Archivio del mese di febbraio 2008
D’accordo, se ne sta già parlando abbastanza in ogni dove ed a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ma soprattutto tutti lo schifano e nessuno ammette di guardarlo (ed in effetti non lo guarda, a giudicare dai dati raccolti e diffusi dall’Auditel). Io lo sto seguendo distrattamente – compatibilmente con l’oKKupazione del televisore messa quotidianamente in atto da mio figlio e dai suoi fantastici dvd – e ne parlo per dovere istituzionale, dato che partecipo al live blog aperto nel 2004 dal mitico Alberto Puliafito e che puntualmente ogni anno, per una settimana, si ripopola e rianima con sbalorditiva spontaneità. Ebbene, dopo le prime tre serate di questo 58esimo Festival della Canzone Italiana di Sanremo, sono qui a riassumervi le mie attesissime, imprescindibili e fondamentali impressioni (maddeché).
Bocciati:
- le gag, i balletti, i super ospiti di serie B (scommetto che c’è gente che non dormiva da settimane per l’emozione e l’ansia di vedere sul palco dell’Ariston la squadra Vaticana di calcio alle prese con la versione in latino di We Are The Champions) e tutte le cagate di contorno che hanno inutilmente fatto slittare l’inizio del Dopofestival verso orari sinceramente imbarazzanti;
- Loredana Bertè, perennemente assecondata, tollerata e protetta nonostante un evidente squilibrio ed un brano copiato e giustamente squalificato che per rispetto degli altri cantanti in gara non avrebbe meritato la visibilità e la pubblicità che ha comunque ottenuto (che c’è, Pippo Baudo aveva paura che la Bertè si suicidasse in eurovisione?!?);
- Anna Tatangelo, Federico Zampaglione (Tiromancino) ed il duo Giò Di Tonno e Lola Ponce, ossia coloro rispetto ai quali – per un assurdo ed inconcepibile disegno divino – c’erano le maggiori aspettative ed i pronostici più favorevoli;
- Licenziamenti, precariato, omosessualità, risparmio energetico, pozzi d’acqua in Africa, buoni sentimenti, pubblicità regresso per il sociale. Mancava solo la pace nel mondo. Anzi no, c’era pure quella;
- Pippo Baudo, che dopo aver letto i dati relativi agli ascolti ha accusato il colpo e si è lamentato della qualità di una televisione che lui stesso ha contribuito a devastare.
Promossi:
- il DopoFestival, ma soprattutto gli Elio E Le Storie Tese i quali l’hanno reso talmente geniale e divertente da non farti accorgere che la sigla finale coincide praticamente col suono della tua sveglia (santi subito!);
- i duetti, capaci di rendere finalmente gradevole una serata del Festival (con le solite immancabili eccezioni);
- L’Aura, che secondo me è la vera rivelazione del Festival (dopo le zinne di Annalisa Minetti), e non lo dico solo perché sono di parte;
- Tricarico, il suo duetto col Mago Forest, il suo pezzo interessante ed orecchiabile che ti entra nel cervello e non ne esce più (poi, vabbè, lo interneranno insieme alla Bertè… ma quello è un altro discorso);
- Max Gazzè, una bella conferma grazie anche allo spettacolare duetto con Marina Rei e Paola Turci;
- Piero Chiambretti, le cui battute fuori programma sono dissacranti al punto giusto e fanno quasi dimenticare la banalità e l’artificiosità delle gag ideate dagli autori.
Tutti gli altri: non pervenuti.
Scritto da Maxime il 29 febbraio 2008
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Nel momento di massima curiosità intorno al fenomeno del cosiddetto Web 2.0, quelli davvero fighi ed avanti anni luce rispetto al resto del mondo – essendo stato ormai sdoganato definitivamente ciò di cui loro parlavano già “in tempi non sospetti” – hanno iniziato ad ipotizzare e definire tutti gli effetti speciali ed i colori ultravioletti ultravivaci (chi coglie la citazione è un vecchio) alla base del “Web 3.0″. Ma, a prescindere dall’aspetto snobista ed elitario della cosa, mentre il Web 2.0 ha rappresentato una evoluzione naturale, necessaria e quasi involontaria di Internet, il Web 3.0 è un concetto intorno al quale si vanno forzatamente raggruppando idee fantascientifiche di cui nessuno, per il momento, sente probabilmente la necessità. Tanto è vero che se ne parla ormai da tempo, ma non è ancora dato sapere cosa cazzo sia esattamente. Alcune delle evoluzioni, delle tendenze e delle esigenze alle quali si è spesso associato (a torto o a ragione) questo nuovo concetto, sono state:
- Le applicazioni online in grado di aggregare e facilitare la consultazione e l’utilizzo di tutte le social cazzate alle quali ci siamo iscritti durante l’era 2.0. Alcuni esempi: Profilactic, FriendFeed, SocialStream e lo stesso Facebook (che poi può essere utilizzato anche per millemila altri scopi, più o meno utili). Ne ho provate parecchie e mi sono cancellato da tutte, visto che per come la vedo io l’unico vero aggregatore della propria presenza online dovrebbe essere il proprio sito/blog personale (e da questo punto di vista ho particolarmente apprezzato ed ammirato l’esperimento di Federico Fasce).
