, e non so se riuscirò mai a pubblicarle o se contribuiranno solo a riempire la memoria del mio Htc TyTN.
Avete idea di quanto tempo fa sia entrato in vigore il Decreto Bersani? Ecco, avrei voluto scriverci un post. Vi avrei raccontato che questo decreto, limitatamente alle norme relative ai liberi professionisti, rappresenta solo una gigantesca rottura di coglioni, non risolve affatto il problema dell’evasione fiscale ed in realtà, per via dell’esponenziale aumento del numero di operazioni necessarie alla gestione della propria attività, faccia solo ed esclusivamente la felicità delle Banche. Infatti, tutte le entrate e le uscite che abbiano a che fare con la propria attività devono necessariamente passare per il conto corrente (addirittura era stata diffusa la notizia – smentita a bassissima voce – che fosse necessario avere un conto dedicato, che molti hanno poi aperto); inoltre, c’è una graduale abolizione dei pagamenti in contanti affinché diventi tutto tracciabile e verificabile. Peccato che un evasore possa tranquillamente continuare ad emettere fatture ridotte, da pagarsi con assegno o bonifico, incassando il resto (il cosiddetto “nero”) in contanti: l’importante è non utilizzare quei contanti per pagamenti legati all’attività, ma ad esempio per andare a puttane, per vippeggiare in Costa Smeralda e per fare il pieno alla Porsche (magari evitando di farsi caricare i punti sulla tessera Fai Da Te AGIP, ché adesso è nominativa e quindi in grado di tracciare la propria posizione geografica e le proprie spese). Al contrario, il non evasore alle prese con il cliente anziano di turno che non abbia un conto corrente e sia solito conservare i soldi nel materasso, non può accettare i suoi contanti e deve convincerlo ad andare in banca per richiedere l’emissione di un assegno circolare non trasferibile a favore del professionista, nella speranza che il cliente comprenda la situazione e non sospetti che magari si tratta di una storia inventata con lo scopo di fregarlo in qualche modo.
Ricordate che in occasione del mio compleanno avevo scritto di essermi regalato una Canon EOS350D? In realtà quel regalo, a causa di un disguido, non è mai arrivato. Poi a settembre, in seguito alla definizione economica di alcuni lavoretti fatti su WordPress, mi sono buttato su eBay alla ricerca del mio nuovo gioiello. Alla fine, grazie soprattutto ai preziosi consigli degli amici Giovy e Anticitera, ho acquistato una Canon EOS400D (solo corpo) ed un obiettivo Canon EF 28-105mm 1:3.5-4.5 II USM (sigle e numeretti, ovviamente, l’ho messi esclusivamente per fare il figo… poi magari un giorno imparerò anche cosa cazzo vogliano dire, promesso). Ecco, avrei voluto parlarvi anche di questo, magari pubblicando qualche scatto. Ed avrei voluto ringraziare i Nadàr Solo per avermi inviato una copia del loro cd, sul quale peraltro è riportato un graditissimo ringraziamento a me ed agli altri pazzi che hanno animato il blog 4 8 15 16 23 42 fino alla soluzione del celeberrimo “mistero di NS”. Ed avrei voluto pubblicizzare l’iniziativa di Daniele Alberti che su MyMinutes.org ha creato il primo “calendario emozionale collettivo”, nel quale è possibile associare ai minuti dell’anno solare i momenti più significativi della propria vita: al prezzo di un euro l’uno, si possono acquistare uno o più minuti ed inserire testi, foto, video, immagini e link. Lo scopo? Finanziare progetti web di giovani creativi. Infine avrei voluto segnalare un interessantissimo progetto di Paolo Severi, ZeroRelativo, ossia una community italiana di annunci che mette in contatto gli utenti che desiderano scambiare, barattare e donare i loro oggetti.
