Archivio del mese di settembre 2008

Corsi di formazione for dummies

La riforma delle professioni prevista dal disegno di legge approvato il 1° dicembre 2006 dal Consiglio dei Ministri ha spinto parecchi ordini professionali ad organizzare incontri, convegni e corsi allo scopo di erogare i crediti formativi che a partire dal 2010 diventeranno indispensabili per il proseguimento dell’esercizio della propria attività lavorativa. Quale migliore occasione per redigere una sorta di fenomenologia che tanto andava di moda tra i blog prima che le polemiche, i flame ed i perculamenti avessero il sopravvento? Ad esempio nel corso di aggiornamento professionale al quale ho preso parte questa mattina erano presenti alcune figure tipiche davvero interessanti.

  • Il relatore che fa lo splendido a tutti i costi, cerca invano di interagire col pubblico annoiato ed usa il termine “dinamica” ogni dieci parole, anche e soprattutto quando non c’entra un cazzo;
  • il prepotente che, lasciato volontariamente il cellulare acceso e senza la vibrazione, risponde solo al tredicesimo squillo e si mette a parlare ad alta voce evitando di allontanarsi dall’aula;
  • l’inguaribile ed attempato secchione che deve a tutti i costi porre il quesito intelligente la cui risposta era stata data giusto trenta secondi prima;
  • il famelico che si è iscritto esclusivamente per il “coffee break” di metà mattinata, per il quale si era preparato restando completamente a digiuno nei due giorni precedenti il corso;
  • il furbo che fotografa col telefonino tutte le slide proiettate, la volpe che trascrive direttamente a penna l’intero contenuto di tutte le schermate (grafici compresi) ed io che durante il “coffee break” infilo la chiavetta usb nel pc del relatore copiandomi direttamente il file;
  • il baciato dalla sorte che, se il relatore interagisce con la platea ponendo delle domande le cui risposte possibili sono “sì” oppure “no”, riesce a concludere il corso con l’invidiabile media del 100% di risposte errate;
  • l’immancabile petomane, che in modo silenzioso ma devastante riesce persino a crearsi un alibi guardandosi intorno con espressione schifata;
  • il genio che, quando il relatore domanda ai presenti se ci fosse qualcosa di poco chiaro nell’ultimo passaggio, chiede di rispiegare la prima fondamentale nozione trattata tre ore prima e sulla quale si basavano tutti i concetti successivi;
  • il duepuntozerista anonimo che fa finta di prendere appunti ma, in realtà, ci sta scrivendo un post.

Un applauso per l’Abruzzo / 2

AbruzzoIn Abruzzo esistono 1300 depuratori (contro i 1100 della Lombardia) per 1,3 milioni di abitanti (contro i 9,6 milioni di abitanti della Lombardia), tutti finanziati con soldi pubblici, regolarmente realizzati ed ovviamente inaugurati dai politici di turno. Ciò nonostante, i fiumi sono inquinati, le spiagge sono (teoricamente) non balneabili ed il quadro ambientale generale è più che allarmante: i depuratori in questione, infatti, a seguito di appositi controlli sono risultati per la maggior parte abbandonati oppure scarsamente efficienti. Le sanzioni previste a livello nazionale per i depuratori fuorilegge prevedono multe da 3 mila a 30 mila euro, eppure gli amministratori sembrano non curarsene e continuano tranquillamente ad inquinare. Come mai? Semplice: nel 2001 il Consiglio Regionale ha approvato (con consenso bipartisan) una sorta di sanatoria che ha annullato tutte le sanzioni ancora da pagare ed ha fissato, per i cinque anni successivi, una sanzione massima di 150 euro (cifra addirittura inferiore al solo costo dei reagenti necessari per effettuare le analisi degli scarichi dei depuratori).

Si calcola che questo inspiegabile condono – oltre a rendere “conveniente” l’inquinamento – abbia causato un mancato introito di circa 16 milioni di euro nelle casse della Regione Abruzzo, già indebitata e costretta ad aumentare le tasse ai cittadini. Inutile dire che, a fronte dell’aumento delle tariffe dell’acqua (+30% in cinque anni), poco o nulla è stato investito per il miglioramento del servizio. Scaduti i cinque anni previsti da quella scandalosa deliberazione e cambiato il colore politico della maggioranza, il Consiglio Regionale approva la genialata delle genialate: non potendo prorogare quanto legiferato cinque anni prima, e fregandosene altamente del disastro ambientale ed economico, si decide di eliminare il problema alla radice innalzando fino al 280% i limiti massimi tollerati di inquinamento dei fiumi! Che dite, lo facciamo un altro applauso per l’Abruzzo?

