“E sticazzi!” – direte voi. Eppure, dopo tutto quello che i tifosi teatini sono stati costretti a subire negli ultimi anni, il ritorno in un campionato nazionale è motivo di gioia, entusiasmo e liberazione (ma non assolutamente di appagamento e soddisfazione). Infatti solo due anni fa, mentre si festeggiava l’Italia Campione del Mondo e si celebrava Fabio Grosso, proprio la squadra che aveva lanciato quel giocatore spariva dal calcio professionistico, vittima di un delitto perfetto. Nonostante la triste ed ingiusta condanna a dover ripartire da campionati dilettantistici interprovinciali, la passione di alcuni imprenditori locali e la rabbiosa reazione della tifoseria hanno permesso ad una piazza che merita ben altri palcoscenici di affrontare e vincere due campionati di fila in due anni. La presenza di una società come il Chieti tra i dilettanti ha creato non pochi problemi di ordine pubblico: molte strutture, infatti, non erano attrezzate per ospitare la nostra tifoseria (ieri eravamo più di duemila in trasferta a Teramo per l’ultima partita del Campionato di Eccellenza) e spesso si è dovuto ricorrere al campo neutro. Alcune società hanno approfittato della situazione per realizzare sulla nostra pelle l’incasso della vita, raddoppiando il prezzo dei biglietti da 5 a 10 euro (per la partita di ieri ce ne avevano chiesti addirittura 15). Quasi tutte le società e le tifoserie che abbiamo incontrato hanno dimostrato antipatia ed odio nei nostri confronti, ma siamo andati avanti con intelligenza, rispetto ed umiltà. Purtroppo alcuni di noi non sono riusciti ad ignorare le continue e fastidiose provocazioni, e per i prossimi tre o quattro anni saranno costretti a stare lontani dalla loro squadra del cuore, con obbligo di firma in questura prima, durante e dopo lo svolgimento delle partite. Massima solidarietà e, come direbbe un mio amico ultras soprannominato “Il Caimano“: onore a loro. Avanti Teate!
Il post nel quale Mik racconta di un problema di sicurezza avuto sul suo blog, mi ha fatto ricordare che qualche tempo fa una cosa del genere è successa anche a me. Un simpatico burlone era riuscito a modificare il file header.php del mio tema in modo tale da far apparire alcune righe di link spammosi (i soliti viagra, cialis, rolex fasulli e casinò online) sopra la testata del blog. Stranamente questi link a me non venivano mostrati, quindi non mi ero accorto di niente. Poi il caro Manfrys, scherzando, mi ha chiesto quanto stessi guadagnando da tutta quella pubblicità e così è scattato l’allarme rosso e mi sono fiondato su Google alla ricerca di informazioni e consigli utili per risolvere questa vulnerabilità. Risultato della ricerca: zero. Problemi simili al mio si erano verificati su blog che giravano su versioni molto vecchie di WordPress, sfruttando una falla poi chiusa: io invece stavo utilizzando l’ultima versione disponibile (all’epoca la 2.3.3) e non avevo installato alcun plugin di cui fossero noti problemi. Da una rapida occhiata al sorgente della home pubblicata online, mi sono accorto che i link di spam venivano richiamati attraverso un misterioso:
<div id="goro"> <a href="...">...</a> </div>
In corrispondenza dell’enigmatico goro, nel file header.php erano state aggiunte le seguenti righe di codice:
In pratica, il caro untore era riuscito persino a sputtanarmi il database. Non essendo io in grado di stabilire se la colpa fosse di WordPress, del mio hosting o di chissà cosa, non ho potuto fare altro che ripristinare il file header.php da un backup, eliminare le centinaia di voci rss_millemilacaratteriacazzo aggiunte alla tabella wp_options del database ed infine blindare le cartelle di WordPress, rinunciando anche alla possibilità di modificare i file del mio tema ed i plugin direttamente dal pannello di controllo. Condivido la mia (dis)avventura affinché altre eventuali vittime di questo pirla possano arrivare qui tramite Google e risolvere il problema, ma soprattutto affinché eventuali guru possano magari capire come eliminarne la causa.
