Appena Google Earth è stato rilasciato pubblicamente e gratuitamente, ci siamo subito fiondati a cercare casa nostra, poi le case dei nostri parenti ed amici, successivamente i luoghi nel mondo di maggior interesse storico, artistico e culturale, infine siamo andati a controllare gli abusi edilizi fatti dal vicino o da chiunque ci stesse sulle palle. Quando col Decreto Bersani alcuni servizi catastali sono diventati gratuiti, le Agenzie del Territorio delle varie Province hanno registrato un anomalo incremento delle file, perché i borbottanti e rincoglioniti vecchietti di tutti i condomini d’Italia sono accorsi per richiedere le visure di tutte le unità immobiliari nel raggio di un chilometro da casa propria. Siamo un popolo di pettegoli, lo siamo sempre stati. Ci interessa vedere cosa fanno dieci falliti dentro una casa, ci interessa sapere con chi esce Simona Ventura, alimentiamo il sempre più fiorente settore editoriale del gossip, diventiamo carampani di questo o di quel personaggio e siamo pronti a votarlo ed a difenderlo a suon di sms a pagamento.
Ovvio che, nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate ha deciso di rendere disponibili online i redditi dei cittadini italiani, tutti si siano immediatamente fiondati sul sito per saziare la propria curiosità. Niente di male, niente di illecito, nessuna violazione della privacy (e tra l’altro, chissenefrega): i redditi sono già pubblici da diverso tempo ed è sufficiente recarsi presso il comune di residenza del contribuente di cui vogliamo informazioni e farne richiesta. Secondo me è il metodo ad essere discutibile, e bene ha fatto il Garante della Privacy a bloccare temporaneamente la diffusione di tali dati (anche se ormai l’archivio è disponibile nei circuiti p2p e quindi non è più possibile controllarne o limitarne la propagazione): infatti non si dovrebbe permettere ad un popolo di pettegoli – tra i quali potrebbero tranquillamente celarsi anche personaggi con altri fini – di accedere anonimamente ed indistintamente ad un database del genere, senza che sia possibile verificare chi ha richiesto i dati di chi. Per il resto, sarei felicissimo se con la stessa facilità fosse possibile verificare come vengono spesi i soldi pubblici, a tutti i livelli. Dalle milionarie consulenze esterne del tale Ministero fino al piccolo contributo concesso dal Comune alla tale associazione culturale. E dire che esiste una legge sulla trasparenza dell’attività amministrativa.
Scritto da Maxime il 12 maggio 2008









Bè il garante li ha proprio fatti levare additando come illecita la messa online , tra l’altro firmi per qualsiasi cosa e nessuno compreso il garante sapeva nulla di questa iniziativa della messa online ? Siamo i soliti italiani…
Banalmente bastava un sistema che ti faceva accedere inserendo il tuo codice fiscale (richiedente) e il codice fiscale dei dati da richiedere
banalmente credo che al livello informatico sia una cazzata.
Banalmente ti permetteva di far la stessa cosa che fai quando vai a chieder ein comune con un minimo di controllo e ovvio che andava fatot per un dato alla volta cos’ dovevi smazzare…
Banalmente
da quando c’è la privacy (per dire la pubblica amministrazione)
le graduatorie dei docenti sono senza codice fiscale
però su google trovi ovviamente le graduatorie precedenti la privacy
Banalmente io per sapere la mia posizione in graduatoria devo inserire il mio CF sul sistema del ministero
Banalmente con le graduatorie precedenti questa estate mi son studiata i fatti e i cazzi di tutti, punteggi, ruoli, sedi di servizio ecc.
Però al ministero son contenti che per la privacy ogni cittadino accede cl suo CF
Insomma un banalissimo sistema di CF risolveva tutto a monte
(anche perchè se questi redditi sono pubblici realmente sui peer network, ce li hanno davvero tutti)
Riassumi perfettamente il mio pensiero.
Pettegolo!!!!
Io sono daccordo con il fatto che siamo un popolo di pettegoli però non trovo niente di male che i dati siano consultabili on-line anzi (tra l’altro in altri paesi la consultazione è possibile anche via sms).
Daccordissimo sulla possibilità di poter controllare come vengono spesi i soldi pubblici
Io sono favorevole alla pubblicazione dei dati fiscali online, parlano di trasparenza di chiarezza nella cosa pubblica e poi ! leggi il mio pensiero nell’articolo sul mio blog : http://enioantonio.blogspot.com/
Attenzione: io sono favorevolissimo alla pubblicazione di quei dati (come sono favorevole alla pubblicazione dei dati relativi alla spesa pubblica). Contesto solo ed esclusivamente il metodo, che consente (anzi consentiva) l’accesso anonimo senza possibilità di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate di chi stesse richiedendo i dati di chi.
Il principio di trasparenza, in diritto amministrativo, ha significati e peculiarità diverse. Questo era, ben prima della pubblicazione dei redditi, un classico problema di confine tra privacy ed accesso ai dati pubblici di cui si discuteva anche nella manualistica di settore senza che vi fosse una posizione ufficiale se non di prudenza (problema ancora accidentata dato che le conclusioni a cui è giunto il Garante investono la superficie del discorso) . L’Agenzia delle Entrate ha, poi, doppiamente sbagliato se pensiamo che la pubblicazione è avvenuta senza copertura legislativa e quindi in difetto di potere.
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se proprio non se ne ha la necessità, nessuno va al comune a chiedere i redditi…è più facile con un click, no?
Io non sono d’accordo alla divulgazione del proprio reddito senza autorizzazione da parte del cittadino. E’ una questione di privacy. Anche se mi rendo conto che cambia la situazione per personaggi pubblici e miliardari…
banalmente saranno anche un po’ cazzi miei quanto guadagno… è facile additare uno che guadagna tanto con i redditi online (non parlo di me)… senza sapere realmente “quanta fatica costa” guadagnare….
banalmente… ora i ladri sanno da chi andare.
Concordo, ok per la pubblicazione on-line, malissimo per l’accesso anonimo.
É stato come buttare una carogna d’animale nel deserto, non ci si può lamentare se poi c’è un rave-party d’avvoltoi.
Pericoli: potenziali ed evidenti, ma per lo più credo sia un po’ come possedere 40Gb di mp3 illegalmente scaricati dei quali non comprerei un singolo CD. Insomma sì, c’ho i dati degli italiani… e sticazzi?
Privacy significa: “è una cosa che riguarda solo me”. Quello che io voglio fare con i miei soldi è un fatto privato. La dichiarazione dei redditi invece NON è un fatto privato. Il cittadino DEVE dichiarare i redditi allo Stato. Stato = Popolo italiano.
Il reddito percepito è prodotto sempre da un’attività di relazione con gli altri. Come dice Warren Buffet: “sono miliardario perché sono vissuto negli Stati Uniti, se fossi nato e vissuto nel Congo sarei un affamato”. Non esistono redditi esclusivamente “privati”.
La collettività nella quale viviamo non è un nemico, cerchiamo di non distruggerla con queste impossibili pretese di “privacy”.
Poi, com’è stato giustamente detto, per evitare la fiera del pettegolezzo basta stabilire che i dati vengono forniti solo a chi ne fa richiesta mostrando “la faccia”.