(fonte: La Stampa)

Un badge viola™ è per sempre

Il badge viola!!!Dopo i BarCamp, gli incontri, i convegni, le idee della madonna, lo scambio di MooCards, le fotografie, il cazzeggio e le polemiche, tutto ciò che resta della BlogFest 2008 di Riva del Garda è un badge. Viola. Per gioco (e per sdrammatizzare), su FriendFeed sono involontariamente nati dei veri e propri “facts” relativi a questa ormai leggendaria entità. Ché non si vive di soli Chuck Norris e Catepol.

  • Col badge viola puoi lasciare commenti su Wittgenstein. E Luca Sofri, muto.
  • Mio cugggino una volta è morto. Poi gli hanno poggiato un badge viola sul petto ed è resuscitato.
  • Col badge viola puoi sopravvivere ad un calcio rotante di Chuck Norris.
  • Il coltellino svizzero di Mc Gyver è un badge. Viola.
  • Col badge viola, Google non riesce più a trovarti.
  • La debuttante del 2008 indossa un badge viola.
  • Rocco Siffredi, prima di ottenere il badge viola dall’organizzazione della BlogFest, era Stefigno.
  • Vicky Gitto ha rubato il badge viola a Laerte Pappalardo.
  • Col badge viola i treni arrivano sempre in anticipo, e soprattutto non corri il rischio di incontrare Luca Conti.
  • Col badge viola Bernabè viene a casa tua a farti delle domande. Mentre ti ripara la linea telefonica.
  • Col badge viola, dalla BlogFest di Riva del Garda saresti tornato abbronzato.
  • Se non avesse dimenticato il badge viola a casa, Luca Conti si sarebbe trombato tutto lo studio di Human Network Live Effect.
  • Flavia Vento vincerà L’Isola perché è amica di GIANNI. Ed ha un badge. Viola.
  • Vladimir Luxuria, in mezzo alle gambe, ha un badge viola.
  • Quando un badge viola incontra un badge blu, il badge blu è un badge morto.

Tutti gli altri facts li trovate su FriendFeed (se non riuscite a visualizzare il thread, aggiungetemi). Ovviamente, come ogni fenomeno che si rispetti, i badge viola hanno anche il loro gruppo su Facebook (grazie a giorgia). Mentre, se non avete partecipato alla fiera interplanetaria della sfiga triste e ve lo potete permettere, ecco in esclusiva mondiale come procurarvene uno: click.

Dicono di me

Honesty Box” è un’applicazione Facebook che permette ai nostri amici di esprimere in modo totalmente anonimo cosa pensino realmente di noi. Durante i miei primi cazzeggi su quel social network, l’ho trovata geniale e l’ho immediatamente installata nella speranza che i miei contatti scrivessero qualcosa di sincero che mi permettesse di scoprire i miei difetti e mi aiutasse a migliorarmi. Ché magari io penso di essere alto, biondo e con gli occhi azzurri e così non è. Insomma, a me farebbe immensamente piacere conoscere cosa dice chi sparla di me, senza tuttavia essere interessato alla sua identità. Eppure esistono persone che, pur esponendosi pubblicamente e volontariamente al giudizio degli altri, hanno la pretesa di vivere all’interno di un comodo e dorato castello fiabesco in cui chi la pensi diversamente da loro rimanga al di là del ponte levatoio, o magari venga dato in pasto ai coccodrilli. Mi piace ricordare una barzelletta che mi raccontarono tempo fa. Un tizio, alla guida della sua automobile, ascolta una notizia flash alla radio: “Attenzione, c’è un folle che sta pericolosamente percorrendo contromano l’autostrada!” E pensa tra sé e sé: “Uno solo?!? Ma saranno centinaia!” Detto questo, proviamo a fare un esperimento. Sfogatevi anonimamente nei commenti. Fatemi male. Poi, magari, fate lo stesso sui vostri blog. Potrebbe risultare interessante.

Ovviamente il video di Cesare Cremonini l’ho messo ad esclusivo uso e consumo dei soliti fulminati che dovessero capitare per sbaglio su questo post in seguito ad una ricerca su Google.

BlogFest 2008 – Le foto

Dopo l’inevitabile resoconto, arrivano finalmente anche i miei scazzi fotografici relativi alla tre giorni gardesana, pesantemente ed opportunamente scremati per evitare di trasformarmi nella versione giapponese della Fran. Come sempre, abbiate pietà di me (ché la reflex l’ho comprata per fare il figo ai BarCamp, ma non la so mica usare).

Set n°1 – BirraFest (42 foto)

Marco Camisani Calzolari Zoro e Francesco Magnocavallo Dottoressa Dania Arsenio Bravuomo, Sednonsatiata, Guido Catalano e Dema Suzukimaruti e Laura Carcano

Set n°2 – KinderFest (8 foto)

Beatrice, Davide e Giorgio con Nives Giorgio Bimbi al Tiffany Il Palazzo dei Congressi trasformato in un baby-club Osama Bin Davide

Set n°3 – BlogFest (85 foto)

Leonardo La Flauta, Sir Squonk e La Tengi Dottoressa Dania e Dadevoti Alessandro Bonino e Andrea Beggi Massimo Mantellini

Confuso e felice

BlogFest 2008Non ho intenzione di costringervi a leggere l’ennesimo resoconto di una BlogFest della quale ormai sapete praticamente tutto, compreso il diametro dei capezzoli di Selvaggia Lucarelli. Ragion per cui scriverò delle brevi considerazioni personali, rimandandovi alle millemila foto che ho scattato per ulteriori dettagli e link.

