Archivio del mese di marzo 2009

San Giuseppe

La mia quarta festa del papà, la prima con pensierino realizzato alla scuola materna e poesia allegati.

Fermacarte

Perché Facebook è il male

FacebookPremesso che, come ogni strumento di questo mondo, a seconda di come lo si utilizzi Facebook può rivelarsi utile e produttivo oppure può trasformarsi in una pericolosa arma di distrazione di massa (d’altronde con un coltello da cucina ci si può anche tagliare il prosciutto), ecco alcuni motivi per cui ogni tanto arrivo ad odiare questo social network dal profondo del cuore, benché molto spesso la causa sia riconducibile ad utonti dotati dell’intelligenza, della civiltà e della cultura della rete di una ciabatta infradito.

  • Ricevo in continuazione richieste di amicizia da parte di gente che apparentemente non conosco (né mi conosce) e che si guarda bene dall’aggiungere due righe per farmi capire chi diavolo sia. Che poi, il fatto che abbiamo ben 9 amici in comune non vuol mica dire che ci dobbiamo conoscere per forza, eh.
  • Se un ipotetico Mario Bianchi decide di non iscriversi su Facebook (è un suo sacrosanto diritto), subito i suoi amici creano il gruppo pubblico “Quelli che vogliono Mario Bianchi su Facebook” infarcendolo di sue fotografie e vicende private.
  • Ogni giorno qualche amico nuovo scopre Facebook e, prima ancora di comprendere come funzioni (e di capire che nel profilo va messo prima il nome e non il cognome), inizia ad installare applicazioni inutili, a rispondere a quiz improbabili (che numero sei? quale personaggio dei Simpson sei? ecc.) ed a creare ex novo gruppi che già esistono in altre millemila varianti, il tutto spammando i propri contatti con notifiche ed inviti. Non parliamo poi di quando certe applicazioni si permettono di venirti a sfregiare la pagina personale con messaggi del tipo “Il tuo amico Pippo ha risposto alla domanda se faresti sesso con un cavallo. Clicca qui per sapere cosa ha detto“. Ma vaffanculo.
  • Mi chiedo spesso se certa gente sia davvero convinta del fatto che, raggiungendo un milione di adesioni ad un gruppo di Facebook, si possano diminuire gli stipendi di parlamentari e senatori, si possa dire no al nucleare o magari si possa addirittura ottenere la pace nel mondo. E che dire di quelli che, semplicemente aderendo ad un gruppo, credono di poter trovare il proprio sosia, scoprire a quale celebrità somiglino, inviare sms gratis, sbirciare in tutti i profili senza dover richiedere l’amicizia, sapere chi visita la propria pagina, attivare una fantomatica videochat o addirittura guadagnare dei soldi?
  • Il suo straordinario successo, nonché la sua capacità di incorporare tutte le caratteristiche vincenti degli altri strumenti (direttamente oppure mediante le applicazioni), hanno portato molte persone – anche a causa di certo giornalismo – a pensare che Internet è Facebook, riducendo le infinite potenzialità della rete ad un fottutissimo social network.
  • Quelli che. Quelli che creano un gruppo per ogni atteggiamento, abitudine, freddura e puttanata. Ad esempio “Quelli che al telefono quando chiedi DOVE 6 rispondono STO ARRIVANDO!!!“. Che la prima volta ti fai una bella risata, la seconda accenni un sorriso fintissimo e la terza hai già impugnato un fucile a canne mozze. Quelli che sono nati in una località, fanno colazione in un bar, frequentano un locale, vestono una marca, hanno l’ombrellone in uno stabilimento balneare, amano oppure odiano qualcuno o qualcosa. Basta, cazzo.
  • Generalmente non sopporto, e non accetto come amici, persone che non usano il loro vero nome e la loro vera fotografia e profili utente che fanno riferimento ad un evento, ad un’associazione, ad un prodotto o ad un’attività commerciale. Inoltre, evito l’adesione a qualsiasi iniziativa che non rispetti un minimo di netiquette.
  • L’ultima frontiera della rottura di coglioni: l’uso (ed abuso) dei tag di Facebook per costringere i tuoi amici a leggere una tua nota, a vedere una tua foto o, peggio ancora, ad alimentare l’ennesima variante dell’immancabile catena di Sant’Antonio.

Niente da dire invece per quanto riguarda la privacy e le notifiche, visto che si riesce tranquillamente a convivere con Faccialibro a condizione di configurare per bene il proprio account. Se poi accetti cani e porci tra i tuoi amici e permetti a chiunque di visualizzare le tue foto e di conoscere i cazzi tuoi, la colpa non è certo di Facebook.

Hard Reset del Nokia 5800 XpressMusic

Nokia 5800 XpressMusicSe anche tu come me hai avuto la fortuna di poter provare gratuitamente un Nokia 5800 XpressMusic e la sfiga di doverlo restituire dopo un mese, ti consiglio – sia per una questione di privacy, sia per rimettere a posto tutte le impostazioni così come l’hai trovate – di fare un po’ di pulizia prima di rimandarlo indietro. Per prima cosa effettua il backup di eventuali foto, video e documenti che intendi conservare. Successivamente formatta la memory card (con l’acquisto del telefono è inclusa una microSD da 8Gb): Menu > Applicazioni > Gestione File > Opzioni > Opzioni Memory Card > Formatta. A questo punto sei pronto per lo spietato e definitivo Hard Reset del terminale. Nei Nokia dotati di tastiera tradizionale, era sufficiente riavviare il telefono e tenere premuti contemporaneamente la cornetta verde, il tasto 3 e l’asterisco: sul 5800, e probabilmente anche su ogni altro Nokia sprovvisto di tastiera poiché dotato di touchscreen, a partire dal firmware 20.0.012 è possibile effettuare l’Hard Reset riavviando il telefono e tenendo premuti contemporaneamente il tastino verde, quello rosso e quello laterale per l’attivazione della fotocamera finché non compaiono le classiche due mani dell’avvio. Ora finalmente hai in mano un Nokia 5800 come appena uscito dalla fabbrica (quindi anche il codice di blocco sarà ripristinato all’originario 12345).

Grossa crisi

Arisa

(by Fratelli Sberlicchio)