Archivio per il tag ‘blog’
Narra la leggenda che più un blogger è influente e più viene contattato dalle aziende per partecipare ad eventi esclusivi, per ricevere prodotti gratuitamente e testarli in anteprima o per ottenere informazioni inedite che poi potrà vantarsi di aver diffuso prima di tutti gli altri. In pratica, pare che da qualche tempo i privilegi riservati in passato esclusivamente alla classe giornalistica siano stati parzialmente concessi anche alla parte più autorevole della cosiddetta blogosfera. In nome della ricerca. Naturalmente non quella scientifica, bensì quella effettuata sui motori come Google. Per esempio: a te blogger che sei ben posizionato sui risultati delle ricerche relative a determinati argomenti, io azienda che su quegli argomenti ho fondato il mio business ti contatto, ti offro un aperitivo, ti invito alle mie conferenze stampa, ti ricopro di gadget, ti faccio provare i miei prodotti e ti convinco a parlare di me. Ma se così fosse, perché io dopo ben quattro anni di blogging non sono mai stato invitato da nessuna parte? Nemmeno ad una presentazione della nuova collezione Ceramica Dolomite di tazze per il cesso, per dire.
Scherzi a parte, chi desiderasse entrare in contatto con queste aziende indipendentemente dall’autorevolezza propria o del blog di cui è tenutario, oggi può farlo attraverso apposite community nate su internet proprio con lo scopo di metterci in contatto con le marche interessate alla nostra opinione (libera e sincera) ed alla nostra capacità di generare un passaparola (buzz). La migliore, alla quale mi sono iscritto sia a causa del due di picche della Ceramica Dolomite, sia perché il responsabile italiano è l’amico Luca Conti, sembra essere BuzzParadise. La prima campagna propostami da BuzzParadise alla quale ho deciso di aderire è quella relativa a Havana Cultura, sito web tecnologicamente avanzato ed esteticamente godibile ideato da Havana Club con lo scopo di promuovere L’Avana e generare interesse nei confronti della cultura cubana attraverso notizie, immagini, interviste, musica e video. Allo stesso tempo Havana Cultura offre ai moderni artisti cubani una piattaforma per presentare il proprio lavoro ad un pubblico internazionale, per esprimere il legame con la propria terra e mostrare il proprio stile di vita. Il sito viene arricchito mensilmente di nuovi contenuti ed è, in effetti, molto interessante e suggestivo. La mia partecipazione a questa campagna – lo scrivo per correttezza – mi offre l’opportunità di ricevere l’album di Harold Lopez Nussa, la guida essenziale della città de L’Avana ed una t-shirt firmata Havana. Non mi regalano una fornitura vitalizia di rum. Nè un viaggio a L’Avana, sia chiaro.
Scritto da Maxime il 17 luglio 2008
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A quanto pare raccontare la propria vicenda su un blog, riportando dei fatti realmente accaduti e lamentandosi del trattamento ricevuto, è un reato. Ecco il commento lasciato ieri dall’amministratore della società “Mosaico – Sistemi di Arredamento S.r.l.” ad un post scritto dall’amico Sergio Sarnari il 18 marzo 2008:
Scrivo la presente in qualità di amministratore della Mosaico – Sistemi di Arredamento s.r.l.
Mi preme preavvertire che ritenendo il presente blog di carattere indiscutibilmente diffamatorio, ho presentato in data 14.05.2008 – per conto della società che rappresento – sia una querela alla Procura della Repubblica di Ancona nei confronti del sig. Sarnari, creatore dello stesso blog, sia un ricorso d’urgenza finalizzato alla richiesta di risarcimento danni nei confronti dello stesso Sig. Sarnari per un importo non inferiore a 400.000,00 euro, con fissazione della prima udienza per il 18.06 p.v.
Il procedimento civile per il risarcimento dei danni nei confronti del Sig. Sarnari per il risarcimento dei danni nella misura suindicata, o in quella maggiore che la prosecuzione temporale del blog comporterà, procederà poi il suo corso.
Consiglio a coloro che hanno intenzione di inserire sul presente blog notizie non veritiere e/o diffamatorie sulla società da me rappresentata di valutare l’opportunità di tale comportamento, rappresentando che le azioni giudiziarie sin d’ora promosse nei confronti del sig. Sarnari saranno estese a quanti concorreranno a tale fattispecie criminosa e/o civilmente illecita.
Con i migliori saluti.
Rossetti Andrea
Leggete il post di Sergio (e la guerra che si è scatenata nei commenti) e fatevi un’idea. Il problema non è solo suo. Il problema è di chiunque utilizzi la rete per condividere esperienze e per esprimere opinioni. Il problema è dell’intera blogosfera. Per il momento non posso che esprimere tutta la mia solidarietà a Sergio. Al resto sta già pensando Google.
