Adescamento di minori: social sempre più pericolosi

Adescamento di minori: social sempre più pericolosi

Marzo 11, 2019 0 di Francesco

I minori sono sempre più presenti sui social. Spesso senza alcun controllo da parte dei genitori, che non riescono a far fronte ai rapidi progressi della tecnologia e all’evoluzione delle mode fra i più giovani, la presenza di bambini e ragazzi giovanissimi si è moltiplicata sui social, in particolare su Instagram.
Anche i più piccoli, per gioco e per stare al passo coi coetanei, condividono un numero crescente di contenuti, spesso con dati sensibili, senza la coscienza dei pericoli a cui si espongono e con quell’innocenza tipica dell’età che li rende particolarmente vulnerabili a quei predatori che nei social hanno imparato fin troppo bene a circuire le loro prede.
Adescamento di minori, alcuni dati
Secondo un rapporto rilasciato dalla National Society for the Prevention of Cruelty to Children (NSPCC), i dati sull’adescamento di minori si Instagram sono davvero preoccupanti. La ricerca, che ha preso in considerazione un periodo di sei mesi, fra aprile e settembre del 2018, e lo ha confrontato con i dati dello stesso periodo dell’anno precedente, ha identificato:

  • 1944 casi di adescamento di minori in un periodo di sei mesi nel corso del 2018 identificati dalla polizia di Inghilterra e Galles;
  • 428 reati di adescamento solo su Instagram;
  • un aumento del 239% rispetto ai 126 casi presentati nel periodo analogo nel 2017;
  • Le percentuali: 32% Instagram; Facebook 23%; Snapchat nel 14%. Twitter e House Party sono state identificate come piattaforme utilizzate per child grooming.
  • 7 vittime su 10 sono ragazze di età compresa tra i 12 e i 15 anni;
  • 1 vittima su 5 ha 11 anni o meno.

Questi risultano essere i dati ufficiali, che non tengono conto di tutti quelle molestie subite dai minori che non vengono rese note alla polizia.

 Il Child Grooming

I pedofili in rete hanno affinato le loro tecniche di adescamento e si sono adattati ai social molto rapidamente. Una delle tecniche più utilizzate dai molestatori è il child grooming, definito dalla NSPCC come l’instaurazione di «un legame emotivo con un bambino per ottenere la sua fiducia a scopi di abuso, sfruttamento e traffico sessuale».
Il comportamento, fuori dalla rete, è più facilmente identificabile, ma on line risulta più subdolo ed efficace. Sui social è più facile mentire sull’identità e ottenere la fiducia dei soggetti più vulnerabili, che vengono circuiti e ingannati fino a vincerne ogni diffidenza.
Da lì, l’ottenimento di materiale fotografico e video è a un passo.

 La politica di Instagram: è sicura per i minori?

La politica di Instagram dichiara che per iscriversi gli utenti devono avere minimo 13 anni, ma la regola è molto facile da aggirare, semplicemente dichiarando un’età diversa dalla propria: ne è una prova il fatto che gli abusi su minori sui social spesso hanno vittime d’età inferiore ai tredici anni.

Come proteggere i bambini sui social

La prima protezione dei minori è certamente a carico dei genitori, che tuttavia spesso non sono preparati a rispondere a questi nuovi pericoli per i figli.
Da qualche tempo sono state lanciate diverse campagne di sensibilizzazione sul tema dedicate in particolar modo ai genitori di figli piccoli. La NSPCC per esempio ha creato la campagna “Share Aware” nel Regno Unito per fornire consigli e allertare i genitori su pericoli dell’adescamento minorile online; il fulcro di una prevenzione efficace è il dialogo coi figli, l’attenzione costante a tutti i segnali di disagio lanciati dai minori, il controllo costante della loro vita online.
Da parte loro, i social devono attuare politiche di protezione più sicure.
Instagram, in questo periodo, si trova già in difficoltà per recenti le polemiche relative alla privacy degli utenti minorenni;  Facebook, non da meno, è nell’occhio del ciclone per la raccolta di dati sensibili di adolescenti, nonostante il portavoce dell’azienda abbia ribadito fermamente che la sicurezza dei giovani è una priorità per l’azienda, aggiungendo che quest’ultima lavora al fianco delle autorità per combattere il problema dell’adescamento di minori.
Peter Wanless, chief executive di NSPCC, alla luce del rapporto, auspica che le piattaforme social mettano in atto politiche più efficaci di quelle attuali, ma che anche i governi prendano serie misure per proteggere i minori dalla pedofilia e dall’adescamento online.

E in Italia?

Anche nel nostro Paese la situazione si sta facendo critica. Nell’ultimo periodo sono stati resi noti diversi casi di adescamento minorile sui social e proprio a inizio marzo 2019 è stato reso pubblico un nuovo caso di un falso ginecologo, che dopo aver creato un curriculum fasullo e diversi account con falsi profili di adolescenti presentati come suoi “pazienti”, ha abusato di due minorenni.

Conclusione

Prevenire l’adescamento di minori sui social è possibile, ma solo intervenendo su più fronti: in famiglia, nei social stessi e con la collaborazione dele istituzioni.
Per una maggior sensibilizzazione è stato celebrato il Safer Internet Day 2019, con moltissime iniziative e progetti che hanno coinvolto numerose scuole.
Soprattutto, è necessario che il dialogo coi ragazzi e coi bambini rimanga sempre aperto e che sia dato loro ogni strumento per difendersi dagli adescatori, facendo comprendere quanto la loro sicurezza passi anche attraverso un uso consapevole dei social.