Indeciso fino all’ultimo istante tra l’iPod Touch e l’iPhone, mi sono lasciato influenzare dalle prime indiscrezioni relative alla probabile prossima uscita della versione 3G del telefono di casa Apple ed ho finalmente deciso di acquistare il mio primo iPod di sempre. Lettori mp3 ne avevo posseduti diversi e sinceramente mi ero sempre chiesto cosa diavolo potesse fare un iPod che un’altro comune lettore non fosse in grado di fare. A dire la verità mi ponevo le stesse domande anche prima di passare all’iMac, quando ero lo stressato ed infelice utilizzatore di PC dotati di sistemi operativi Windows. Parto dal presupposto che secondo me è impossibile far capire al lettore le sensazioni che si provano utilizzando un prodotto Apple, ed è proprio per questo motivo che i fan di Steve Jobs rimangono una nicchia ed appaiono spesso come una manica di invasati, una sorta di Testimoni di Geova 2.0. Un prodotto Apple va toccato con mano, scoperto, testato, e ti rendi conto di essere su un altro pianeta già mentre apri la scatola.
Quando ho acceso l’iPod Touch per la prima volta, ho avuto subito la strana e netta sensazione di avere tra le mani un oggetto proveniente dal futuro, una roba diabolica che dovesse essere ancora inventata. Troppa la distanza da qualsiasi altro oggetto multimediale esistente. Ragion per cui non effettuerò alcuna recensione dell’oggetto, né vi mostrerò immagini ad effetto nel tentativo di farvi sbavare (ci hanno già abbondantemente pensato altri siti e blog molto più seri e competenti del mio). Vi dirò solo che un palmare super accessoriato (e super costoso) di ultima generazione – studiato per una navigazione in internet avanzata, per una gestione professionale di dati, documenti ed impegni, nonché per un utilizzo multimediale evoluto – all’iPod Touch gli fa una gigantesca pippa (figuriamoci all’iPhone, che di fatto è un iPod Touch dotato di cam, speaker esterni e telefono). Tra l’altro, nonostante le sue millemila funzioni e potenzialità, è talmente intuitivo e semplice da utilizzare che: 1) la confezione è priva di istruzioni e contiene solo un depliant informativo; 2) sa usarlo persino mio figlio (che non ha ancora compiuto tre anni).
Al momento lo utilizzo solo per ascoltare musica, sfogliare album fotografici, vedere film e telefilm, controllare il meteo, osservare mappe satellitari, calcolare percorsi stradali, prendere appunti, programmare appuntamenti, dare un’occhiata alle quotazioni delle varie borse, tenere sotto controllo gli account di posta elettronica, chattare con gli amici, twitterare, cercare e visualizzare video da YouTube, navigare attraverso un browser mobile davvero completo e compatibile, leggere i feed rss dei siti ai quali sono iscritto, giocare, aggiornare il blog e tanto altro ancora. Ma le possibilità, vi giuro, sono realmente illimitate.
P.S.: caro Steve, ora che ho finalmente acquistato un iPod Touch, fai pure fede alla famosa Legge di Murphy ed annuncia un nuovo incredibile modello allo stesso prezzo, oppure taglia il prezzo dei vecchi modelli di almeno 100 euro. Ché tanto ho già fatto il callo da tempo a queste cose.
AIR (Adobe Integrated Runtime) è una tecnologia runtime multi piattaforma creata da Adobe che consente agli sviluppatori di sfruttare i siti ed i servizi web per la creazione di rich internet application eseguibili ed utilizzabili direttamente dal desktop senza la necessità di aprire il browser e di raggiungere le relative pagine. Le applicazioni così realizzate risultano molto più efficienti, semplici da utilizzare ed esteticamente gradevoli, creando di fatto un nuovo livello di interattività tra i servizi web e gli utenti (o clienti). Dopo aver scaricato ed installato l’ultima versione di Adobe AIR specifica per il vostro sistema operativo, le applicazioni (con estensione .air) potranno essere utilizzate sia su Windows che su Mac. Eccone alcune, tanto per darvi un’idea, che non hanno bisogno di presentazioni (ne trovate altre qui):
eBay Desktop è la versione desktop del noto sito di aste e compravendite eBay;
Google Analytics AIR è la versione desktop del noto servizio gratuito di statistiche per siti web offerto da Google;
twirl è una delle tante (probabilmente la migliore) versioni desktop di twitter(di cui ho parlato qui);
MeeBone è la versione desktop di MeeBo, che a sua volta è la versione online dei più comuni instant messengers (uhm, in effetti non ha troppo senso);
Ieri era il 4 aprile, qui a Chieti pioveva, e la gente non faceva che ripetere preoccupata “i quattro brillanti!”
