Poiché sono circondato da una manica di cazzari che vanno vantandosi di avere l’amico figo che ha acquistato l’iPhone 3G in America, l’ha sbloccato con la sola imposizione delle mani ed ora lo utilizza persino per fare il frappuccino durante una videochiamata, ho pensato di riassumere – ad uso e consumo dei poco informati, dei confusi e di chi non segue come il sottoscritto millemila blog dedicati alla mela morsicata – tutte le notizie certe relative al nuovo gioiellino di casa Apple.
- L’iPhone 3G è stato annunciato ufficialmente da Steve Jobs lunedì 9 giugno 2008, durante l’Apple’s World Wide Developers Conference di San Francisco, dopo che una serie impressionante di voci, indizi, pettegolezzi, conferme e smentite aveva sinceramente iniziato a frantumare le palle al mondo intero. Sarà disponibile, negli Stati Uniti d’America ed in altri 23 paesi (tra cui l’Italia) a partire dall’11 luglio 2008. La sua distribuzione è attualmente prevista in almeno altri 49 paesi, per i quali però non sono ancora noti date e dettagli.
- Complessivamente i modelli saranno tre, identici per dimensioni e caratteristiche, che differiranno solo per la capienza ed il colore: una versione da 8Gb (di colore nero) e due versioni da 16Gb (una di colore nero e l’altra di colore bianco). Rispetto alla prima generazione, l’iPhone 3G sarà più sottile e leggero, godrà di un audio migliore, sfrutterà le reti UMTS/HSDPA ed avrà il GPS integrato. Per il resto, non avrà la seconda cam frontale per effettuare le videochiamate e sarà dotato delle stesse funzionalità che hanno reso grande il suo predecessore, migliorate dal nuovo firmware 2.0 (presto disponibile anche per iPhone di prima generazione ed iPod Touch). Tutte le specifiche tecniche le trovate sulla pagina ufficiale.
- I prezzi comunicati da Steve Jobs per il mercato americano sono di 199$ per il modello da 8Gb e di 299$ per il modello da 16Gb: apparentemente un vero affare, se non fosse che si tratta di un prezzo scontato e subordinato alla sottoscrizione di un contratto biennale con AT&T. Non ci si sorprenda quindi se gli operatori italiani manterranno dei prezzi molto bassi (o addirittura lo regaleranno) esclusivamente firmando un contratto ed accettando dei vincoli e dei costi fissi mensili. Nè ci si sorprenda se, al contrario, venderanno l’iPhone libero da vincoli contrattuali a prezzi molto elevati (499€ e 569€).
- Il giochino di farsi riportare l’iPhone dall’amico o dal parente che va in vacanza a New York è purtroppo terminato. Con il vecchio modello (disponibile solo negli Stati Uniti) l’attivazione della sim AT&T non avveniva contestualmente all’acquisto del telefonino ed era effettuata a casa in un secondo momento, quindi si poteva tranquillamente sbloccare l’iPhone e renderlo funzionante con la propria sim. Con il nuovo modello 3G la sottoscrizione del contratto e l’attivazione saranno obbligatorie all’atto dell’acquisto del telefono e, nei casi in cui dovesse essere consentita l’attivazione successiva, la mancata attivazione comporterà l’addebito sulla carta di credito della differenza tra il prezzo scontato e quello effettivo dell’iPhone.
- In Italia l’iPhone sarà inizialmente distribuito da TIM e Vodafone. Io, col cazzo che lo comprerò da loro (anche perché ho un contratto aziendale Wind dal quale difficilmente mi separerò). Qualcosa di straforo, prima o poi, arriverà.
Scritto da Maxime il 27 giugno 2008
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In occasione del rilascio della versione 3.0 di Firefox, previsto alle 19 (ora italiana) del 17 giugno 2008 (oggi), Mozilla Foundation intende stabilire il Guinness dei Primati per il maggior numero di downloads di un programma effettuati nell’arco di 24 ore (sempre che i suoi server siano in grado di reggere l’immenso traffico che inevitabilmente verrà generato). Usi già Firefox? Benissimo, è arrivato il momento di aggiornarlo! Usi quella cagata di Internet Explorer? Ottimo, quale miglior occasione per liberarsene definitivamente iniziando a navigare meglio, più velocemente ed in sicurezza? Clicca sul banner, fatti un favore.