  • C’erano badge di tutti i colori dell’arcobaleno: rossi per lo staff, verdi per la stampa, blu per la gente normale, viola per i vip. Quelli blu erano contenuti nel famoso “Welcome Pack” che, se eri un turista fai da te (no Alpitour) e non avevi prenotato tramite il sito della BlogFest, costava la bellezza di 15 euro ed includeva una maglietta e qualche gadget inutile degli sponsor. Con tutti gli altri badge ad esclusione del blu entravi gratis in un locale chiamato Tiffany, dove si pranzava e si cenava gratis.
  • Non so se v’è arrivata ’sta voce, ma pioveva. Tanto. Sempre. Colpa di Luca Conti che ha passato la settimana a twittare i millimetri di pioggia che sarebbero caduti a Riva del Garda nel week-end. Ovviamente questo ha scombussolato l’intero programma, non ha permesso ai partecipanti di godersi la splendida località che li accoglieva, ha trasformato il Palazzo dei Congressi in un accampamento ed ha fatto perdere un numero spropositato di punti-moglie a chi, in realtà, sperava di guadagnarne portandosi dietro l’intera famiglia.
  • Al giorno d’oggi, se non hai le MiniCard di Moo, non sei nessuno. Ne ho scambiate e collezionate tantissime. Belle davvero. Spero solo che qualcuno si decida finalmente a fare l’album, con tanto di figu rare stampate in numero limitato. Tipo un Jorma, per dire.
  • Confermo che i lettori di Macchianera sono fulminati, o forse lo era la giuria di qualità dei Blog Awards, o magari eran tutti sani e si è trattato semplicemente di una farsa studiata a tavolino. Sticazzi.
  • Ci sono stati tanti convegni, dibattiti e barcamp. Troppi. D’altronde i partecipanti avevano pochissima voglia di contenuti e tantissima voglia di incontrare gente, cazzeggiare e divertirsi. Eppure l’unica attività ludica ufficiale era il gioco Blogstar Ate My Hamster ideato e realizzato dagli stoici Kurai, RedPill e Mescaline, ma poi malamente andato a puttane per colpa del maltempo. Per fortuna c’eravamo io e Dania, gli organizzatori di un riuscitissimo FaiQuelCazzoCheTiPareCAMP.
  • Sono sportivamente andato a presentarmi ad Enrica Garzilli, la signora BlogBabel. L’ho pure fotografata. Poi mi ha sportivamente chiesto di cancellare lo scatto.
  • La BirraFest a casa di Marco Camisani Calzolari è stata un grandissimo successo. C’erano tutti. E chi non c’era è arrivato dopo. E chi non è arrivato dopo sta ancora masticandosi gli zebedei. C’erano persino delle imbucate locali. Lì ho conosciuto, tra gli altri, lo Zio Bonino, Dadevoti, Brodo, Livefast, Akille, Leonardo, EmmeBi, Gaspar Torriero e Personalità Confusa. Ed ho mangiato, tra le altre cose, le mozzarelle di bufala e le sfogliatelle napoletane portate dal mio fornitore ufficiale di ombrelli, lo strepitoso Antonio Vergara.
  • Tra i vari gadget offerti dai numerosissimi sponsor, c’era una fantastica penna Microsoft. Andava prima montata! Poi, dopo aver scritto mezza pagina di testo, ti toccava riformattarla ed installarci sopra il firewall, l’antivirus e l’antispyware.
  • I blogger son gente normale. Magari tecnologicamente più avanzata rispetto alla media. Magari anche no. Studenti, operai, impiegati, liberi professionisti, docenti, imprenditori, nullafacenti. Non necessariamente nerd, anzi. Eppure i numerosi giornalisti presenti alla BlogFest ti si avvicinavano solo se stavi smanettando con un computer portatile o con un iPhone, meglio se intervistandoti potesse venirne fuori qualcosa di stravagante e notiziabile. Il blogger come fenomeno da baraccone, as always. Addirittura la fotografa di Glamour si è fatta prestare un po’ di aggeggi tecnologici per creare un servizio fotografico fasullo, al quale persino un noto blogger torinese e torinista si è prestato. Che poi, c’era pure gente che a dieci metri di distanza si parlava via Twitter. Ma non ditelo a nessuno.

Ovviamente, un gigantesco ringraziamento va a Gianluca Neri ed all’organizzazione tutta.