Grazie alla Finanziaria del 2007 alcuni servizi catastali (visure attuali e storiche, stralci dei fogli di mappa e planimetrie delle unità immobiliari) sono diventati – con un’abile mossa demagogica – totalmente gratuiti. Nello stesso tempo altri servizi catastali riservati ai tecnici abilitati (estratti di mappa, tipi mappali, tipi di frazionamento ed accatastamenti) hanno subito sensibili aumenti. Quasi che il Governo intendesse agevolare i normali cittadini e punire i liberi professionisti. Ma in considerazione del fatto che i professionisti usufruiscono di determinati servizi sempre e comunque su incarico di normali cittadini, indovinate nel culo di chi sono finiti quegli aumenti (enormemente superiori al risparmio derivante dalla gratuità degli altri servizi)?
Fatta questa premessa, c’è da dare atto all’Agenzia del Territorio (ente pubblico dipendente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e nato dalle ceneri del Catasto e della Conservatoria) che negli ultimi anni, dal punto di vista dell’organizzazione, dell’efficienza e della telematizzazione dei servizi, sono stati compiuti dei passi in avanti davvero notevoli. Oggi, attraverso il suo gradevole e funzionale sito web, è possibile fare online il 90% delle operazioni per le quali in passato era necessario svegliarsi presto la mattina ed affrontare lunghe file e trafile. Un cittadino può verificare i beni immobili di cui risulti intestatario, può acquisire dati identificativi e reddituali di terreni e fabbricati, può richiedere la rettifica di eventuali incongruenze, può effettuare ispezioni ipotecarie. Un professionista può accedere all’intera banca dati catastale ed ipotecaria, può registrare, trascrivere e volturare atti immobiliari, può presentare atti di aggiornamento catastale e cartografico, può scaricare ogni tipo di software, modulistica e documentazione necessari allo svolgimento delle proprie attività. Roba da far venire i brividi (e meditare il suicidio) ai responsabili del portale del Comune di Chieti.
Scritto da Maxime il 31 gennaio 2008
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Riflettevo sul fatto che se avessi voluto mantenere segreta la mia identità, di certo non avrei partecipato a cene e barcamp (addirittura organizzandone a mia volta), né avrei fornito tutti quei dettagli (con tanto di fotografia) nei profili dei vari social network, ma soprattutto sarei rimasto su Splinder evitando di registrare un dominio .it che con un semplicissimo whois rivela tutti i miei dati personali. Tra l’altro utilizzo il mio nickname storico, quello che mi appartiene sin dai tempi della “scena” Amiga e delle recensioni su The Games Machine, quello col quale ho conosciuto negli anni altre millemila persone. Quindi di certo non mi sto nascondendo. Però arriva il giorno in cui sono in fila al Catasto ed una collega ad un certo punto mi saluta e mi fa “uè, pensierineccesso!“. Ed arriva anche il giorno in cui un cliente fissa un incontro e me lo comunica con un commento sul blog. Nulla che mi sconvolga particolarmente, sia ben chiaro, però mi sono subito tornati in mente tutti quei motivi per cui fino ad oggi mi sono ben guardato dal trattare determinati argomenti ed ho accuratamente evitato di raccontare episodi e di sputtanare persone che pure se lo sarebbero strameritato. Robe grazie alle quali ci saremmo potuti fare tante di quelle risate da star male. E mi è improvvisamente tornata tanta voglia di privacy. Ma soprattutto ho capito perché ogni tanto un blog muore. E nello stesso preciso istante ne nasce un altro. Parliamone.
Scritto da Maxime il 29 gennaio 2008
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- la sensazione di appartenere sempre e comunque alla fila sbagliata (in banca, al supermercato, ecc.);
- la sensazione di aver già vissuto la stessa identica situazione (vita monotona o viaggi nel tempo?);
- la sensazione di averlo comunque preso nel culo, nonostante contrattazioni, sconti e trattamenti di favore;
- la sensazione che l’autore delle leggi di Murphy, in realtà, si sia ispirato a te;
- la sensazione di aver lasciato la macchina aperta, nonostante tu abbia pigiato su quel fottuto telecomando circa trecento volte prima di allontanarti da lei;
- la sensazione che quelli che arrivano dopo di te vengano sempre serviti prima (al ristorante, al pub, ecc.);
- la sensazione che la gente ti guardi e/o rida di te (e allora metti subito la mano sul pacco per verificare che la chiusura lampo dei jeans sia chiusa e poi la passi sui capelli per controllare se magari qualche piccione abbia lasciato il ricordino);
- la sensazione come di… assorbimento (sono i giovani d’oggi a non avere più problemi di brufoli, o certi pubblicitari ad essersi finalmente arresi?)