Scritto da Maxime il 17 giugno 2008
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Arrivano finalmente anche i “facts di Catepol“, rigorosamente in 140 caratteri:
- quando Catepol decide di farsi un giro sui social network, viene bloccata la rete Internet in tutta la Cina per darle banda sufficiente;
- se non esistesse Internet, grazie a Catepol la Foresta Amazzonica sarebbe già sparita dal 1840;
- Google ha ristrutturato gli uffici e potenziato i propri server proprio il giorno in cui Catepol ha acquistato il suo primo computer;
- la mucca pazza era una mucca normalissima prima di aggiungere Catepol come amica sui vari social network;
- Catepol ha costretto i maggiori ricercatori mondiali a rivedere il concetto di “multitasking“;
- una volta Catepol ha spammato in giro il link di Digg, e questo è risultato irraggiungibile per ore;
- una volta Catepol ha rifiutato una richiesta di amicizia su un social network: i sociologi mondiali si stanno ancora interrogando;
- al MateraCamp Catepol ha cazziato dei ragazzini che stavano scrivendo con lo spay sui Sassi, gridando loro: “L’indirizzo è www.catepol.net, non .com!!!“;
- il settimo giorno Catepol ha spammato ancora di più che nei sei giorni precedenti: Catepol non si riposa mai;
- una volta alcuni followers hanno visto l’avatar di Catepol lacrimare sangue;
- grazie alle analisi del sangue di Catepol, per caso, è stata inventata la RedBull;
- i maggiori internet provider mondiali, anziché investire nel potenziamento delle infrastrutture, hanno deciso di investire Catepol.
Questo post nasce come inevitabile conseguenza della mancata partecipazione di “nostra signora del permalink” alla PlurkBeer di ieri sera e di tutto lo sparlare che si è fatto di lei durante la piacevolissima serata (di cui trovate alcune fotografie qui). Contribuite con i vostri facts nei commenti. Come sarebbe a dire chi è Catepol?
Scritto da Maxime il 15 giugno 2008
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Dopo una decina di giorni di utilizzo di Plurk, sono finalmente in grado di effettuare un primo bilancio sul servizio di microblogging che ha incuriosito e fatto discutere mezza blogosfera italiana. Parto dalla conclusione: Plurk è IL MALE. E lo è sostanzialmente per tre motivi:
- perché il fatto di rendere i messaggi commentabili, se da un lato favorisce il confronto e permette di organizzare ogni discussione all’interno di veri e propri thread (come avviene ad esempio su Jaiku), di fatto favorisce la chat ed il cazzeggio sfrenato, catapultandoci ai tempi di IRC;
- perché i premi che vengono riconosciuti agli utenti in base al numero di persone invitate (stellette) ed in base alle discussioni generate (karma), se da un lato invogliano a continuare a frequentare la community e ad alimentare discussioni, di fatto favoriscono lo spam e la pubblicazione di contenuti superflui, al solo scopo di ottenere lo sblocco di alcune funzioni di dubbia utilità o l’aggiunta di nuove fottutissime emoticon in stile MSN;
- perché, nonostante l’idea della timeline sia molto carina e si possano tenere sempre sotto controllo in tempo reale le discussioni ed i commenti, di fatto il tutto risulta estremamente caotico, necessita di troppa attenzione e porta l’utente alla frenesia pura.
Dunque perché Plurk sta ottenendo tutto questo successo? Sicuramente per l’effetto novità e come conseguenza del fatto che Twitter ultimamente ha evidenziato gravi limiti di natura tecnica, ma probabilmente anche per la presenza di un qualche ingrediente segreto in grado di costringere l’utente alla dipendenza (effetto Pringles). Gli sviluppatori si sono dimostrati disponibilissimi ad apportare ogni miglioramento suggerito (è stata inserita la lingua italiana, si può ignorare una discussione che non ci interessa, sono state migliorate la gestione del profilo utente e quella degli amici, ecc.), per cui nulla vieta che in futuro questo strumento possa essere utilizzabile ed utilizzato per qualcosa di più produttivo.
In ogni caso, poiché molti mi indicano come uno dei principali responsabili della diffusione di Plurk in Italia (spero che nessuno mi denunci per questo), e poiché soprattutto ogni scusa è buona per incontrarsi e farsi una birra nella real life, ho organizzato la prima (ed ultima) PlurkBeer del mondo. Sapevàtelo.
Scritto da Maxime il 12 giugno 2008
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A quanto pare raccontare la propria vicenda su un blog, riportando dei fatti realmente accaduti e lamentandosi del trattamento ricevuto, è un reato. Ecco il commento lasciato ieri dall’amministratore della società “Mosaico – Sistemi di Arredamento S.r.l.” ad un post scritto dall’amico Sergio Sarnari il 18 marzo 2008:
Scrivo la presente in qualità di amministratore della Mosaico – Sistemi di Arredamento s.r.l.