Scritto da Maxime il 10 giugno 2008
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Benché la testata di questo blog renda automaticamente prive di ogni valore le mie opinioni (e questo nonostante i miei quindici anni di internet e quattro di blog), mi piacerebbe fare alcune considerazioni da blogger della strada sul cosiddetto “Caso Vespa” e su tutto il casino che la tristemente nota puntata del 21 febbraio 2008 di Porta a Porta ha scatenato nella blogosfera. Partirò da una provocazione: secondo me i blogger fighi, quelli cioè che si sono autoeletti a rappresentanza dell’intera categoria, stanno approfittando di questa inaspettata occasione per tentare disperatamente di ottenere quella visibilità nel mondo reale che fino ad oggi non hanno mai avuto nella misura in cui speravano. Lo stanno facendo esaltando gli aspetti sociali, culturali, democratici, liberali, politici e comunicativi degli strumenti che Internet ci mette a disposizione. Benissimo. Ma lo stanno facendo anche e soprattutto sostenendo che quei 120.000 blog che nascono ogni giorno e quegli oltre 100 milioni di blog nel mondo siano tutti descrivibili e codificabili con quelle belle parole. E mentre Vespa, Graziottin e compari hanno sbagliato a generalizzare criminalizzando tutti i blog per via dell’uso scorretto che alcuni ne fanno, analogamente i nostri esimi colleghi hanno sbagliato a generalizzare esaltando tutti i blog per via dell’uso corretto che ne fanno loro. Che poi, corretto rispetto a cosa? Volete farmi credere che io che non sfoggio titoli e che sul blog parlo prevalentemente di cazzi miei ho meno dignità o appartengo ad una blogosfera differente da quella di cui fa parte qualsiasi altro blogger & docente & imprenditore & presidente di qualcosa che utilizzi il blog anche per fini professionali?
Io trovo che in tutte le discussioni nate dopo la trasmissione di Vespa ci sia una difficoltà di fondo, e cioè quella di riuscire a definire una volta per tutte cosa cazzo sia un blog, in un modo chiaro e semplice che consenta anche a chi è al di fuori di questo mondo di comprenderne la filosofia, le dinamiche e le potenzialità. La verità è che nemmeno io saprei spiegare cos’è un blog senza che il mio interlocutore mi risponda annoiato “ok, ma quindi cos’ha di tanto speciale un banalissimo sito web personale nel quale gli articoli appaiano in ordine cronologico e siano commentabili?” ed io stesso, prima di maturare un’idea sui blog e di decidere di aprirne uno a mia volta, a suo tempo ne ho dovuti frequentare e leggere diversi. Ragion per cui tutta questa voglia di andare da Vespa a raccontargli la blogosfera a me fa paura. Mi fa paura perché troppe volte in passato i giornalisti hanno approfittato di noi e dei nostri blog per farci passare da fenomeni da baraccone (d’altronde a loro interessano solo gli aspetti notiziabili, quindi il blog di un omicida, di un bullo, di una prostituta o di una persona “strana” richiama molta più attenzione mediatica rispetto a quello di un normalissimo esperto di marketing e comunicazione). Mi fa paura perché già me lo vedo il genitore che va dal figlio adolescente e gli chiede “mica hai un blog?!?” con la stessa ansia e la stessa preoccupazione di quando mi chiedevano se io fumassi o mi drogassi. Mi fa paura perché quello di “blogger” non è uno status, né rappresenta un titolo o un simbolo di appartenenza ad un albo professionale: blogger è qualunque cane o porco il quale decida di aprire un blog per scriverci sopra qualsiasi puttanata gli passi per la testa. Mi fa paura perché siamo troppo abituati a parlarci addosso e perché ad affrontare certi problemi sono sempre gli stessi davanti allo stesso pubblico che quei problemi già li conosce benissimo (e sticazzi la coda lunga). Mi fa paura infine il fatto che fino ad ora nessuno si sia chiesto chi manderebbe come rappresentante della blogosfera ad una ipotetica puntata di Porta a Porta dedicata ai blog. E soprattutto: perché?!?