- la sensazione di aver fatto, detto o scritto una enorme cazzata (non la provo più da tempo, ma solo per via del callo).
La sensazione di aver dimenticato qualcosa. Che poi non è affatto una sensazione.
Scritto da Maxime il 21 gennaio 2008
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Visto che non ho avuto il tempo né la voglia di scrivere nulla di nuovo, vi ripropongo alcuni degli ultimi pensierini che ho scritto di là, ma solo per non farvi sentire tristi e soli (ché ormai siete un pubblico talmente numeroso ed esigente che alle volte mi sento quasi in dovere di scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, anche se questo sinceramente non mi sembra molto bello).
- 1973. Quando leggo l’anno di nascita dei calciatori ormai considerati troppo vecchi ed inevitabilmente alla fine della loro carriera, mi girano profondamente i coglioni.
- Lui e tutta la razza sua. Se io fossi il presidente di una squadra di calcio di Serie A, a questo punto schiererei immediatamente in attacco Ciccio Valenti, Ugo Fantozzi, Ruud Gullit e Claudio Lotito e poi manderei al simpatico ed originalissimo direttore della Gazzetta dello Sport la mia proposta per la prima pagina del suo giornale.
- Meglio la Corazzata Potemkin. Il MacBook Air è una roba inutile per ricchi sboroni. Ok, è figo. Ok, è il più sottile al mondo. E sticazzi?
Scritto da Maxime il 16 gennaio 2008
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Inizi a sentirti davvero un genitore quando arriva il momento delle scelte. Quelle serie, non come quando devi comprargli un passeggino, arredargli la cameretta o iscriverlo all’asilo. Quelle per cui ti assumi ogni responsabilità relativa a ciò che la tua decisione potrebbe comportare. Così, quando la pediatra ti consiglia di far vaccinare tuo figlio contro lo pneumococco ed il meningococco, ripensi a come funzionano alcune vaccinazioni (viene iniettato un virus vivo, coltivato ed attenuato in laboratorio, affinché l’organismo reagisca producendo i relativi anticorpi… con il remoto rischio che però l’organismo non reagisca e si sviluppi la malattia) ed inizi a cagarti letteralmente addosso. Dunque che fare?
Innanzitutto si dovrebbero punire i responsabili del terrorismo mediatico in atto, visto che con riferimento al 7 gennaio 2008 (tre giorni fa) il Ministero della Salute assicura che “il numero totale di casi di meningite è stabile negli ultimi anni ed anche quest’anno il numero dei pazienti di cui è pervenuta segnalazione non eccede l’andamento invernale abituale. Per quanto riguarda le meningiti da meningococco C si osserva negli ultimi due anni una diminuzione dei casi; non sono segnalati ulteriori casi associati al focolaio in Veneto dopo l’ultimo segnalato il 3 gennaio. Ad oggi, non risultano segnalati altri clusters epidemici.” Eppure ogni volta che c’è un decesso derivante dalle complicazioni di una febbre alta, prima ancora di autopsie o ulteriori accertamenti, subito si amplifica la notizia parlando di “sospetta meningite”. Ma dopo gli opportuni controlli, avete mai letto una smentita? Ed avete mai letto se si trattasse di meningite virale (quella più comune, che solitamente non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di una decina di giorni) o di meningite batterica (quella più rara e più seria, che può effettivamente avere gravi conseguenze)? No, perché le smentite – è noto – fanno vendere meno giornali. D’altronde con le storie dell’aviaria e della mucca pazza certo giornalismo (anzi certo sensazionalismo) ha messo sul lastrico parecchi allevatori italiani.