Mi preme preavvertire che ritenendo il presente blog di carattere indiscutibilmente diffamatorio, ho presentato in data 14.05.2008 – per conto della società che rappresento – sia una querela alla Procura della Repubblica di Ancona nei confronti del sig. Sarnari, creatore dello stesso blog, sia un ricorso d’urgenza finalizzato alla richiesta di risarcimento danni nei confronti dello stesso Sig. Sarnari per un importo non inferiore a 400.000,00 euro, con fissazione della prima udienza per il 18.06 p.v.
Il procedimento civile per il risarcimento dei danni nei confronti del Sig. Sarnari per il risarcimento dei danni nella misura suindicata, o in quella maggiore che la prosecuzione temporale del blog comporterà, procederà poi il suo corso.
Consiglio a coloro che hanno intenzione di inserire sul presente blog notizie non veritiere e/o diffamatorie sulla società da me rappresentata di valutare l’opportunità di tale comportamento, rappresentando che le azioni giudiziarie sin d’ora promosse nei confronti del sig. Sarnari saranno estese a quanti concorreranno a tale fattispecie criminosa e/o civilmente illecita.
Con i migliori saluti.
Rossetti Andrea
Leggete il post di Sergio (e la guerra che si è scatenata nei commenti) e fatevi un’idea. Il problema non è solo suo. Il problema è di chiunque utilizzi la rete per condividere esperienze e per esprimere opinioni. Il problema è dell’intera blogosfera. Per il momento non posso che esprimere tutta la mia solidarietà a Sergio. Al resto sta già pensando Google.
Scritto da Maxime il 10 giugno 2008
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Approfittando dei continui e fastidiosi problemi di Twitter, da bravo microblogger che non deve chiedere mai mi sono buttato alla ricerca di qualche nuova e promettente diavoleria duepuntozero. E non perché se ne sentisse il bisogno (anzi…), ma solo per potermi vantare un giorno – in caso di successo e diffusione – di essere stato il primo italiano ad iscrivermi ed a spammarne l’indirizzo in giro (alla faccia della cara Catepol). Ecco quindi a voi Plurk, l’ennesimo clone di Twitter (ossia l’ennesimo strumento che in 140 caratteri ci consente di far sapere a tutti i nostri amici ciò che stiamo facendo) con qualche idea e funzionalità in più.
La prima caratteristica di Plurk che salta all’occhio è l’organizzazione dei messaggi all’interno di una timeline scorribile col mouse e con la tastiera. Ogni messaggio è commentabile – in modo tale da sviluppare le discussioni in maniera ordinata, come avviene ad esempio su Jaiku – permette di condividere fotografie e video, ma non è (ancora?) salvabile tra i preferiti; ad ogni utente è legato un valore detto karma che aumenta in base alla propria attività ed a quella dei propri amici e che, a seconda dello status raggiunto, sblocca nuove funzioni non immediatamente disponibili; i propri amici sono organizzabili in clique, ossia in gruppi aventi caratteristiche comuni ed ai quali si vorrebbe magari mandare dei messaggi non visibili anche dal resto dei nostri contatti; il sistema avvisa automaticamente quando ci sono nuovi messaggi o quando ci sono risposte all’interno di discussioni già aperte, con la possibilità di segnare tutto come già letto; quando si scrive un messaggio si possono utilizzare degli stati d’animo preimpostati (in millemila lingue, ma ovviamente non in italiano) o si può utilizzare la modalità libera, si può scegliere se condividere il messaggio con tutti, solo con una clique o con nessuno ed infine si può decidere se abilitare o meno i commenti; è disponibile una versione mobile in stato embrionale, ma gli autori assicurano che nel giro di qualche settimana ne vedremo delle belle; è già disponibile un widget personalizzabile da incollare sul proprio blog, ma non sembrano essere state rilasciate per il momento le API.
Il progetto appare molto interessante, l’utilizzo è divertente e ad alto rischio di dipendenza, anche se sinceramente un po’ caotico da seguire in presenza di parecchi contatti. E’ sicuramente superiore dal punto di vista tecnico a Twitter (benché non ci voglia molto), ma ovviamente in questi casi la differenza la fa la community. Staremo a vedere. L’unico dubbio che mi rimane su tutte queste microdiavolerie è il seguente: se su Twitter si dice “ho twittato” – che nonostante tutto è ancora un termine passabile – su Plurk si dice “ho plurkato” (e magari su Jaiku “ho jaikulato“)?!?
Scritto da Maxime il 2 giugno 2008
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