Wave è uno strumento online di comunicazione e collaborazione annunciato da Google il 27 maggio 2009 in occasione della conferenza Google I/O 2009 e da qualche giorno disponibile su invito in versione preview per un numero (nemmeno troppo) limitato di persone. Si tratta di una piattaforma col modesto obiettivo di rivoluzionare il modo in cui utilizziamo la rete, riunendo email, messaggistica istantanea, wiki e social network in un’unica applicazione web fortemente orientata alla collaborazione in tempo reale. Leggendo queste parole sembra tutto molto bello, ed in effetti la sensazione che dietro ci sia qualcosa di potenzialmente rivoluzionario è forte: peccato che, una volta ottenuto l’accesso, ci si trovi davanti una specie di client di posta elettronica, solo un po’ più stiloso e colorato, nel quale è possibile creare delle nuove Wave (che per chi è abituato alle vecchie chat su IRC o ai socialcosi potremmo tranquillamente chiamare Canali, o Stanze, o Gruppi) ed invitarci dentro i nostri contatti per iniziare a lavorare insieme su un progetto, oppure cercare Wave pubbliche già esistenti di proprio interesse.
La particolarità è che all’interno di una Wave possono essere aggiunte delle estensioni (che ricordano molto i Bot di IRC) in grado ad esempio di tradurre il testo in varie lingue, o di eseguire un controllo ortografico, o di visualizzare itinerari su una mappa, o di creare sondaggi, o di intrattenere i presenti con qualche giochino tipo l’impiccato, o di fare qualsiasi altra cosa che gli sviluppatori riusciranno a realizzare; inoltre tutto è editabile (persino i messaggi, pardon i Blip, degli altri) ed appare in tempo reale man mano che viene scritto, con la possibilità di personalizzare font e colori, allegare file o mostrare immagini e video. Il tutto, in caso di cazzeggio, trasforma una Wave in una sorta di lunga e confusionaria pagina di MySpace con grosse scritte lampeggianti, gif animate, giochini ed inutility varie, però in salsa duepuntozero ed in real time. Sinceramente, per il momento, ho trovato utile Wave esclusivamente per aggiornare la mia rubrica dei contatti: Wave infatti si sincronizza con la rubrica di GMail (aggiungendo/rimuovendo contatti su GMail questi verranno aggiunti/rimossi anche su Wave, se in possesso di un account, e viceversa) e, se ad esempio nei mesi scorsi vi eravate scambiati insulti via email con qualcuno e GMail aveva salvato il suo indirizzo, è facile che quel qualcuno ora sia vostro amico su Wave.
Naturalmente Google Wave nasce per un utilizzo più serio e complesso rispetto alla caotica chat 3.0 a cui praticamente lo sto riducendo io, ma questo è di fatto l’uso prevalente che se ne sta facendo tra i tester, in attesa che i numerosissimi sviluppatori al lavoro ci sorprendano fornendoci delle ragioni per continuare ad utilizzarlo (ché, se non fosse una preview e soprattutto se non fosse firmato Google, lo avremmo tutti già bocciato e dimenticato).
[EDIT] Ho a disposizione un po’ di inviti: se qualcuno è interessato mi contatti fornendomi il proprio indirizzo email.
Scritto da Maxime il 19 ottobre 2009
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Alla fine, dopo mille dubbi e rinvii nella speranza che Nokia e HTC riuscissero a tirar fuori qualcosa di minimamente paragonabile, ho deciso di acquistare un iPhone 3GS. Bianco, ché se lo compravo nero poi non ero abbastanza fighetto. Di recensioni relative al melafonino è piena la rete, quindi non leggerete le mie impressioni dopo due mesi di utilizzo. Però se devo essere sincero il maggiore difetto del telefonino Apple non è tanto la durata ridicola della batteria né il fatto che tenda a surriscaldarsi, bensì è proprio quello di non essere descrivibile con nessuna recensione. Ti possono raccontare in qualsiasi modo quanto sia immediato iniziare ad utilizzarlo senza la necessità di istruzioni, quanto sia semplice cercare informazioni in rete, quanto sia comodo il touchscreen, quanto siano gradevoli l’interfaccia e le animazioni o quanto siano esaltanti le funzioni multimediali ed il multitouch, ma nulla riuscirà mai a farti comprendere le sensazioni che si provano nell’utilizzarlo, quelle stesse sensazioni che provai quando presi in mano il primo iPod Touch e mi sembrava qualcosa proveniente dal futuro che dovesse essere ancora inventato. Un iPhone va provato.
Ho visto irriducibili ultras di Windows Mobile e di Symbian emozionarsi come bambini di tre anni davanti ad una bicicletta col fiocco rosso sopra. D’altronde, benché sostanzialmente gli utenti Apple siano una sorta di testimoni di Geova talmente addicted da acquistare quasi a scatola chiusa qualsiasi cosa Steve Jobs proponga loro, non ne sarebbero mai stati venduti così tanti. A quei prezzi poi. Altro difetto: crea dipendenza. Ogni occasione diventerà una scusa per tirarlo fuori. Un amico ti sta raccontando la sua vacanza in Egitto? Aprirai Google Maps per capire meglio in quale zona è stato, o cercherai su Flickr le fotografie di quei luoghi. Si discute di un argomento e vengono fuori due tesi contrapposte? Effettuerai immediatamente una ricerca su Google o su Wikipedia. Ti serve un numero di telefono? Mentre tua moglie cerca l’elenco telefonico, tu ti sarai già collegato su PagineBianche.it. Sei al MediaWorld col dubbio esistenziale se sia meglio Nespresso o A Modo Mio? Entrerai su Facebook o su FriendFeed o su Skype per chiedere consiglio ai tuoi amici. Ti propongono di andare al cinema? In pochi secondi il GPS integrato ti geolocalizzerà, ti indicherà il cinema più vicino rispetto alla tua posizione e ti mostrerà titoli, trame, trailer e orari dei film in programmazione. Senza considerare poi quelle millemila applicazioni, utilissime in viaggio o in particolari situazioni, che però tu scaricherai esclusivamente per fare lo sborone ed impressionare i tuoi amici. Sempre che, ovviamente, tu abbia sottoscritto un piano dati che ti metta a disposizione almeno un centinaio di mega di traffico alla settimana, ché diversamente il tuo iPhone diventerà un semplice e costosissimo telefonino con fotocamera, player audio/video e giochini annessi.
Scritto da Maxime il 9 ottobre 2009
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- Non ho mai bevuto uno spritz.
- Non mi piace il sushi.
- Non sono solito lanciare provocazioni e scatenare flame quando noto un calo di interesse nei miei confronti.
- Odio essere fotografato.
- Non so se tra tutta la musica che ascolto ci sia o meno anche il celeberrimo genere indie.
- Le girl che frequento adorano fare shopping e spettegolare ma, in generale, un computer non sanno nemmeno come si accende.
- Guardo film banali, soprattutto se son pieni di azione, sangue ed effetti speciali.
- Non mi piace espormi politicamente, né scandalizzarmi pubblicamente per ogni scoreggia di Silvio Berlusconi.
- Non frequento conventicole e sostanzialmente mi son simpatici tutti.
- Non ho mai acquistato un Nabaztag, né tanto meno un Poken.
- Le Crocs mi fanno cagare.
Ogni tanto ci ripenso, a come cazzo ci son finito dentro la blogosfera.
Scritto da Maxime il 7 ottobre 2009
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