Ecco quindi qualche informazione utile. Quali sono i sintomi della meningite? All’inizio ci si può confondere facilmente con una normale influenza. Infatti la malattia si manifesta attraverso irrigidimento del collo, febbre alta, mal di testa acuto, vomito o nausea con mal di testa, senso di confusione, sonnolenza, convulsioni, fotosensibilità ed inappetenza, anche se nei neonati alcuni di questi sintomi non sono molto evidenti. Quali sono i soggetti più a rischio? I bambini sotto i 5 anni, i giovani tra i 18 e i 24 anni, le donne in gravidanza, le persone anziane e chiunque faccia vita di comunità o frequenti costantemente luoghi molto affollati. Come si trasmette la meningite? Il contagio avviene da persona a persona con contatti stretti ed in ambienti affollati, mentre il batterio non riesce a sopravvivere nell’ambiente, né in alimenti, bevande o su oggetti: per questo non sono efficaci disinfezioni ambientali e non v’è un rischio epidemico che oltrepassi il circuito dei contatti stretti dei casi. Come si cura la meningite? Se è di origine batterica si cura con gli antibiotici (ed ovviamente la cura è più efficace se è tempestiva e se è stato identificato il ceppo agente dell’infezione), se è di originale virale si risolve in una settimana senza il bisogno di alcuna terapia oltre alle normali cure utilizzare per le banali influenze.
Ma torniamo al discorso iniziale. Alla fine, dopo aver fatto duemila telefonate a persone competenti ed informate, il vaccino a mio figlio ho deciso comunque di farlo. Questo perché è ancora molto piccolo e fragile, perché tra qualche mese andrà alla scuola materna e perché, nonostante il Ministero stia costantemente monitorando la situazione, il terrorismo mediatico ormai ha scatenato un esercito di madri eccessivamente apprensive e preoccupate (compresa mia moglie). Costo dell’operazione: € 89,45 (+ un euro per il bollettino postale). Ma ci son stato male, giuro. Quando fai i vaccini obbligatori, per i quali il rischio è lo stesso, non ti preoccupi più di tanto proprio perché devi farli per forza. Ma quando la scelta è tua, e nonostante ti assicurino che i vaccini sono sicurissimi e che nel 99,99% dei casi l’organismo reagisce bene, tu pensi sempre a quel fottutissimo 0,01% e preghi che non sia tuo figlio.
Per ulteriori informazioni: Ministero della Salute.
Scritto da Maxime il 10 gennaio 2008
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In mezzo alle quintalate di email ed sms ricevuti in occasione delle feste appena concluse, vi sarà capitato di trovare diversi messaggi relativi all’urgenza di sangue B+ per un bambino di 17 mesi colpito da una forma di leucemia fulminante. Appello di cui parlai già un’annetto fa, ma che è tornato prepotentemente all’attacco nelle ultime settimane grazie a nuove mutazioni arricchite da spontanee e sincere considerazioni personali (“non è uno scherzo! me l’ha inviato mio cugggino che è un medico e l’ha saputo da una fonte certa“) che hanno avuto un effetto ancora più devastante. Ovviamente in pochissimi si sono preoccupati di verificare la cosa e, complice l’urgenza, non hanno riflettuto troppo prima di inoltrare l’appello a tutta la propria rubrica aggravando ulteriormente i disagi ed i disservizi a carico di cittadini ignari e strutture ospedaliere. Ora, benché io non abbia alcuna difficoltà a comprendere la perfetta buona fede di chi, con leggerezza e distrazione eccessive, continua ad alimentare queste catene (contro le quali nulla possono persino i potenti filtri di BlogBabel), tuttavia non riesco a spiegarmi perché, quando qualcuno risponde all’untore spiegandogli che non esiste nessuna emergenza e che trattasi di appello fasullo, non partano immediatamente delle smentite atte a generare una catena di senso opposto che argini il fenomeno, ma si faccia colpevolmente finta di niente contribuendo di fatto all’ulteriore propagazione del virus delle stronzate. Voi sapreste spiegarmelo?
Scritto da Maxime il 7 gennaio 2008
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