Oggi posso strappare, finalmente, quei fottutissimi foglietti ormai consumati e scoloriti. Avete anche voi dei vecchi appunti contenenti spunti mai pubblicati? Fate finta che questo sia un meme ed approfittatene ora, ché se un’idea non la trasformate in post finché è calda, è molto probabile che non la pubblichiate mai più.
Scritto da Maxime il 13 novembre 2007
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Fino a qualche giorno fa il sito web istituzionale del Comune di Chieti era rappresentato da una roba preistorica imbarazzante che nemmeno nel terzo mondo informatico ci avrebbero potuto invidiare. Dopo anni di attesa in cui ci avevano fatto credere che un nuovo strabiliante sito fosse in costruzione, all’improvviso arriva l’annuncio di una conferenza stampa per la sua presentazione. Et voilà! Finalmente anni di ricerca nel campo del web design hanno dato i loro frutti! Finalmente un portale istituzionale coi controcazzi, pieno di informazioni utili, di servizi che consentono la partecipazione dei cittadini, di precise e dettagliate indicazioni relative a tutto ciò che di bello c’è da vedere e da fare a Chieti! Qualcuno ha subito, inaspettatamente ed inspiegabilmente, messo le mani avanti: “Il passo avanti c’è e si vede, al di là d’ogni faziosità“. Peccato che l’unica faziosità io la veda in questa stessa frase che mal cela, peraltro, il colore della tessera politica di chi l’ha scritta. E’ indubbio che siamo davanti ad un gigantesco miglioramento (non ci voleva molto). Ma per come la vedo io, anche pestare la merda di un cane è un grosso passo in avanti rispetto all’essere annaffiati dalla diarrea di un cavallo.
Sinceramente il nuovo sito mi ricorda la triste vicenda di Italia.it e mi dà l’impressione (ma spero di sbagliarmi) di qualcosa di improvvisato utilizzando una piattaforma già bella e pronta all’uso dove siano state apportate alcune semplici personalizzazioni e dove siano state copiate in fretta e furia (senza nemmeno rileggere e correggere i numerosi errori che mi sono saltati agli occhi dopo una prima velocissima visita) quelle stesse informazioni che, armati di pazienza, era possibile trovare anche sul vecchio sito. Per il resto, la sezione “Servizi e altro” è solo una collezione di link esterni, di numeri di telefono e di prese per il culo che sinceramente con una giornata di lavoro poteva fare pure mio nonno (pace all’anima sua). Persino la sezione “Itinerari e mappe” è un mero elenco di link esterni, mentre la sezione “Turismo” (quella con la maggiore importanza strategica) si riduce a poche tristissime informazioni. Ovviamente di ottimizzazione per il corretto posizionamento sui motori di ricerca non ne parliamo neanche (è sufficiente analizzare la struttura dei link delle varie sezioni per comprendere il tipo di attenzione riservato a questa problematica). Altri problemi sono stati evidenziati sul quotidiano abruzzese PrimaDaNoi.
La cosa che però al momento non riesco ancora a spiegarmi è il perchè, visitando il nuovo sito, sul browser venga visualizzato l’indirizzo http://62.77.48.44/chieti/: spinto da curiosità, ho provato a salire di una directory per vedere cosa ci fosse su http://62.77.48.44/ e sono andato a finire sul sito dell’ACA di Pescara! Ora, nonostante io abbia sempre evitato accuratamente di polemizzare nei confronti dell’attuale amministrazione comunale di Chieti ed anzi abbia organizzato eventi e fornito suggerimenti con l’unico scopo di veder crescere e migliorare la mia città indipendentemente dai colori politici che la amministravano, la mia odierna critica potrebbe apparire di parte. Ragion per cui, visto che tra i lettori di questo blog ci sono numerosi esperti di comunicazione, di web design ed in generale di tutte le dinamiche legate ad internet, mi interesserebbe avere un loro parere dettagliato scritto, che sarà mia cura girare al Sindaco di Chieti. “Al di là d’ogni faziosità”.
Scritto da Maxime il 10 novembre 2007
Chieti | 23 Commenti | |
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