Scritto da Maxime il 3 marzo 2008
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Nel momento di massima curiosità intorno al fenomeno del cosiddetto Web 2.0, quelli davvero fighi ed avanti anni luce rispetto al resto del mondo – essendo stato ormai sdoganato definitivamente ciò di cui loro parlavano già “in tempi non sospetti” – hanno iniziato ad ipotizzare e definire tutti gli effetti speciali ed i colori ultravioletti ultravivaci (chi coglie la citazione è un vecchio) alla base del “Web 3.0″. Ma, a prescindere dall’aspetto snobista ed elitario della cosa, mentre il Web 2.0 ha rappresentato una evoluzione naturale, necessaria e quasi involontaria di Internet, il Web 3.0 è un concetto intorno al quale si vanno forzatamente raggruppando idee fantascientifiche di cui nessuno, per il momento, sente probabilmente la necessità. Tanto è vero che se ne parla ormai da tempo, ma non è ancora dato sapere cosa cazzo sia esattamente. Alcune delle evoluzioni, delle tendenze e delle esigenze alle quali si è spesso associato (a torto o a ragione) questo nuovo concetto, sono state:
- Le applicazioni online in grado di aggregare e facilitare la consultazione e l’utilizzo di tutte le social cazzate alle quali ci siamo iscritti durante l’era 2.0. Alcuni esempi: Profilactic, FriendFeed, SocialStream e lo stesso Facebook (che poi può essere utilizzato anche per millemila altri scopi, più o meno utili). Ne ho provate parecchie e mi sono cancellato da tutte, visto che per come la vedo io l’unico vero aggregatore della propria presenza online dovrebbe essere il proprio sito/blog personale (e da questo punto di vista ho particolarmente apprezzato ed ammirato l’esperimento di Federico Fasce).
- Il ritorno della realtà virtuale, ora che i processori grafici hanno raggiunto livelli di potenza tali da poter ricreare ambienti tridimensionali fedeli nei quali muoversi agilmente. Su questo fronte Second Life docet, anche se sinceramente non provo nessun tipo di attrazione per l’ennesimo oggetto del demonio in grado di richiedermi tempo ed impegno a fronte di benefici reali tutti da dimostrare (ma è un mio personalissimo punto di vista – non smetterò mai di sottolinearlo – come tutto ciò che scrivo su questo blog).
- I mashup, ossia quelle originali ed innovative applicazioni che sfruttano e mescolano i dati provenienti da più sorgenti e servizi (attraverso strumenti quali ad esempio API, feed RSS e Javascript) per creare ed offrire servizi completamente nuovi. Un esempio per tutti: twittervision, simpatico mix tra twitter e Google Maps.
- Lo sviluppo di un’intelligenza artificiale del Web, in grado di ragionare e prendere decisioni in base a regole e relazioni logiche, soprattutto grazie all’ulteriore evoluzione del cosiddetto web semantico.
- Tecnologie in grado di permettere ai computer di svolgere ogni tipo di attività senza la necessità di alcun sistema operativo, con l’aiuto della sola connessione ad Internet.
O magari niente di tutto questo: il goal del Web 3.0 e dell’umanità tutta potrebbe invece essere quello di far capire a Bruno Vespa ed al suo circo di terroristi mediatici cosa diavolo siano internet ed i blog. E per voi, cos’è o cosa sarà il Web 3.0?
Scritto da Maxime il 27 febbraio 2008
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Riflettevo sul fatto che se avessi voluto mantenere segreta la mia identità, di certo non avrei partecipato a cene e barcamp (addirittura organizzandone a mia volta), né avrei fornito tutti quei dettagli (con tanto di fotografia) nei profili dei vari social network, ma soprattutto sarei rimasto su Splinder evitando di registrare un dominio .it che con un semplicissimo whois rivela tutti i miei dati personali. Tra l’altro utilizzo il mio nickname storico, quello che mi appartiene sin dai tempi della “scena” Amiga e delle recensioni su The Games Machine, quello col quale ho conosciuto negli anni altre millemila persone. Quindi di certo non mi sto nascondendo. Però arriva il giorno in cui sono in fila al Catasto ed una collega ad un certo punto mi saluta e mi fa “uè, pensierineccesso!“. Ed arriva anche il giorno in cui un cliente fissa un incontro e me lo comunica con un commento sul blog. Nulla che mi sconvolga particolarmente, sia ben chiaro, però mi sono subito tornati in mente tutti quei motivi per cui fino ad oggi mi sono ben guardato dal trattare determinati argomenti ed ho accuratamente evitato di raccontare episodi e di sputtanare persone che pure se lo sarebbero strameritato. Robe grazie alle quali ci saremmo potuti fare tante di quelle risate da star male. E mi è improvvisamente tornata tanta voglia di privacy. Ma soprattutto ho capito perché ogni tanto un blog muore. E nello stesso preciso istante ne nasce un altro. Parliamone.
Scritto da Maxime il 29 gennaio 2008
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Grazie a tutti!!!
Scritto da Maxime il 2 dicembre 2007
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