- Il ritorno della realtà virtuale, ora che i processori grafici hanno raggiunto livelli di potenza tali da poter ricreare ambienti tridimensionali fedeli nei quali muoversi agilmente. Su questo fronte Second Life docet, anche se sinceramente non provo nessun tipo di attrazione per l’ennesimo oggetto del demonio in grado di richiedermi tempo ed impegno a fronte di benefici reali tutti da dimostrare (ma è un mio personalissimo punto di vista – non smetterò mai di sottolinearlo – come tutto ciò che scrivo su questo blog).
- I mashup, ossia quelle originali ed innovative applicazioni che sfruttano e mescolano i dati provenienti da più sorgenti e servizi (attraverso strumenti quali ad esempio API, feed RSS e Javascript) per creare ed offrire servizi completamente nuovi. Un esempio per tutti: twittervision, simpatico mix tra twitter e Google Maps.
- Lo sviluppo di un’intelligenza artificiale del Web, in grado di ragionare e prendere decisioni in base a regole e relazioni logiche, soprattutto grazie all’ulteriore evoluzione del cosiddetto web semantico.
- Tecnologie in grado di permettere ai computer di svolgere ogni tipo di attività senza la necessità di alcun sistema operativo, con l’aiuto della sola connessione ad Internet.
O magari niente di tutto questo: il goal del Web 3.0 e dell’umanità tutta potrebbe invece essere quello di far capire a Bruno Vespa ed al suo circo di terroristi mediatici cosa diavolo siano internet ed i blog. E per voi, cos’è o cosa sarà il Web 3.0?
Scritto da Maxime il 27 febbraio 2008
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No, non mi riferisco a Sanremo (anche se non è escluso che questa 58esima edizione possa diventarlo, per l’ennesima volta). Il Festival della Lentezza si svolgerà a New York dal 25 al 28 febbraio 2008 e prevede, tra le altre cose, giochi per strada, letture all’Istituto culturale italiano e dibattiti sul valore del tempo. Tutto questo perché oggi è nientemeno che la Seconda giornata mondiale del ritmo dolce (una roba alla quale, pur ignorandone l’esistenza, avevo già aderito da una decina di giorni attraverso questo blog, non aggiornandolo). In Italia l’associazione culturale L’arte del vivere con lentezza, rispondendo ad un bisogno di rallentare che ultimamente è sentito da molti, è nata con lo scopo di condividere e diffondere il più possibile idee che possano migliorare la qualità della vita della singola persona, dei lavoratori in azienda o dei cittadini. Per riuscire in questa lodevole impresa, propone eventi culturali grazie ai quali ci si confronta con serietà su temi difficilmente misurabili come il tempo e la felicità, ed iniziative quali maratone al rallentatore, multe per eccesso di velocità ai pedoni, letture, giochi dell’oca giganti per strada e quant’altro. Sul loro sito web ho trovato 14 “comandalenti” per trovare la velocità giusta nella vita:
- Svegliarsi 5 minuti prima del solito per farsi la barba, truccarsi o far colazione senza fretta e con un pizzico di allegria.
- Se siamo in coda nel traffico o alla cassa di un supermercato, evitiamo di arrabbiarci e usiamo questo tempo per programmare mentalmente la serata o per scambiare due chiacchiere con il vicino di carrello.
- Se entrate in un bar per un caffè: ricordatevi di salutare il barista, gustarvi il caffè e risalutare barista e cassiera al momento dell’uscita (questa regola vale per tutti i negozi, in ufficio e anche in ascensore).
- Scrivere sms senza simboli o abbreviazioni, magari iniziando con caro o cara…
- Quando è possibile, evitiamo di fare due cose contemporaneamente come telefonare e scrivere al computer… se no si rischia di diventare scortesi, imprecisi e approssimativi.
- Evitiamo di iscrivere noi o i nostri figli ad una scuola o una palestra dall’altra parte della città.
- Non riempire l’agenda della nostra giornata di appuntamenti, anche se piacevoli, impariamo a dire qualche no e ad avere dei momenti di vuoto.
- Non correte per forza a fare la spesa, senz’altro la vostra dispensa vi consentirà di cucinare una buona cenetta dal primo al dolce.
- Anche se potrebbe costare un po’ di più, ogni tanto concediamoci una visitina al negozio sotto casa, risparmieremo in tempo e saremo meno stressati.
- Facciamo una camminata, soli o in compagnia, invece di incolonnarci in auto per raggiungere la solita trattoria fuori porta.
- La sera leggete i giornali e non continuate a fare zapping davanti alla tv.
- Evitate qualche viaggio nei week-end o durante i lunghi ponti, ma gustatevi la vostra città, qualunque essa sia.
- Se avete 15 giorni di ferie, dedicatene 10 alle vacanze e utilizzate i rimanenti come decompressione pre o post vacanza.
- Smettiamo di continuare a ripetere: “non ho tempo”. Il continuare a farlo non ci farà certo sembrare più importanti.