Secondo un’antica tradizione romagnola se piove nei primi quattro giorni di aprile continuerà a piovere per quaranta giorni. Dice il Bagli (1884) che i primi quattro giorni del mese erano chiamati “i quattro brillanti“; la parola “brillanti” è sicuramente la traduzione errata di brilènt da a-brilent (aprile, aprilanti). Infatti un antico detto definisce “aprilante” il primo giorno di aprile quando è piovoso, cioè quando è “aprilante” in quanto si comporta secondo le caratteristiche tipiche di questo mese. E i “quattro aprilanti“, sempre secondo il Bagli, annunciavano un’annata buona proprio se erano piovosi. Sempre riguardo alla tradizione meteorologica popolare è uso comune credere che se la Domenica delle Palme è un giorno di pioggia, il giorno di Pasqua sarà un giorno di sole e viceversa.
Premessa: nonostante la data di pubblicazione di questo post, tutto quello che state per leggere (purtroppo) non è un pesce d’aprile. Sulla città di Chieti sono stati recentemente puntati i riflettori mediatici per via dell’inchiesta de “Le Iene” relativa alla Filovia. Eppure di avvenimenti interessanti e notiziabili ce ne sarebbero tanti altri, apparentemente più gravi e degni di nota, che i teatini sopportano silenziosamente e che la maggior parte dei giornalisti locali ignora in nome di un inedito e sospetto senso di tolleranza, pace ed amore universale. Ad esempio nei giorni scorsi mi è capitato tra le mani un opuscolo realizzato dal Comune di Chieti con il Contributo della Regione Abruzzo, per colpa del quale mi sto ancora schiaffeggiando per tentare di svegliarmi da quello che non può che essere un terribile incubo.
Titolo: Memento Dimensioni: circa la metà di un foglio A4 Consistenza: 18 pagine (36 facciate) totali, di cui 9 pagine (18 facciate) vuote. Per la precisione, proprio vuote non sono: in quelle centrali c’è il logo del Comune di Chieti in un angolo, e poi ci sono delle righe sulle quali prendere appunti (!!!). Scopo: promozione turistica. Contenuti: tolte le copertine (la prima con il logo gigante del Comune di Chieti ed il titolo della pubblicazione scritto con un carattere indecente, l’ultima con una foto del tavolino di un bar sotto i portici del Corso Marrucino) ed il già citato inserto centrale per gli appunti, le rimanenti 9 pagine sono dedicate all’introduzione del Sindaco e dell’Assessore, a 5 fotografie (panorama della vallata, Teatro Marrucino, Chieti sotterranea, Processione del Venerdì Santo e Guerriero di Capestrano) con succinte e stravaganti didascalie, ad alcune informazioni utili (brevi, incomplete e spesso inesatte), all’elenco delle vie lungo le quali si svolge la Processione (?!?) ed ai ringraziamenti finali. E la Cattedrale di San Giustino? E le altre Chiese? E le numerose emergenze archeologiche (Teatro, Terme, Tempietti ed Anfiteatro romani)? E gli antichi e prestigiosi palazzi del Centro Storico? Costo per la realizzazione:pare 40 mila euro. Tiratura:pare solo 2 mila copie. Prezzo: ebbene sì, non è gratuito. Costa 12 euro (IVA inclusa), anche se non ho ben capito chi, quando e dove dovrebbe venderlo. Ma soprattutto non ho capito chi sono i fessi che dovrebbero acquistarlo.
L’introduzione a firma dell’Assessore e del Sindaco è qualcosa a metà tra il comico e l’offensivo:
Le imprecisioni sono tante e di vario genere: ad esempio la statua del Guerriero di Capestrano viene definita un rilievo, nella descrizione di quanto conservato all’interno del Museo Archeologico Nazionale “La Civitella” (peraltro erroneamente chiamato Museo Nazionale della Civitella e riportante giorni ed orari di apertura sbagliati) si fa riferimento ad armi in bronzo ed in ferro risalenti al periodo paleolitico, all’interno della descrizione del Museo d’Arte Costantino Barbella si parla di un’ala destinata ad ospitare una nutrita ed importante collezione di arte figurativa contemporanea che in realtà è già stata allestita. Le didascalie delle cinque fotografie sono del tipo “La Processione del Venerdì Santo è solenne e profondamente spirituale“, oppure “Il teatro Marrucino con la sua architettura composta e leggiarda“, ed ancora “Il Guerriero di Capestrano va visto da vicino, almeno una volta nella vita“. La ciliegina sulla torta è infine la circostanza che la progettazione editoriale e la grafica sono state affidate ad una società di Pescara (ché far lavorare qualcuno di Chieti sembrava brutto). Ora, senza entrare nel merito di tutte quelle questioni legate all’utilizzo del denaro pubblico, quale dovrebbe essere l’effettivo valore promozionale turistico di questa “pubblicazione”?