Benché alcune di queste regole siano abbastanza ovvie e banali, trovo che la problematica evidenziata da questa associazione sia importante ed anzi andrebbe applicata anche alle frenetiche attività legate alle tecnologie in generale e ad internet in particolare: che ne dite di elaborare insieme dei “comandalenti 2.0” che ci consentano di riappropriarci di tutto quel tempo che quotidianamente perdiamo in attività online sostanzialmente inutili?
Scritto da Maxime il 25 febbraio 2008
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Non lo so. Ma di certo non si fa come qualche buontempone ti ha probabilmente raccontato, ossia digitando *#06# sul tuo cellulare e poi controllando il numero di cifre di cui è composto il codice che ti appare sullo schermo. La leggenda narra che se le cifre sono 15 puoi dormire sonni tranquilli, mentre se le cifre sono 17 c’è da preoccuparsi perché qualcuno sta intercettando le tue telefonate. Tra l’altro, chi tramanda questa bufala è solito arricchire il suo racconto rivelando che ha avuto questa informazione da un caro amico della Guardia di Finanza e che quindi sicuramente non si tratta di una cazzata.
In realtà il numero che appare sul display del cellulare quando si digita la sequenza *#06# non è altro che l’IMEI (International Mobile Equipment Identity), ossia un codice alfanumerico in grado di identificare univocamente un telefonino. Benché tale codice sia normalmente formato da 15 cifre (le prime sei identificano la casa costruttrice ed il modello del telefonino, le successive due identificano il luogo di costruzione, altre sei indicano il numero seriale del cellulare, mentre l’ultima è una cifra di controllo che serve a verificare la correttezza dell’intero codice), tuttavia alcuni cellulari visualizzano codici formati da 17 cifre, dove le ulteriori due cifre indicano la versione del software dell’apparecchio. Ecco svelato l’arcano.
A cosa serve il codice IMEI? Ad esempio a rendere inutilizzabili i telefonini smarriti o rubati. Chi me lo assicura che anche se ho l’IMEI di 17 cifre, nessuno sta ascoltando le mie telefonate? Nessuno. E però, sinceramente, credi davvero che sia così semplice riuscire ad accorgersene? E credi davvero che le forze dell’ordine siano così ingenue? Ma soprattutto: chi cazzo ti credi di essere per pensare che qualcuno possa venire a rivelarti informazioni del genere? Insomma, fattene una ragione: ti hanno fatto uno scherzo. E ci sei cascato come un pollo.
Scritto da Maxime il 15 febbraio 2008
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Poiché oggi è l’onomastico di ’sto tizio che va tanto di moda tra gli innamorati (deve essere quello che ha lanciato la moda dei lucchetti), stamattina ho deciso di acquistare il mio primo Gratta & Vinci. E mi son fatto dare altri Gratta & Vinci al posto dei soldi vinti, fino a quando finalmente non ho vinto un cazzo. Dopo una intera mattinata passata dentro a quella fottutissima tabaccheria.
P.S.: augurissimi a tutti quelli che si chiamano FRATTAMO!
Scritto da Maxime il 14 febbraio 2008
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Esasperato da poke, regali virtuali, morsi di vampiro, notifiche di robe improbabili ed impronunciabili, richieste di condivisione dei miei gusti musicali e cinematografici, inviti ad installare questa o quella fondamentale applicazione, e da altre pressanti, ripetute e fastidiose minchiate di dubbia utilità, ho definitivamente disattivato il mio profilo su Facebook. E, poiché a quanto pare la completa rimozione dell’account non è possibile, prima della disattivazione ho cancellato (o sovrascritto con dati fasulli) tutte le informazioni precedentemente inserite. Il motivo principale per cui ho deciso di abbandonare questo ennesimo social network è che, dopo circa quattro mesi di utilizzo, non ero ancora riuscito a capire a cosa cazzo servisse. Dunque nessun problema di paranoia, di privacy o di ritorno al caro vecchio unopuntozero. E’ che ormai facevo un salto su quel sito solo per accettare richieste di amicizia da parte di gente a me totalmente sconosciuta, per cancellare lo spam generato dalle applicazioni pucci-pucci installate dai miei contatti, e per declinare i numerosi inviti a partecipare ad esclusivi gruppi (che oltre a riunire numericamente utenti con interessi comuni non propongono quasi mai nulla di concreto) o ad aderire a nobili iniziative e movimenti che nascono per battersi contro le bomboniere, contro i font antipatici, contro l’estinzione della figa pelosa, contro quelli che creano movimenti su Facebook e persino contro quelli che creano movimenti contro quelli che creano movimenti su Facebook. Insomma, ho capito che Facebook sta al social networking esattamente come MSN sta all’instant messaging. La qual cosa a certe persone potrebbe anche andare bene. E però, io MSN l’ho sempre odiato. Specie quando devo decifrare una frase attraverso duemila smiley giganti animati che vanno cazzeggiando incontrollati sullo schermo del mio computer.
Scritto da Maxime il 12 febbraio 2008
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